“Per anni ho portato i ragazzi di Chance all’Accademia di Belle Arti per imparare qualcosa insieme a loro”, dice Caroline Peyron, una donna che non veste l’abito compiaciuto di chi vuole sentirsi riconoscere di essere la fonte inesauribile di sapere, n la salvatrice del mondo. I ragazzi di cui parla sono quelli che avevano rinunciato del tutto all’idea di andare a scuola, almeno fino a quando non hanno varcato la porta di Chance, la scuola della seconda opportunit  offerta a Napoli ai ragazzi che le scuole ordinarie non sono riuscite a gestire.
Si tratta di giovanissimi che a volte hanno certe competenze che uno nemmeno si sogna. Il fatto è che non sanno di averle, come quella che avendo una sorella sordomuta sapeva molto quanto a lingua dei segni, salvo non avere mai intrapreso una strada che le mettesse a disposizione la miglior valorizzazione possibile di un simile sapere. Una volta, in Accademia, Caroline ci ha portato Marco, che di quel luogo ignorava del tutto l’esistenza. Mentre ci andavano lui si lamentava del troppo cammino da fare, diceva che gli sembrava di camminare come se dovesse arrivare a piedi in Alaska.
UN MOMENTO DI LUCE
Ma Marco è del Cavone ci nato e cresciuto a pochi metri dall’Accademia. Si sarebbe trattato di attraversare la strada ma non era mai successo. Poi, una volta l, e grazie all’incontro con Maria Rosaria Perrella, ha sperimentato un’arte antichissima come l’incisione. “Dopo un paio di anni sono andata a trovarlo a casa aveva ridipinto tutto l’appartamento, i genitori avevano incorniciato le sue incisioni. Per la loro stanza aveva inciso una Venere di Velasquez”, racconta Caroline. E che fa ora, Marco? Ripara televisori a ottanta euro alla settimana. A nero. Vista cos la cosa, non c’è molto da sperare.
“Ma resta il fatto di avergli portato un momento di luce dentro”, dice oggi la sua ex maestra. Non è una cosa da nulla. Il fatto è che questi ragazzi sono segnati, e la più recente vague letteraria forse ha peggiorato le cose, perch, volente o nolente, li ha inquadrati ancora di più nel perimetro di un destino preconfezionato. Un esempio è stata la goffissima restituzione di maniera che è stata fatta di loro in televisione con Castellitto.
“Un ex frequentante di Chance mi ha incontrata in strada e me ne ha parlato Ti ricordi come ci divertivamo noi? Invece l  sono sempre tristi, disperati!”, dice Caroline. Evidentemente gli autori del telefilm hanno l’idea che a Chance si proceda per processi di acculturazione forzata, o giù di l. Ma non potrebbe essere cos. “I ragazzi di Chance non sono dei poveracci! Non perch hanno una vita difficile che devono esserlo per forza”, spiega Caroline. E poi “L’unica educazione che passa davvero è quella che viene fatta passare attraverso il piacere. quello che facciamo a Chance”. Ci tiene a precisare che Chance non è un doposcuola, un perditempo.
IL MEGLIO E IL PEGGIO
A Napoli, come in tanti altri luoghi, insomma, “c’è il peggio e il meglio”. Chance sta da questa seconda parte. Un fiore all’occhiello. E non sempre questi ragazzi sono senza soldi, detto per inciso. Le ragioni della dispersione scolastica sono racchiuse in un quadro complesso, non dipendono solo ed esclusivamente dalle tasche vuote. Tra i molti di loro che non escono dal rione c’è ad esempio chi si può permettere di andare a Sharm, e va da s che vada l e non altrove. Ma a volte, a domanda fatta, capitava che essi non sapessero dove si trovasse Sharm. Quando hanno saputo che si trovava in Egitto non volevano crederci. Avevano in mente un Egitto ridotto a categoria scolastica, come qualcosa che è esistito ai tempi dei faraoni per essere poi magari sparito dalla carte geografiche e dalla storia. Per loro Sharm stava attaccata a Capodichino salivi in aereo e tra una parlata e l’altra scendevi all’altro aeroporto. Ora molti di loro ragionano in maniera diversa. Questa non sembrerebbe una delle cose di cui Napoli deve vergognarsi, come recentemente sembra andare tanto di moda.

Caroline Peyron. Lavora da dieci anni come esperta del laboratorio di pittura nel progetto Chance. Un responsabile di Chance, Cesare Moreno, nei mesi scorsi si è incatenato davanti alla sede della Regione per sollecitare l’erogazione del contributo necessario all’attivazione dei corsi. A causa del ritardo quest’anno i corsi sono iniziati a febbraio. Le scuole ordinarie aprono a settembre.

*docente all’Universit  Orientale di Napoli

In alto, un’opera di Caroline Peyron