Pura luce, immaginata, realizzata e immortala da Bruno Di Bello. E cos che d  vita ai suoi frattali. Dopo quasi trent’anni Di Bello torna a esporre in un’istituzione napoletana, e lo fa al Pan (via dei Mille 60, Napoli) da oggi, vernissage alle ore 18, fino al 19 febbraio.
L’ultima mostra pubblica fu Terrae Motus, allestita da Lucio Amelio in occasione del terremoto che sconvolse la Campania nel 1980.
L’evento del Pan, “Fractals & Others”, curata da Mario Franco, Maria Savarese e Maurizio Siniscalco, è la terza tappa espositiva dopo la Certosa di Capri e il Mac, il Museo di Arte Contemporanea di Niteri in Brasile nell’estate del 2011.
Questa mostra è composta da quindici stampe digitali su tela di grande formato, assemblate in trittici e un nucleo di lavori preparatori di formato ridotto insieme a un’opera inedita, realizzata per questa occasione espositiva, “A Bao A Qu”, lavoro che mutua il suo titolo da una creatura fantastica descritta nelle pagine di Manuale di Zoologia Fantastica di Borges. Le opere di Di Bello appaiono muoversi su ste stesse, squarciandosi in infiniti e microscopici mondi interni governate dal caos, dall’irregolarit  e dal caso. Un dinamismo intrinseco che si cela tra i confini frastagliati dei frattali.
Il suo geometrismo astratto, ispirato a Paul Klee, si rif  alla natura e a essa fa ritorno come puro colore rarefatto, essenziale l’opera realizzata per il Pan, “A Bao A Qu”, è una conchiglia, una girandola, un’immagine zoomorfa che racconta la realt  ma non la riproduce.
Presente sullo scenario artistico nazionale e internazionale, trasferitosi da tanti ormai a Milano, Di Bello ha sempre mantenuto solidi i legami con la sua citt , dove sin dalla fine degli anni Cinquanta con il “Gruppo 58”, insieme a Fergola, Del Pezzo, Biasi, Persico e Luca, contribu al rinnovamento dei linguaggi del contemporaneo. L’artista recentemente ha sperimentato la fusione dell’arte con i nuovi media dando vita a infinite geometrie dei frattali. Sono proprio tali moduli figurativi metamorfici organizzati in strutture proliferanti, a met  tra calcolo matematico, logica fantastica e estetica combinatoria, indagati grazie all’uso del computer, a essere il tema privilegiato della ricerca estetica che ha portato alla creazione dei suoi lavori recenti.
«Di Bello è un antiromantico, ha detto Mario Costa durante la conferenza di presentazione non cerca il significato dell’arte ma l’oggettivit  dell’immagine che si auto-costituisce per forza interna. Grazie alla tecnica digitale l’artista genera una bellezza autosufficiente e autoreferenziale».
Presentato inoltre, a corredo del catalogo antologico dell’artista, un magazine edito da Paparo Edizioni con testi critici di Mario Franco, Maria Savarese, Maurizio Siniscalco e Mario Costa.

Per visitare la mostra
orari lun.- sab. h 9.30-19.30 / dom. h 9.30-14.30 / chiuso marted
Per saperne di più
www.palazzoartinapoli.net