Rinviata la questione a un’adunanza plenaria. Così il Consiglio di Stato con una nuova sentenza rimette  in discussione la scelta di affidare la direzione dei musei italiani agli stranieri. Dopo un ricorso presentato nei mesi scorsi.
E a questo proposito interviene Sylvain Bellenger (foto) che di questi dirigenti è un fulgido esempio, capace di rilanciare una struttura museale prima del suo arrivo molto penalizzata nella visibilità, nonostante le sue potenzialità: il Museo di Capodimonte, una delle pinacoteche più ricche e belle al mondo con il suo magnifico bosco, residenza di cui i Borbone andavano fieri.
E commenta: «La decisione odierna del Consiglio del Stato è l’ennesima dimostrazione che la burocrazia in Italia mette in ginocchio il Paese, crea una grande incertezza per le competenze venute dall’estero, dopo aver lasciato solide e prestigiose posizioni professionali per candidarsi alla guida dei musei italiani. Tutto questo è gravissimo e nuoce moltissimo all’Italia e agli italiani».
Polemico Bellenger, ma determinato a proseguire nella propria frenetica attività per far conoscere a tutti la bellezza del luogo: «I successi della riforma Franceschini sono sotto gli occhi di tutti e non solo in termini numerici, come aumento dei visitatori, ma anche in termini di visibilità: i musei, le loro preziose collezioni, le mostre e le altre attività sono tornati nella coscienza e nel dibattito pubblico dopo molti anni. Noi continuiamo a lavorare sereni agli importanti progetti pluriennali sul museo e sul bosco perché una seria politica culturale non si improvvisa, ma si programma almeno per il quinquiennio successivo».

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