IL CAMMINO DI LUIGI CRISCONIO.
Non è semplice dare la giusta interpretazione al linguaggio pittorico di Luigi Crisconio, uno dei più grandi talenti e ingegni tra i pittori del suo tempo. Nato a Napoli, il 25 agosto del 1893, alla perdita del padre nel 1911 gli subentrò nella conduzione della cartoleria di cui era proprietario. Ma le sue aspirazione lo condussero verso altri sentieri che con la vita dietro al bancone avevano poco a che fare. Il suo amore quasi ossessivo nei confronti della pittura lo portava addirittura ad allontanare bruscamente i clienti in bottega per non interrompere il suo impulso creativo quando era all’opera. La madre, Annamaria Calise, si vide costretta a cedere l’attivit .
Pittore ribelle e a suo modo “illegale”(P. Ricci) fu sempre poco avvezzo all’approccio pittorico attraverso i percorsi tradizionali dell’apprendimento; ciononostante, per volere della madre e grazie all’intercessione di Vincenzo Serpone, noto commerciante di arredi sacri, si iscrisse all’Accademia di Belle Arti partenopea. Determinante per la sua formazione furono gli insegnamenti di Michele Cammarano, allora titolare della cattedra di pittura di paesaggio. Pur respirando a pieni polmoni l’aria della grande tradizione della pittura paesaggistica meridionale, Crisconio seppe resistere al fascino confortevole di un percorso segnato, per intraprendere un cammino personale. Ciò gli permise di conservare un proprio timbro pittorico in cui realt  ed emozione trovano un punto di giuntura.
Nella pittura di paesaggio, Crisconio dimostra un reale desiderio di opposizione a quel vuoto realismo che aveva a lungo contaminato la pittura napoletana. Svela i volti di una Napoli antituristica, affamata e sopraffatta dall’incertezza di chi non conosce il domani. Trasferitosi con la madre a Portici nel 1934, due anni più tardi sposò Elisa Amato, compagna di vita e modella in pregevoli ritratti. Ebbe inizio una estenuante coabitazione nella casa materna, che esasperò le tensioni preesistenti, in parte dovute alle innumerevoli difficolt  di inserimento all’interno del mercato collezionistico napoletano.
La sopravvivenza dell’artista fu talora legata ai piccoli dipinti che riusciva a vendere nella Pasticceria “Van Bol e Feste” di Piazza della Borsa. In qualche momento gli era difficile addirittura acquistare le “tavolette” per dipingere. Vivere di arte e per l’arte è una scelta di coraggio, oggi come nei tempi andati. Luigi Crisconio ha pagato come e più di altri artisti la libera scelta di vivere secondo l’arte ma senza seguirne i dettami, restando sempre e solo fedele a se stesso, portavoce di una sensibilit  nuova che tiene le distanze da una tradizione, quella del realismo ottocentesco tanto cara alla borghesia, senza per questo sposare le posizioni estetiche delle nuove avanguardie. Mor prematuramente a Portici, nel 1946 a causa di una congestione cerebrale. Dopo la sua morte ricevette da parte della critica quell’attenzione che gli fu negata in una vita di stenti.

EUGENIO VITI TRA SPERIMENTAZIONE E AGGIORNAMENTO
Nato a Napoli nel 1881, Viti frequenta l’Accademia di Belle Arti della sua citt , allievo di Michele Cammarano, dove si diploma nel 1906. Raggiunge Edoardo Curcio a Roma con il quale divide una pensione per frequentare i corsi di specializzazione alla Scuola libera con modello vivente al Regio istituto di Belle Arti. I soggiorni romani, fuori dalle aule scolastiche e dall’ottusit  di collezionisti e mercanti furono un passaggio obbligato per determinare l’apertura del gusto e un cambio di rotta. Lo scarto di aggiornamento tra Roma e Napoli era allora evidentissimo; quest’ultima era ancora impantanata in un rimpasto estetico che mal gradiva ogni forma di novit  stilistica mentre Roma viaggiava di pari passo con le tendenze d’oltralpe. La produzione di Viti negli anni 10 è ricca di figure giovani, di fanciullini, bacchini e faunetti, personaggi la cui resa risente di un approccio ancora ingenuo nei confronti della natura.
In questi anni la sua attivit  si divide fra lavori decorativi, pittura religiosa e dipinti sperimentali (opere "secessioniste") Nel corso del tempo l’artista raggiunge una maturazione estetica che si rifletter  anche in una maturazione fisica dei soggetti dipinti e soprattutto in un approfondimento degli aspetti psicologici e caratteriali del ritratto. Sin dagli inizi degli anni ’30 le ballerine e i fanciulli lasciano il posto a una figura femminile adulta, ravvicinata rispetto al piano della ripresa e indagata nella sua caratterialit , mai tuttavia completamente celata, in una mistura di ritrosia e ansiet . Viti vive l’arte con l’atteggiamento di chi vuol conciliare l’esigenza di aggiornamento e sperimentazione con la necessit  di ancoraggio alle tendenze tradizionaliste che nella sua Napoli andavano per la maggiore. forse proprio questa sua nota caratteristica a renderlo uno dei pittori più intriganti del primo novecento. La storica importanza di Eugenio Viti consiste proprio nell’essere egli stesso il tramite forse p            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
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BB»EWHEREUSINGB B B»RLIKERESETBeNULLBSHAREBSLAVErBPSIGNMIDptkoi8uBBBBRTRIMeROWS pBtxxïïxxxxxxxxxxxxx xxxxxxxxxxxxiù convinto della riforma del Novecento nella cultura artistica del tempo a Napoli, senza però osare in spavalderia, con uno spirito equilibrato e una inconsueta passione per la disciplina.

GENNARO VILLANI E LA SECESSIONE DEI 23
Villani nasce a Napoli nel 1885. E’ un pittore che ha saputo analizzare il dato reale per trarne motivo di ispirazione lirica. Nei suoi lavori il colore è dominante; si insinua nella forma con prepotente vitalit , restituendo all’immagine un carattere nuovo, inaspettato. Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Napoli, alla classe di pittura di Michele Cammarano, unica fonte di fresca vita culturale in un chiuso borgo provinciale quale era diventata la Napoli del tempo, ebbe il merito, insieme a Edoardo Curcio ed Eugenio Viti, di opporsi apertamente ai dettami di un’arte locale, ai quali aderirono la maggior parte degli artisti ufficiali e conformisti, per trovare ispirazione in un mondo di idee dal gusto rinnovato.
Il tramite fu la cosiddetta “Secessione dei 23” un’ organizzazione di giovani artisti che si richiamava con evidenza alle esperienze della Secessione viennese.
In quegli anni a Napoli la più audace espressione di libert  e di spregiudicatezza di ricerca era, per tutti, quella dell’Art Noveau secondo gli esempi che offriva appunto, la Secessione di Monaco e di Vienna. In Gennaro Villani si afferma tuttavia una robusta vena paesaggistica che scavalcata la tradizione posillipiana finisce per innestarsi nel solco della macchia porticese. Erede diretto di Michele Cammarano, la cui influenza, soprattutto nei lavori giovanili è ben evidente, Villani affronta il paesaggio con libert , superando gli umilianti confini dell’impaginazione da cartolina per i turisti. Assertore della tecnica divisionista, non abbandonò mai del tutto la pennellata libera e impressionistica. Raramente fu capace di restituire all’immagine quella nota di puro lirismo, di poesia cromatica, ma il suo percorso fu tra i più lungimiranti e moderni, se rapportati alla naturale condizione delle arti figurative a Napoli nella prima met  del 900.

Nelle foto, lebrache di Crisconio. In basso, da destra, spiaggia flegrea di Villani e la modella di Viti
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