Corrado De Benedictis, definito da Antonio Filippetti “un artista testimone del silenzio” nel testo del catalogo edito dall’Istituto Culturale del Mezzogiorno, manifesta dopo anni la sua copiosa operativit  nello studio di pittore davanti a un cavalletto in compagnia di una tavolozza densa di colori vivaci, scrivendo con pennelli su tele bianche sogni di un mondo non inquinato dalle tracotanti nefandezze.
De Benedictis si è prodigato con energie generose nel sociale e nelle attivit  politiche alla ricerca costante di collaborazione per la realizzazione di una convivenza democratica. Deluso per non aver trovato partecipazione nel graffiare il vizio dei tabù degli schemi precostituiti, dei privilegi delle caste e della prorompente, dilagante chiassosa volgarit , si è lentamente appartato nella penombra del fuoco della sua creativit  crepitante.
La sua attivit  pittorica si muove a piccoli passi dagli anni settanta con tele di cm. 18 x 24. I suoi modelli sono donne nude. Non sono ritratti ma figure immerse nel magma della memoria. Sono donne belle, eleganti, raffinate. La loro sensualit , simile a quella profusa dalla Venere di Giorgione, si sprigiona dalle loro dinamiche movenze che si dilatano superando i limiti del piccolo formato del cartone telato. I corpi nudi sono vestiti da pennellate di colori caldi ,tenui, velati, soffici che accarezzano delicatamente i capelli, il volto, la pelle tesa sulle rotondit  femminee più sensuali.
Tra le tante emerge una donna in abito bianco (olio su tela 35×50 del 1986) seduta in attesa come una ballerina di Degas che deve rientrare sul palco mentre la dama elegante di Corrado è trepidante, ansiosa, pronta per entrare sulla scena dell’Amore. E’ del ’93 una Venere, pelle diafana, che ti viene incontro lasciando cadere un velo trasparente che avvolge ed evidenzia parte della nudit  del corpo statuario.
Negli anni novanta l’artista si dedica a paesaggi memorizzati velocemente in auto o in barca all’alba, al tramonto, di notte. Sono appunti descritti sommariamente nei particolari ma densi di poetica che traspare dai frenetici ritmi cromatici unite alle pause e agli adagi delle striature rosee dei cieli e dei fondali marini blu cobalto, verde smeraldo.
Negli ultimi anni la sua ricerca sfocia nell’informale. Le tele sono più grandi. Esse sono sinfonie di colori scritte su pentagrammi. Sono arazzi finemente ricamati. Sono vetrate di Cattedrali bizantine. Sono aiuole dense di fiori imperlati dalla rugiada. Sono sontuose stoffe per vestire principesse delle fiabe. Sono veli per Fate. Sono Sogni. Tra questi alcuni denunciano la malvagit  infame dell’uomo. In particolare “mondosciacallo”è il manifesto che denuncia la violenza dei tanti Caino presenti nei vari settori della vita pubblica e nelle relazioni interpersonali. I volti sono sfigurati dall’avidit . Le donne. i paesaggi e le sue ultime opere hanno in comune lo stesso denominatore:la ricerca di comunicare con un linguaggio raffinato, di aver rispetto per l’ambiente, di tenere lontano la voglia di sopruso. Tra breve vedremo in mostra alcune opere di Corrado. E’ giunto il momento infatti che l’artista esca dal suo studio e riprenda la lotta con i suoi messaggi.

INCONTRO CON L’AUTORE, CORRADO DE BENEDICTIS

Interverranno: Antonio Filippetti, Giuseppe Bilotta, Italo Pignatelli, Fiorella Franchini. Gioved 18 giugno, ore 18,00. Libreria internazionale Treves. Piazza del Plebiscito, porticato San Francesco di Paola, Napoli

In alto, un’opera firmata De Benedictis