Era l’estate del 1809 quando fu inaugurato dal re Gioacchino Napoleone (Murat) il grande ponte che sovrasta la chiesa e il convento di Santa Maria della Sanit . La necessit  di costruire questo viadotto fu dettata dal superamento del valico che divideva la collina di Santa Teresa da quella di Capodimonte. Il ponte doveva congiungere i due tronchi del previsto Corso Napoleone, ovvero quello di Santa Teresa e quello di Capodimonte. Li divideva la profonda valle, raggiungibile a Sud dalla Discesa Sanit  nota come Imbrecciatella – e a Nord dalle Rampe San Gennaro dei Poveri. Corso che oggi è intitolato nel tratto superiore all’eroe dell’Amba Alagi, Amedeo di Savoia, duca d’Aosta, morto in Kenia nel 1942; mentre nel tratto inferiore a Santa Teresa degli Scalzi.

Appariva necessario unire i due tratti di strada con un ardito ponte dalla mole gigantesca, evitando la distruzione del convento e della chiesa sottostanti, risalenti al Seicento. Il tempio era opera del padre domenicano Giuseppe Donzelli, conosciuto come Fra’ Nuvolo, autore anche del campanile e della cupola di Santa Maria del Carmine Maggiore.

L’idea di collegare in modo più agevole il Palazzo Reale di Capodimonte alla Reggia di Napoli fu sempre un’esigenza avvertita dai sovrani borbonici. Giunti i francesi decisero di risolvere al più presto questo problema, anche per motivi di sicurezza. Il re non poteva attraversare la popolosa strada dei Vergini, quella dell’Arena alla Sanit  e salire l’impervia Strada vecchia di Capodimonte. Una via angusta che tuttora parte dalla piazzetta di San Severo e s’inerpica fino a giungere alla Porta Grande del parco reale di Capodimonte, meritandosi dal volgo l’appellativo di «Sagliuta do’ Presepio», tanto suggestiva e irta per il percorso tagliato nella roccia tufacea.

Un abile ingegnere, Gioacchino Avellino, incaricato dal re, tracciò una strada che dal Cavone di San Gennaro dei Poveri raggiungesse il sito reale. Ma il progetto non soddisfò la corte e tantomeno il generale Andr-Franois-Jules Miot (1762-1841), ministro della Guerra e Marina col regno di Giuseppe Bonaparte e poi ministro dell’Interno con Gioacchino Murat. Questi condivideva l’opinione con il cavaliere Francesco Carelli, capo dipartimento del Ministero dell’Interno, cos decisero di attuare un diverso progetto. Carelli era un uomo di grande cultura e di acuto ingegno, fu innanzitutto a lui che venne l’idea di disegnare una strada che dal lato del palazzo dei Regi Studi l’attuale Museo Archeologico – si collegasse a Capodimonte, quindi al bosco reale. Ancora oggi, quella strada, sebbene siano trascorsi due secoli, nella parlata del volgo è indicata come «’A via nova».

La nuova strada di Capodimonte doveva condurre attraverso Miano con Aversa più brevemente sulla strada di Roma. I lavori furono iniziati il 14 agosto del 1806, per solennizzare la nascita di Napoleone e la pace con la Russia, pertanto fu chiamata Corso Napoleone. Il tracciato si articolava in due rami, uno di questi fu chiamato Ponti Rossi per la presenza dei resti dell’acquedotto romano, che scendeva verso il Real Albergo dei Poveri.

Le opere stradali furono realizzate e condotte con grande celerit , in modo militare, senza un preciso progetto esecutivo partorito dalla mente di un ingegnere. Cos, non poche furono le spese per lavori non previsti, soprattutto per eliminare il pericolo di crollo di qualche fabbricato. Il cortile col giardino dei Pandone, duchi di Venafro, fu letteralmente inghiottito da una colmata. Solo all’ingegnere Nicola Leandro, che in qualche misura aiutava nella prosecuzione dell’opera, coadiuvato da Gioacchino Avellino fu consentito di progettare e dirigere i lavori di costruzione di un lungo viadotto, formato da sei ampi archi che sovrastano la valle della Sanit . Irrimediabilmente fu tagliato il chiostrino ellittico dove dovevano sorgere i grandi rinfianchi delle arcate e i lavori stradali tranciarono il giardino appartenente al convento di Santa Teresa.

Il corso con il ponte ebbero una prima apertura nel 1809, quando solo il viadotto appariva compiuto. Restavano ancora da completare altre opere, il compito fu affidato a Luigi Malesci, ingegnere della Direzione dei Ponti e delle Strade che rilevò quanto eseguito, mancando un progetto dell’intera strada, portando a termine nel 1810 i lavori incompiuti insieme a Bartolomeo Grasso. In particolare è sua la realizzazione delle due piazze terminali, quella del Tondo di Capodimonte con il giardino ovale e dell’Emiciclo, la pavimentazione e le alberature.

Oggi, a distanza di duecento anni, il Ponte della Sanit , opera di Nicola Leandro, sfida i secoli e assolve un compito statico per cui non era stato progettato, quello di consentire il traffico continuo di automobili, autobus e camion. Pensare che il 31 luglio 1809 dovette subire come sovraccarico di collaudo il solo passaggio di carrozze e di alcune batterie di soldati, sostenendo poco dopo soltanto il peso di qualche sparuto viandante.

Nel dipinto (anonimo), Corso Napoleone