“S-pararsi. Una breve guida al distacco affettivo”. Questo è il titolo del nuovo libro del neuropsichiatra e psicoterapeuta Luigi de Maio. Nello Spazio Feltrinelli di piazza dei Martiri di Napoli, si è svolta la presentazione intitolata ” Impariamo a separarci”. Ogni individuo è sottoposto quasi quotidianamente a fare i conti con vari tipi di separazione dal momento del distacco dal cordone ombelicale, al primo giorno di scuola, vissuto da ogni bambino come un tradimento.« Ce lo fanno vivere come un tradimento.- spiega De Maio- E’ la madre a trasferire la propria angoscia al figlio facendolo, inconsapevolmente sentire un traditore. Ma questo è solo uno dei tanti condizionamenti che l’individuo è destinato a subire.»
In che modo questo libro si propone da guida per affrontare i traumi della separazione?
Attraverso due tappe consecutive. La prima consiste nel riconoscimento di quali sono gli attaccamenti cosiddetti patologici. I legami, ci, in cui due persone mirano a creare un’individualit  ossia due persone che costituiscono un individuo. Ciò non è possibile, perch stabilisce una negazione di una parte dell’altro o l’annullare s stesso. Questa tappa ci fa comprendere che s-pararsi, quindi difendere sè stesso, la propria individualit , la propria identit  , i propri punti di forza, diventa un difendere la relazione in assoluto, non ci può essere relazione se non ci sono persone. Altrimenti avremmo relazioni di ruoli. Praticamente noi siamo il marito, il fidanzato, la moglie, la compagna. Siamo personaggi non più persone.
Come uscire da questo meccanismo vizioso?
Io spingo al ritrovamento della persona, dell’individualit . Ognuno deve reggersi con i propri piedi per poter camminare accanto, non sull’altro, perch poi se l’altro porta sulle spalle alla fine si stanca.
In quale caso la partenza rappresenta una forma di separazione?
Dipende dal tipo di partenza che si è attuata. Se è una separazione-fuga, un tentativo di ritrovare s stessi, una fuga- ribellione o desiderio di affermazione di s, rappresenta un legame patologico. In effetti, rappresenta qualcosa che ci fa soffrire perch avvertiamo il senso di colpa verso l’altro e verso noi stessi.
E’ pur vero, che nella vita moderna gli spostamenti, talvolta obbligati, sono più frequenti. Questo può causare instabilit  emotiva o, al contrario, rafforza l’equilibrio psico-fisico?
La separazione di routine è una scelta e quindi in quanto tale non dovrebbe influenzare la crescita o comunque la protezione di se stessi.
“Non esiste separazione definitiva fin quando c’è ricordo” cos scrive Isabel Allende nella sua opera “Paula”. Che ne pensa?
Sono pienamente d’accordo, nel senso che il ricordo serve a rafforzare un rapporto immaginario, immaginifico che è dentro di noi. E’ chiaro che dipende dal tipo di ricordo. Quando vogliamo sentirci in colpa troviamo ricordi positivi e siamo quindi noi i colpevoli ad aver rovinato qualcosa; quando vogliamo sentirci superiori, invece, conserviamo un ricordo negativo dell’altro. Anche questo è condizionante.
Non si potrebbe, invece, parlare di una sorta di bugia raccontata a noi stessi per non affrontare la separazione reale.
Sempre. Noi siamo molto bloccati al cambiamento. C’è una vecchia frase che dice ” Più cambio più rimango sempre lo stesso”. Per la separazione è la stessa cosa. Più cerco di rigirarmi nella situazione più vi rimango legato. Deve pensare che abbiamo più del 30 per cento di relazioni di coppia che sono relazioni definite dall’abitudine, dall’adattamento, dalla commiserazione per l’altro, dalla sopraffazione, dal ” che noia il mio compagno o la mia compagna” ,senza che questa consapevolezza poi dopo determini la spinta per una riaffermazione di s o per un nuovo modello di rapporto.
E’ stato trattato l’argomento anche sotto il profilo giuridico. Come mai quest’attenzione?
Si tratta di una postfazione. Nel senso che abbiamo voluto dare poi al libro una valenza che non fosse solo di tipo psichiatrico ma anche di altri caratteri giuridico sociali per dare una completezza al concetto di separazione.
Cosa ha tratto il Luigi de Maio- uomo, quindi non psicoterapeuta, da questo lavoro?
La forza di separarmi e di valutare in maniera diversa le mie scelte. E quindi ho fatto delle mie scelte e di quelle dei miei pazienti, una valutazione specifica che ho preferito scrivere per diffonderne le modalit .
.Progetti ?
Sto pensando di scrivere un libro sull’affidamento. Anche questa volta con un A trattino fidarsi. Questo gioco di parole, perch in realt  l’affidamento è l’altra cosa negativa che noi viviamo. Da una parte diciamo di affidarci, ma in realt  siamo diffidenti proprio con le persone che amiamo di più.

Nella foto, Luigi de Maio