“Dalla cintura di castit  all’autodeterminazione” è il titolo della tavola rotonda che si è svolta ieri a Napoli nella stupenda, quanto antica, sede del Museo Filangieri, in via Duomo. Il dibattito, incentrato sul tema dell’autodeterminazione femminile, intesa in tutte le sue sfaccettature, assume particolare valore se calato nella quotidianit  del presente. Alla luce dei recenti e inenarrabili fatti di cronaca, che hanno visto implementarsi i fatti di violenza avverso la donna in quanto tale, una riconsiderazione dell’universo femminile e del suo ruolo appare quanto mai necessario.
I lavori, introdotti dall’intervento dell’organizzatrice, Valeria Carreras, hanno preso le mosse dal significato che ha assunto, storicamente, la cintura di castit . «L’idea di impedire i rapporti sessuali alle proprie consorti nel momento in cui si abbandonava, per qualsiasi motivo, la casa coniugale, era fortemente radicata nella mentalit  medievale e non conosceva differenze di ceto sociale. Persino una donna come Caterina de’Medici, ricca, colta, elegante e raffinata, fu chiusa dalle catene di quello strumento odioso» spiega Valeria.
In quest’ottica, il museo Filangieri, per troppo tempo chiuso e ora riaperto solo grazie all’intervento dei volontari che lo gestiscono, è il locus perfetto, in quanto ospita l’unico esemplare di cintura di castit  oggi in esposizione. A moderare l’incontro è Angela Cortese, consigliere regionale della Campania e componente della Commissione speciale mobbing, che stigmatizza quelli che sono gli attuali problemi a cui la politica è tenuta a dare risposta e che consistono in quegli attacchi gratuiti che sovente vengono sferrati alle donne anche da parte delle istituzioni.
«Si parla di L. 194, di aborto, di cimitero dei feti, senza tenere in debito conto tutte quelle esigenze che ruotano intorno alla figura femminile», afferma la consigliera. Dello stesso tono è l’intervento di Caterina Arcidiacono la docente di Psicologia sociale all’Universit  Federico II pone l’accento sulle «nuove cinture di castit », che, spesso, i mass-media contribuiscono a creare «veicolando una corporeit  femminile del tutto effimera».
Anche Simona Marino, docente di Filosofia Morale alla Federico II, concorda nell’affermare come, attualmente, «esistano diverse forme di cintura di castit , che possono essere vinte solo se la societ , e le stesse donne coinvolte, cominciano un percorso diretto a riconoscere quello che va sotto il nome di autodeterminazione».
La strada che può condurre le donne a ricoprire il ruolo che meritano, insomma, è ancora lunga. In questo senso, lo spettacolo di danza, dal titolo “castit  mai più cinture”, che chiude il convegno, assume valore paradigmatico in ordine all’essenza di un tale percorso, che non può non avere al suo centro, la figura femminile e la sua eterna e controversa bellezza.
Nella foto, cintura di castit  esposta al museo Filangieri, unico esemplare al mondo ancora in mostra

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