Peccato che la scrittura non contenga in sé un sottofondo musicale che ne metta in risalto i significati come avviene a nell’opera e nelle canzoni. Lo scrittore ha a disposizione una serie di segni per esprimere le sue idee, che sarebbero più convincenti se avessero per sottofondo un accattivante arrangiamento musicale.
Più che mai, accingendoci a scrivere questo commento su una festa religiosa spagnola, edizione 2018, abbiamo pensato a come sarebbe opportuno sottolinearlo con l’inquieto e inquietante ritmo di una tammurriata, e precisamente di una tammurriata  nera.  Perché non si può capire, a volte, che succede e credere a quello che si vede, sia esso un bambino che nasca nero (nel lontano 1944) o una festa di oggi, nel gennaio 2018, per i bambini di sempre, bianchi o neri o gialli che siano.
La loro festa più amata è diventata infatti quest’anno occasione della rivendicazione di un diritto all’uguaglianza,  precisamente a quella sessuale. Etero, omo, ambi che sia. Il fatto è che quella tammurriata nera dettata dalla pietas e dalla tenerezza è divenuta, senza premeditazioni da parte degli autori, una dichiarazione di uguaglianza: basti pensare al paragone del  grano col bambino appena nato, ed è impressa nella mente e nel cuore del popolo di tutto il mondo da 74 anni mentre l’uguaglianza che si rivendica oggi a Madrid viene mediata da una festa sacra e chiamata a santificarla è proprio lei, la Befana, la innocente Nonnina bimillenaria della quale a Madrid prendono il posto i Re Magi che non inforcano una scopa, ma cavalcano per le strade del centro, dei diversi quartieri e della periferia col loro messaggio di amore e di riconoscimento dei diritti dei bambini di tutto il mondo.
Quest’anno, dunque, qualche carro della cavalcata sacra sfila nel nome di una richiesta che andrebbe rivendicata in assoluta autocoscienza di sé e altrettanta segretezza di sentimenti e non urlata come se fosse un diritto al pane da difendere per legge. Ma i madrileni, come tutti gli spagnoli, hanno un senso della devozione e del rispetto per la religione in tutte le sue ricorrenze come forse, altrove, non è facile trovare.
Ecco quindi migliaia di cittadini che si ribellano  contro l’iniziativa della sindaca, non nuova a questi giochetti a rimpiattino dove il diritto all’uguaglianza viene sbandierato come lasciapassare per ogni abuso e pretesa tanto da aver proibito, nel Natale scorso, l’allestimento del famoso presepe di  Puerta de Alcalà: una cantonata ideologica, perché l’uguaglianza non è quella semplificata e scarnita della sua complessità che oggi si finge di intendere, ma è qualcosa dai tantissimi risvolti e dalle infinite conseguenza, non a doppio, ma a molteplice taglio, e imporrebbe  di leggere almeno la Repubblica di Platone.

Madrid| ilmondodosuk.com
Qui sopra e in alto, momenti della festa spagnola

Come il divieto del Presepe è stato prova della scarsa conoscenza da parte delle autorità del carattere dei cittadini, che hanno riparato al (mal) fatto erigendo una serie di piccoli presepi compensativi in loco, così la cavalcata egalitaria ha richiamato per strada, insieme ai partecipanti alla festa, migliaia di cittadini protestatari contro l’intolleranza tra una rivendicazione tutta da discutere e una festa religiosa dedicata ai bambini.
Ma torniamo alla cavalcata dei Re Magi su carri ornati di luci e di fiori,  un po’ come i Carri di Carnevale, un po’ come i Carri delle Piedigrotte delle nostre lontane memorie. I Re Magi, sfarzosamente abbigliati, procedono a piedi, a cavallo o sui carri, seguiti dai Paggi che distribuiscono dolci al popolo festante. I veri regali saranno dati domani e i bambini, che hanno scritto le debite letterine con le richieste, lasciano accortamente fuori dalla porta le scarpe, perchè i Magi sappiano quanti ne sono, e qualche cibo per i Re e per i cammelli. Non manca, tra i regali, il carbone, riservato ai bambini che si sono comportati male.
Risparmiamoci il commento sui quintali di carbone che andrebbero distribuiti agli adulti nel mondo dalla Befana, da Santa Claus e dai Re Magi spagnoli, e chiediamoci come sia possibile associare a questa festa così tenera, così delicata, una rivendicazione che ci sentiamo di definire quantomeno incompatibile con essa.
Il dolce che si mangia nell’occasione è il Roscon de Reyes che risale al 1866, fabbricato ad Alcoy, composto di miele, datteri e fichi che celava in una fetta un premio, oggi sostituito da un giocattolo. Tutto continua da allora e ci sembra che risponda in pieno al carattere del popolo spagnolo questa festa che rispetta il calendario del mondo, ma inserisce tra la Befana mediterranea e il Babbo Natale anglosassone una cavalcata trionfale per le strade sfarzosamente illuminate degli evangelici portatori di doni, i Re Magi, seguiti da migliaia di madrileni in festa e attesa dai bambini che in Spagna, nelle usanze religiose, seguono la famiglia fin dalla prima infanzia, anche alle lunghe e solenni messe celerate al Rocio, anche ai pellegrinaggi e alle veglie, tanto è intenso il senso di continuità delle tradizioni che la Spagna, e il particolare la Castiglia, continua a difendere, consapevole che a tale continuità è in parte dovuta la forza della sua cultura.
Auguriamo alla città di Tirso de Molina e dei tanti grandissimi poeti e scrittori del siglo de oro di non far caso al passaggio del carro con la sigla LGBT. Sono mode di transito, si spera, e non possono vincere contro i tre Re che duemila anni fa portarono i loro doni a un Bambino guidati da una Stella che, si spera, continuerà a indicare la giusta via per evitare di confondere la verità con pseudoimitazioni di bassa lega coniate da chi non dispone dell’incenso o della mirra ma, alla vista dell’oro, si fa malamente inebriare dal fumo negli occhi.