L’Accademia di belle Arti di Napoli è una delle più antiche e prestigiose d’Italia. Venne fondata da Carlo III di Borbone nel 1752 con l’istituzione della Reale Accademia del Disegno. La sua sede era il complesso conventuale di San Giovanni delle Monache. Fino a qualche decennio fa, era l’unica Accademia dell’Italia meridionale peninsulare, costituendo per questo un luogo fondamentale per lo studio sulle arti a Napoli e nel meridione d’Italia, dalla meta del XVIII secolo ad oggi.
L’Accademia, sin dalla sua istituzione, è sempre stata polo aggregante delle diverse realt  culturali. Dopo i moti repubblicani e la crisi delle attivit  accademiche dal 1799 al 1805, hanno inizio una serie di azioni che disciplinano e codificano il suo impianto didattico. Il suo nuovo direttore, chiamato a Napoli nel 1806 da Giuseppe Bonaparte, fu Jean-Baptiste Wicar, originario di Lille, allora membro onorario dell’Accademia di Bologna.
Pittore e incisore di fama il Wicar ebbe come maestro David da cui derivò il concetto che il principio fondatore dell’arte è il disegno. Il Wicar importò nell’Accademia partenopea una cultura basata sullo stile e gli ideali del mondo classico, con la vocazione ad un segno incisivo ed uno studio basato sull’imitazione dell’antico.
L’obiettivo di Wicar era di conferire all’Accademia di Napoli un assetto didattico che l’avvicinasse alla grande Acadmie francese, su questa scia d’intenti provvide ad attuare una riforma didattica. Nominò dodici professori con nove classi di Pittura, Scultura, Architettura, Prospettiva, Anatomia, Incisione, Ornato, Elementi di figura, Incisione su pietre dure. L’insegnamento partiva dall’ornato per proseguire con la Scuola di Figura che prevedeva lo studio dell’anatomia, il disegno dal nudo e dall’antico. Introdusse nell’Istituto l’esposizione dei lavori sia degli allievi che dei professori, con concorsi banditi annualmente.
Un tale modello di studi perdurò fino al 1822 per essere la base della riforma di Antonio Niccolini, successore del Wicar alla direzione del real Istituto da quell’anno fino al 1848. Il Niccolini portò nuova linfa vitale all’organismo soffocato nelle sue spinte innovative da anni di concezione della pittura come disciplina il cui andamento era affidato al rispetto di un severo codice estetico. A scardinare il programma didattico di matrice accademica fu il genere del paesaggio considerato minore nella classifica delle gerarchie fino alla nomina nel 1815 di Pitloò alla cattedra di disegno.
Con Pitloò si insinuò nel vedutismo di ascendenza settecentesca un sentimento di romantico abbandono alle emozioni che il paesaggio era capace di suscitare. La lezione dell’olandese fu raccolta dal Gigante che, partendo dall’utilizzo della camera ottica e con una formazione da incisore e litografo seppe approdare ad una ripresa del paesaggio tutta giocata sul dato cromatico e luministico.
Fu Filippo Palizzi, insofferente alle regole, a rivoluzionare il linguaggio convenzionale e ribaltare la gerarchia dei generi in Accademia. Tra il 1848 e il 1860 nel reale istituto iniziò una nuova fase di indirizzo didattico adeguandosi alle nuove tendenze d’oltralpe nonch al rinnovato gusto della classe committente, anche l’insegnamento della pittura si apr verso nuovi scenari e metodologie d’insegnamento. Sotto la direzione di Cesare Dalbono l’Accademia gettò le basi per un confronto con la critica moderna ma è con Domenico Morelli che si avr  un vero distacco dal rigido canone estetico sino ad allora vigente. Nel 1864 L’Accademia fu trasferita prima al Regio Palazzo degli Studi, l’attuale museo archeologico nazionale e poi alla sua sede odierna di via Santa Maria di Costantinopoli.

GLI EVENTI TRA GRANDI COLLEZIONI E CONTEMPORANEO
Prorogata al 17 maggio la mostra di pittura “Le grandi collezioni napoletane dell’ ottocento e novecento” all’associazione culturale Accademia Giacinto Gigante, via Corinzio 31, Napoli. In mostra opere inedite di Bocchetti, Bresciani, Briante, Capaldo, Casciaro, Crisconio, Dalbono, De Gregorio, Fergola, Irolli. ( lun-ven, ore 10,00/13,00 e 17,00/19,00 festivi, ore 10,00/13,00
E oggi, all’Accademia di Belle arti di Napoli si inaugura la mostra “FRANCO AUTIERO, drammaturgo, scenografo, storico dell’arte” organizzata dall’Associazione culturale Franco Autiero nei prestigiosi spazi del Teatro Antonio Niccolini (fino al 12 aprile). Alle 19.30 Isa Danieli, Alessandra Borgia, Elisabetta D’Acunzo e Ernesto Lama leggeranno scritti dell’autore “Affabulando Autiero”.
La manifestazione realizzata con la collaborazione della Scuola di Scenografia dell’Ente prevede l’esposizione di bozzetti, schizzi, disegni, fotografie, plastici, locandine e oggetti appartenenti ai maggiori successi teatrali che hanno segnato la celebre carriera di Franco Autiero del quale si ricorda la strettacollaborazione con Annibale Ruccello -per cui ha realizzato importanti scenografie e la sua partecipazione attiva al movimento della Nuova Drammaturgia Napoletan            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
Baaccanto ad importanti protagonisti della scena teatrale partenopea quali Enzo Moscato, Manlio Santanelli, Francesco Silvestri e tanti altri.

L’allestimento prevede l’esposizione anche di due intere scenografie di Franco Autiero, relative a due degli spettacoli in cui compariva anche come autore, “Matamoro” e “Ambo” oltre ad una sezione dedicata ai suoi studi di storico dell’arte, dagli affreschi giotteschi della cappella di Santa Lucia a Massaquano Vico Equense, fino a curare la pubblicazione ” Armando De Stefano-un giorno giover  ricordare anche questo per i tipi di Franco Di Mauro.

luned 8 aprile 2013

Nelle foto in alto, opere di Marco De Gregorio e, in basso, da sinistra, Francesco Paolo Michetti e Edoardo Dalbono. Sotto, clicca il video
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