Con il crollo della Scuola dei gladiatori a Pompei il mondo intero si è reso conto dell’abbandono generale di uno dei siti archeologici più importanti e più emblematici del mondo. Questo crollo ha fatto s che si levasse un grido d’allarme un po’ dappertutto e l’attenzione della stampa internazionale, ma quello di cui, a mio avviso, non si è parlato abbastanza, e che a livello internazionale è difficile capire, è che questo crollo è un fatto emblematico perch è effetto di una crisi politica e culturale molto più profonda di una crisi dello Stato e delle sue istituzioni e soprattutto delle istituzioni che hanno la funzione in Italia di sovrintendere appunto ai siti archeologici, quindi le soprintendenze, ma anche le universit  e gli istituti di ricerca. Il crollo della Scuola dei gladiatori è simbolo del crollo completo di un sistema che riguarda, in Italia, tutta l’educazione, la ricerca, la cultura in generale.
GUARDARE ALLA STORIA
In questo momento storico cos difficile, non solo per l’Italia ma soprattutto per l’Italia, mi sembra che si debba fare una cosa che nella storia è sempre servita, ci ritornare a guardare alla storia passata e presente. Vorrei quindi partire da una foto straordinaria tecnicamente, ma straordinaria soprattutto per quello che rappresenta. una foto scattata nel 1860 e raffigura Garibaldi che visita gli scavi di Pompei il 22 ottobre 1860 con tutto lo stato maggiore. La foto lo raffigura all’interno del cosiddetto Pantheon, nella zona del Macellum. stereoscopica, il che all’epoca doveva servire a creare un’immagine tridimensionale all’interno di un apparecchio ottico. Garibaldi arrivò a Napoli il 7 settembre 1860 e in quanto “dittatore”, come fu chiamato, dell’Italia meridionale risiedeva a Palazzo Doria d’Angri. Cominciò subito ad emanare una serie di decreti molto importanti che riguardavano la cultura. Il 12 settembre 1860, quindi appena cinque giorni dopo l’arrivo a Napoli, nazionalizzò i beni culturali dei Borbone. Il 15 settembre nominò il grande scrittore francese Alexandre Dumas direttore onorario del Museo nazionale e degli scavi di Pompei e il 16 settembre 1860 emanò un decreto speciale riguardante gli scavi di Pompei. Di quest’ultimo vorrei citare solo un brevissimo passo, che anticipa i tempi «Visto che gli scavi di Pompei sono miseramente abbandonati da più mesi, con dolore del mondo studioso e con danno delle popolazioni circostanti; considerando che la nostra rivoluzione dev’essere veramente italiana, ci degna della patria, delle arti e degli studi, abbracciare in una le gloriose memorie antiche e moderne, fecondandole tutte, decreto gli scavi di Pompei propriet  nazionale e che siano consacrati 5000 scudi annui e che i lavori debbano essere immediatamente ripresi».
Non entro nei particolari, ma questo gesto è un’azione di politica culturale di grande lucidit  e lungimiranza, che vede i beni culturali come fondamento dell’unit  d’Italia e come un fattore importante per un’identit  nazionale da fondare. anche importante che Garibaldi abbia fatto scrivere questi decreti da una serie di uomini di cultura a lui vicini in un’epoca in cui i politici ascoltavano gli uomini di cultura. Questo progetto non prevedeva solo di rinnovare gli scavi, ma includeva anche un nuovo proposito infatti Garibaldi aveva chiesto a Dumas, garibaldino della prima ora, di progettare scavi nuovi e di pubblicare una grande opera archeologica, istorica e pittorica su Napoli e i suoi dintorni collaborando con una serie di altri studiosi. La visita a Pompei di Garibaldi fu, quindi, un gesto molto forte, che sottolinea quanto sia importante questo sito archeologico per l’unit  d’Italia. Garibaldi era ben consapevole della grande forza dei nuovi mezzi di riproduzione, quindi anche della fotografia, e di conseguenza questa foto storica, scattata dal fotografo tedesco Georg Sommer, visto che fu diffusa in stereoscopia era sicuramente una foto dedicata al grande pubblico.
RILEGGERE IL PASSATO
Questi decreti, come anche questa fotografia, sono frutto della collaborazione, si potrebbe dire europea, di Garibaldi con uomini di cultura come Alexandre Dumas e Georg Sommer. E quindi credo che questa visita di Garibaldi a Pompei, durata oltre due ore, sottolinei in modo molto chiaro che i beni culturali non solo non possono essere definiti solo come beni materiali, come monumenti, opere d’arte, patrimonio librario, ma che sia altrettanto importante appunto studiarne e diffonderne la conoscenza e preparare le nuove generazioni a coglierne il significato e a rileggerli in nuovi termini.
Stiamo parlando di una verit  antica, di una costante, direi, antropologica, e credo che l’opera dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e naturalmente del suo fondatore, l’avvocato Marotta, riconosciuta a livello internazionale, sia dedicata soprattutto a preparare le nuove generazioni a essere in grado di cogliere il significato del passato e a rileggerlo in nuovi termini.
Trovo a questo riguardo particolarmente significativo che il padre fondatore dell’ermeneutica moderna            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
BtnBBBBRpeBKKKBYBBTBB DBeS pHKBUNIONBLBB time B e
BEBTB pMBSUPERBS swe7BBBBE
B7BlBKBpDnK
BB»EWHEREUSINGB B B»RLIKERESETBeNULLBSHAREBSLAVErBPSIGNMIDptkoi8uBBBBRTRIMeROWS pBtxxïïxxxxxxxxxxxxx xxxxxxxxxxxxxáá    BáØ Bt  B       «t Bt BáØ  « B K  B      B î K« 
   B    BØt K  t 
   B B  èî B è èî B  î î B»   B  è  —t  Bt   B î èî B  B   B B  è B    îB îî Bl a —  B  î   B 
 B   B îî B îè B îèî  w B è B îïn   B    a> B   îï    w B  èî B î  B   èî B  ïèî B͗ B    B ï   BáØ B ï  B ï   g     B ï Bg B—  Bî Øs B   èî B   Be B g BáØ   B  
 èî B    B  ï è B ï B    î B î ïè è B ï«è  B ï Bè BáØ ïî B  x îè B ï  B  èè B è î B   ea B B îèî  B èî  ï B«  BáØ ïèî 1 1lD BØ  Bè BØ t  K  è  B  BïØ  ØØa B Ø  ea B  Bï Ø  B Æáè»                è                            , ci Hans-Georg Gadamer, nella sua opera fondamentale Verit  e metodo, abbia tenuto con costanza corsi qui all’Istituto per quasi vent’anni egli, infatti, considerava la citt  di Napoli e l’Istituto come una specie di seconda patria intellettuale, ivi ritrovando ideali di una paideia antica, di un’accademia platonica. Gadamer sentiva, come credo tutti noi, lo scalone monumentale di palazzo Serra di Cassano come una specie di metafora, di simbolo dell’ascesa al sapere. Forzando un po’ il concetto dell’ermeneutica di Gadamer, si potrebbe dire che i beni culturali esistono realmente solo nella percezione di chi li legge, di chi li studia e che quindi il bene culturale esiste solo se c’è anche un continuo processo di appropriazione e di attribuzione di significati nuovi. Questo è praticamente il cuore dell’ermeneutica di Gadamer, e questo ci porta ancora una volta a considerare il significato dei beni culturali, un significato che, soprattutto nella situazione attuale in Italia, va amplificato in termini radicali. Di conseguenza certamente bisogna conservare, preservare materialmente i beni culturali, ma bisogna nello stesso tempo, e con altrettanta forza, studiarli, diffonderne la conoscenza e preparare le nuove generazioni ad apprezzare e valorizzare questo patrimonio inestimabile. E queste due cose, sia conservare e studiare sia preparare le nuove generazioni, sono cos intimamente e indissolubilmente legate che non ci vuole un Gadamer per capirlo, ma proprio Gadamer nella sua teoria ha trovato formule veramente molto pregnanti per spiegare come questo fatto stia cos a cuore all’Istituto e all’universit .
L’EDUCAZIONE DEI GIOVANI
Nei suoi oltre trentacinque anni di attivit , l’opera fondamentale dell’Istituto come accademia è stata proprio questa promuovere la ricerca da un lato ad altissimo livello internazionale, ma, nello stesso tempo, educare i giovani e diffondere la cultura ad ampio raggio attraverso un’infinit  di pubblicazioni, convegni, e seminari, ma soprattutto attraverso le scuole estive in tutto il meridione d’Italia, quindi un’azione di raggio davvero universale in questo momento di profonda crisi politica e culturale in Italia, crisi che riguarda un po’ tutti gli istituti di ricerca, le universit , la scuola, la cultura, le soprintendenze. Bisogna ricordarsi che negli ultimi decenni l’Istituto è stato una specie di faro, una roccia in mezzo alle intemperie e ha avuto grande importanza a livello nazionale e internazionale, e soprattutto per Napoli e per il Mezzogiorno. Questo però non è il momento di rilassarsi e parlare di tutto quello che è stato fatto nel passato, in quanto ci troviamo in un situazione davvero gravissima in cui tagli radicali alle sovvenzioni minacciano non solo l’attivit  operativa dell’Istituto, ma la sua stessa sopravvivenza.
Sono qui in quanto studioso di storia dell’arte italiana che ha vissuto e lavorato a lungo in Italia e che ha collaborato con l’Istituto per quasi vent’anni, che vi ha portato allievi dalla Germania, dal Canada, dall’Austria e tanti allievi italiani e questo mi d  l’occasione da un lato di esprimere la mia profonda gratitudine all’Istituto e soprattutto all’avvocato Marotta e dall’altro di lanciare un appello forte, deciso ai politici, alle istituzioni ma anche alla societ  civile, perch è vero che lo Stato e le istituzioni hanno un ruolo fondamentale, ma anche i privati e la societ  civile si dovrebbero rendere conto che siamo in una situazione in cui non basta più stare a guardare. Quindi mi fa piacere, insieme ai colleghi che sono qui con me, lanciare un appello per sostenere l’Istituto e soprattutto per sollecitare l’apertura della sua biblioteca come strumento di lavoro indispensabile, permettendo all’Istituto di continuare la sua opera cos fondamentale a livello locale, per Napoli e il Meridione, ma anche a livello nazionale e internazionale.
Pensando allo scalone di palazzo Serra di Cassano, mi è venuta sempre in mente ogni volta che vengo qui a tenere seminari l’immagine della Scuola di Atene di Raffaello, uno dei massimi monumenti dell’umanesimo italiano come nel famoso affresco di Raffaello vediamo radunati maestri e allievi e troviamo la stessa metafora a cui alludevo prima delle scale sulle quali si ascende a gradi al sapere, cos mi auguro che le sale di palazzo Serra di Cassano saranno anche in futuro popolate come l’affresco di Raffaello da allievi e docenti che vengono qui a insegnare o a seguire i seminari sotto la guida dei più grandi maestri in tutti i campi del sapere giunti qui su invito dell’avv. Marotta. Credo che sostenere l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici sia veramente un dovere non solo politico e delle istituzioni, ma anche un dovere civile. Mi auguro che questo mio appello, associato a quello degli altri miei colleghi, produca frutti concreti e veloci.

Nella foto di Enzo Barbieri, Marotta con Gadamer *Professore di Storia dell’arte
Universit  di Vienna