L’INFORMALE
L’ informale è la risposta in termini di linguaggio artistico che l’Europa d  alla profonda crisi conseguente agli orrori messi in luce dal secondo conflitto mondiale. Sviluppatosi nel decennio tra gli anni cinquanta e sessanta, l’Informale si pone in antitesi con tutto ciò che può ricondurre ad una forma e alla conoscenza razionale ad essa sottesa. Anche in Italia l’arte risente della necessit  di riconsiderare le possibilit  espressive dei mezzi di comunicazione visiva. Punti di snodo delle nuove sperimentazioni sono le citt  di Milano e Bologna.
A Napoli, a dispetto di una cultura e tradizione ormai stagnanti, è possibile rintracciare una serie di fatti, riconducibili al lavoro di alcuni artisti, che in sintonia con le istanze estetiche italiane e europee, registrano una forte volont  di cambiamento. Il filone espressivo che in quel periodo appariva come elemento di rottura era proprio l’informale, in seno al quale emergevano le novit  più vitali dell’arte contemporanea. Su quel tracciato si era fatto strada il genio pittorico di Spinosa che gi  dal 1953 era giunto all’acquisizione di una cifra stilistica del tutto personale, progressivamente sganciata dalla figurazione che se nei primi lavori ancora affiorava sotto forma di sagoma grafica in quelli successivi era totalmente assorbita dalla materia cromatica.
L’adesione di Barisani, nel 1958, alla poetica dell’informale nasce dalla presa di coscienza dell’importanza della materia, sia essa pittorica che scultorea, e del suo significato intrinseco bastante a determinare da s quei codici della comunicazione visiva senza necessitare del tramite iconografico.

IL REALISMO NUOVO
Sul finire degli anni ’50 ancora esisteva una linea di demarcazione tra l’area astrattista e quella ancorata alla figurativit . Ciò comportò l’isolamento di alcuni artisti che pur muovendosi in un ambito pittorico dove l’immagine è ancora fulcro della rappresentazione figurativa, sentivano l’esigenza di rivedere i loro assunti formali e di adeguare i propri mezzi ad una realt  in continuo cambiamento. Alcuni di essi si distinsero per la loro espressivit  inquieta, incline ad accogliere le suggestioni provenienti dal mondo dell’emozionaleLippi, Waschimps e De Stefano.

IL GRUPPO 58
L’esordio del gruppo si fa coincidere con una mostra, nel febbraio del 1958, alla Galleria Medea di Napoli. Nel giugno dello stesso anno Lucio Del Pezzo, Bruno Di Bello, Sergio Fergola, Luigi Castellano, Mario Persico e Franco Palumbo sottoscrissero “Il manifesto del Gruppo 58- movimento di pittura nucleare” che traccia un filo teso verso il nuclearismo e l’arte cinetica. Infine, nel 59 alla Galleria San Carlo venne presentata la “Rassegna documento dell’arte attuale nel sud” con le opere degli artisti aderenti al gruppo e uno scritto in catalogo di Luigi Castellano in cui si esprime chiaramente la volont  della corrente di operare ben al di l  della pura dimensione artistica per incidere nella realt  attraverso un cambiamento sociale che deve partire dal sistema educativo per riscoprire “quanto c’è di importante e costruttivo nell’arte del Sud di oggi”. Tale corrente d’avanguardia ha avuto il merito di aver provocato un esteso dibattito sull’arte e sulla cultura, anche a partire dalla rivista del gruppo, “Documento Sud”. Il Gruppo 58 si pone in posizione polemica nei confronti dell’astrattismo per affermare la possibilit  di una nuova figurazione Tra i temi centrali del gruppo vi è un’analisi dell’uomo contemporaneo a partire dalle sue origini, la sua vita fisica, emotiva e i suoi dubbi esistenziali. Il rapporto che si instaurò con il nuclearismo suscitò un allargamento degli orizzonti visivi del gruppo sempre attento agli assunti internazionali dell’arte ma al tempo stesso decretò un’amplificazione dello stereotipo della napoletanit . Mario Persico è sicuramente la figura più aderente alle specificit  delle sue origini partenopee. Nei suoi lavori, ogni elemento inserito nel contesto dell’opera(immagini dipinte, collage, oggetti del quotidiano), concorre alla realizzazione di una finalit  ideologica l’interpretazione della condizione esistenziale dell’uomo. La sua urgenza di espressione scaturisce dalla convinzione di poter incidere sulle vicende del quotidiano attraverso la manipolazione artistica.
DEL PEZZO, DI BELLO, DI RUGGIERO E PISANI

Di tutt’altra impronta è il linguaggio visivo di Lucio Del Pezzo, circoscritto nei confini del contesto in cui si agisce, l’opera d’arte. L’artista raggiunger  la notoriet  dopo il ’60, quando la materia pittorica si arricchir  di elementi solidi, di oggetti. “Iconico” o “ideogrammatico” è il linguaggio di Bruno Di Bello che utilizza lettere, numeri e segni grafici, il cui significato è da rintracciare nell’ordine ritmico della loro collocazione spaziale. Una delle direzioni che prende la figurativit  a Napoli negli anni ’60 è indicata da Carmine Di Ruggiero, artista la cui carriera è costellata di grandi successi e riconoscimenti soprattutto al di fuori della sua citt . Costruisce dapprima            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEB i suoi lavori nella serrata sequenza di immagini sovrapposte a furtivi tocchi di pennello per poi passare alla giustapposizione di ampie stesure di colore, operando cos una riduzione quantitativa agli elementi compositivi. Nell’intercapedine tra astrattismo e realismo troviamo Gianni Pisani che si era subito spostato “verso un’iconicit  di carattere informale” cedendo però alle lusinghe della figurazione nel dato narrativo, nel racconto, spesso autobiografico che sempre sottende ai suoi lavori.

Nella foto, in alto, una natura morta di Spinosa. In basso, da destra, "Nudo di donna" di Ricci e "Un delitto"di De Stefano
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