“Colui che dice bene il maggior numero di cose col minor numero di parole”. Una frase, ma anche un programma. Un motto che condensa una personalit . Un personaggio: Enrico De Nicola, presidente dell’essenzialit . Galantuomo prima, politico poi. Che strano destino il suo. Pochi libri, pochi approfondimenti. Zero biografie. Il primo Presidente della Repubblica italiana è entrato nella storia del Belpaese in punta di piedi, da vero gentlemen. Tirato per la giacca, quasi non volesse disturbare. Una presenza non ingombrante la sua. Eppure carica di significati, non solo simbolici, per le sorti dello Stato nato dalle ceneri del Fascismo. Non fosse altro per il fatto che, a guerra finita e con un’avventura istituzionale tutta ancora da scoprire (e da percorrere), i padri costituenti decisero di rivolgersi al vecchio senatore per affidargli un incarico cos delicato. Chi meglio di De Nicola? Chi meglio di un uomo senza fronzoli, pratico, ma soprattutto onesto? La vita dello stimato avvocato napoletano può essere condensata in un solo aggettivo: trasparenza. Perch De Nicola, al di l  del marchio indelebile impresso sullo Stellone repubblicano, è entrato e uscito dalle pagine dei libri di storia senza fare rumore. Come ignorare, altrimenti, il non trascurabile particolare che a cinquant’anni dalla sua scomparsa, quello di Kairòs sia stato il primo libro in assoluto a ripercorrerne in maniera dettagliata e completa la vita? Possibile che al primo dei Presidenti non sia mai stato dedicato, in mezzo secolo di storia, uno straccio di biografia veramente degno di questo nome? Per fortuna ci ha pensato l’agguerrita casa editrice partenopea a squarciare lo strano silenzio, rimediando a questa palese ingiustizia.

A cinquant’anni esatti dalla morte dell’esponente liberale, infatti (De Nicola spirò l’1 ottobre del 1959 nella sua villa di Torre del Greco), Kairòs ha pubblicato il libro, per la collana di saggistica “all’ombra del vulcano”, “Enrico De Nicola, il presidente galantuomo” (pagg. 191, € 14). Il volume sar  presentato domani (14 gennaio, ore 18) alla libreria Guida di Napoli, in Via Merliani, 118/120. Con l’autore interverranno Sergio Lambiase e Sergio Zazzera. Modera Maurizio Sibilio. Letture di Mariarosaria Riccio.

Più che un saggio, un autentico documento affidato alla penna di Andrea Jelardi, brillante giornalista originario di Campobasso, ma da tempo trapiantato in Campania. La figura di Enrico De Nicola, nato a Napoli nel 1877, terzogenito di Angelo e Concetta Capranica, viene tratteggiata in maniera precisa e dettagliata. Il ritratto che ne viene fuori è quello di un uomo che sembra aver vissuto nel segno dell’equilibrio le varie tappe della storia nazionale, dagli esordi come rinomato giurista e avvocato penalista, poi nel primo dopoguerra, quando occupò la carica di presidente della Camera dei Deputati, infine attraverso le anse del periodo fascista (fu eletto senatore nel 1929, ma partecipò ben poco ai lavori del Parlamento), fino all’elezione a Capo dello Stato nel 1946: a lui, ritenuto un moderato per eccellenza, fu affidato il non facile compito di mediare tra le truppe di occupazione e le istituzioni della Corona. Compito assolto con la creazione della figura della “luogotenenza”, che sembra sia stata una sua invenzione. A De Nicola, infine, dopo il plebiscito che sanc la fine della Monarchia, va assegnato anche il merito di aver fatto muovere i primi passi alla nuova Italia spingendola verso l’attuale modello di democrazia. “La scelta di Enrico De Nicola a rappresentare la suprema carica dello Stato – scrive Jelardi – si rivela quanto mai indovinata poich egli è uno dei pochi, se non l’unico, tra gli esponenti politici a non aver mai espresso n giudizi, n assoluzioni, n condanne, ma da buon giurista ha sempre cercato la mediazione e l’accordo. Il rigore formale e il proverbiale equilibrio di politico disinteressato e onesto, nonch la sua abilit  di “componitore di contrasti”, ne fanno quindi il più adatto rappresentante di un’Italia appena uscita dalle devastazioni della guerra e necessariamente obbligata a riconquistare sia credibilit  sul piano internazionale, che unit  politica e sociale al suo interno”. E poi c’è dell’altro: De Nicola è un fedele servitore dello Stato. Un uomo votato al servizio delle istituzioni per le quali è pronto anche a sacrificare una parte del suo stesso lavoro. “La sua dirittura morale e il senso di devozione nei confronti della patria, di cui si riteneva umile servitore, erano proverbiali”: è lo stesso Jelardi a sottolineare questo aspetto della sua figura. “Prima di accettare l’incarico di difensore dai clienti racconta l’autore egli si premura infatti di valutare accuratamente l’eventualit  di dover avere come controparte l’Avvocatura dello Stato e in tal caso non esita a rimettere il proprio mandato poich, ripete spesso, “non posso schierarmi contro lo Stato del quale faccio parte come componente del potere legislativo”.

C’è un particolare che la dice tutta sull’eleganza e la correttezza dell’uomo De Nicola: “Appena eletto Capo provvisorio dello Stato si             6                  «    oè è á«sptLlibrined dd dpG7e:EèHlèNO» OJe
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  è    èî  è èî   î î »     è  —t  t    î èî  :  legge ancora nel testo edito da Kairòs impartisce severe disposizioni per le modalit  del suo trasferimento a Roma, rifiutando il fastoso apparato di accoglienza e preferendo l’automobile all’aereo che era stato inizialmente predisposto con eccessiva solennit . Prima di lasciare Napoli, non trascura come di consueto di chiudere il suo studio legale, sulla cui porta d’ingresso è ancora collocata la semplice targa smaltata con la scritta “Enrico De Nicola avvocato” e che lui, considerandola al pari di uno stemma, non ha mai voluto cambiare nonostante i prestigiosi incarichi ricoperti”.

Il libro di Jelardi ci aiuta a conoscere più da vicino la vicenda dell’uomo De Nicola, più che del politico. Il giovane scrittore molisano prende per mano il lettore, conducendolo nel mondo dell’avvocato-presidente fin dai giorni spensierati della sua infanzia, trascorsa nella Napoli di vico Baglivo Uries, antica strada posta nel cuore della Corsea (odierno rione Carit ), a valle di via Toledo, “dove convivono nobili, borghesi e popolani, come accade in molte zone della citt . “Enrico De Nicola – rivela Jelardi – è sin da piccolo uno studente modello. Oltre che per lo studio mostra particolare interesse anche per le commedie in dialetto del commediografo napoletano Vincenzo Scarpetta e cos suo padre premia i profitti scolastici portandolo frequentemente al teatro San Carlino ove, grazie all’amicizia con Giulio Staffelli, amministratore della compagnia, riesce ad entrare gratuitamente, o meglio “con la scoppola”, cos come si usa dire nel gergo teatrale partenopeo dell’epoca.

La Napoli dei primi passi, dunque. Ma anche la Torre del Greco del buen ritiro. E il Ventennio del silenzio, trascorso un po’ alle falde del vulcano, un po’ nella casa di famiglia. Leggiamo ancora un passo del libro di Jelardi: “Enrico De Nicola, durante il ventennio fascista, vive alternando gli impegni professionali ai lunghi ritiri nella sua nuova dimora alle pendici del Vesuvio e, per la maggior parte del tempo, sempre in solitudine; dopo la morte della madre egli infatti condivide le sue giornate solo con la governante tedesca Franziska Schnell, con la quale stabilisce immediatamente un rapporto di reciproco rispetto ma anche di rigoroso distacco, sia per evitare i pettegolezzi dovuti al suo stato di celibe e sia per un atavica concezione meridionale che impone ai datori di lavoro sempre un atteggiamento altero nei confronti del personale di servizio. (…) Unica insolita eccezione in un rapporto cos formale è la libert  che egli concede alla donna di entrare nella sua stanza da letto senza bussare, poich ha l’abitudine di essere sempre decentemente vestito, sia pure con il pigiama e senza mai indossare giacca da camera o vestaglia”.

Un racconto, dunque, quello pubblicato da Kairòs, scritto con arguzia e col gusto dell’aneddotica, oltre che del rigore storico. Uno strumento utile per arricchire la conoscenza del nostro Paese, e di uno dei suoi più importanti e ingiustamente dimenticati protagonisti.

Nella foto, la copertina del volume