Quanti sono i braccianti extracomunitari che lavorano in Campania? Impossibile fare una stima, se non approssimativa, trattandosi di un fenomeno dalla molteplici articolazioni e sfaccettature. Dal Nord Africa all’hinterland di Caserta un viaggio della speranza per quella necessit  intrinseca che si chiama lavoro. Diffidenza, disagio, precariet  si leggono su volti smarriti e bisognosi di un aiuto, che non è solo economico. Castelvolturno, Villa Literno, Mondragone, San Felice a Cancello sono alcuni dei luoghi che possono essere in ogni dove, se la sorte gioca ai dadi con gli ultimi. Sono solo presenze senza nome quando si spezzano la schiena dalla fatica, ma basta una scena da far-west ed ecco che il ciclone massmediatico si abbatte sulle loro vite ai margini con la spicciola sociologia da bar dello sport. Spente le luci dei facili sensazionalismi, tutto torna come prima. Invece la forza di un incontro può servire a restituire piccoli brandelli di dignit . L’ha fatto il fotografo Corrado Costetti, autore della mostra “Terra di Lavoro”, a Palazzo Serra di Cassano, sede dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, fino al 14 aprile. Nel titolo si ispira all’antica denominazione, gi  in uso ai tempi dei Borbone, per indicare la Piana Campana annessa poi all’attuale provincia di Caserta nel 1945, ad eccezione dei territori laziali, dell’agro nolano e del circondario di Acerra. Le immagini, di grandissimo impatto emotivo, sono state scattate prevalentemente a Cancello-Scalo, frazione di San Felice a Cancello, e ritraggono persone e luoghi della loro quotidianit  che la macchina da presa filtra senza fronzoli, con pose scarne e essenziali.
Ne parliamo con l’autore.
Come nasce questo progetto?
“Il progetto nasce nel 2009 dal desiderio di provare a raccontare un aspetto del mondo economico che ruota attorno all’agricoltura”.
Gi  in passato si è gi  occupato di esposizioni civilmente "impegnate" ?
“Tutto il mio lavoro è guidato dall’interesse per le persone e per i luoghi antropomorfizzati. L’impegno è nel cercare di capire ciò che mi circonda e nel cercare di restituirlo senza troppi clich. Quindi tutto ciò che faccio e ho esposto (non molto) è dello stesso genere”.
Come ha conosciuto le persone ritratte nelle foto?
“Ho conosciuto le persone dei ritratti stando nei luoghi, cercando di parlare, guardando. Poi una volta fatta la prima conoscenza, tutto segue a cascata”.
Quali sono state le loro reazioni?


“Nessuna reazione. Lo scatto fotografico è seguito a mesi di frequentazioni, lunghe discussioni, spiegazioni, bevute, quando ormai era chiaro a tutti che non mi interessava l’aspetto speculativo del mostrare la munnezza in cui vivono i marocchini, ma che ero l per mettere in luce l’umanit  sempre e comunque presente”.
Quali tecniche fotografiche ha usato?
“Nessuna tecnica particolare, ho utilizzo la pellicola (di due formati diversi), sviluppandola a mano, per intensificare la grana” .

Le immagini evidenziano condizioni di vita difficili ma anche un’inaspettata vitalit  e una fiduciosa speranza di cambiamento. E’ d’accordo?
“Le condizioni di vita sono più che difficili. Chiaramente non per tutti. Ci sono molti immigrati che vivono meglio anche nella stessa zona. Le persone ritratte sono solo una parte, da molti anni in Italia, senza più molte forze, senza stimoli e senza alcuna fiducia. Quindi no, nessuna speranza. Ma grande umanit  e disponibilit  all’altro.”

“Terra di Lavoro”

Palazzo Serra di Cassano
Ingresso gratuito

www.iisf.it