I polpastrelli premono forte sulla macchina da scrivere e la notizia corre veloce sulla strada percorsa da una Mehari verde. La meta è chiara e l’intenzione, insieme alla forza di volont , diventa la bussola di un navigante inesperto, ma deciso ad arrivare. A distanza di anni una telecamera Sony PD150 si trova a inseguire il ritmo di quelle dita sulla tastiera, a catturare l’immagine, a imprimere il senso di quella storia, storia qualunque, storia di fatti umani.

Giancarlo Siani desiderava raccontare la verit , anche se aveva il volto deforme della camorra.

Maurizio Fiume, sceneggiatore, regista, production manager, oggi in forze a Teatri Uniti, si è messo al servizio di quella stessa verit , che non conosce orpelli, non si tinge di facili eroismi, non impone un peso impossibile da sostenere, vantandosi di quanto sia difficile conquistarla ed affermarla con i mezzi della normalit .

“E io ti seguo”, scritto, prodotto e diretto dal filmaker napoletano nel 2003, interpretato da Yari Gugliucci, Antonio Manzini, Roberto De Francesco e Ninni Bruschetta, si cimenta con l’espressione più alta di un’intera vita: fare bene il proprio mestiere. Un film che il pubblico ha riscoperto in dvd grazie a Officine italiane che lo ha appena distribuito su scala nazionale nelle librerie e nelle videoteche, registrando il tutto esaurito.

“Ho scelto di raccontare la storia di Giancarlo perch non potevo farne a meno.” Cos Maurizio Fiume taglia di netto in due la conversazione, fugando ogni convenevole, lasciando percepire di volervi entrare a fondo.

“L’ho conosciuto alla fine del 1984. In quell’anno seguivo un corso di giornalismo del sociologo Amato Lamberti all’Universit  popolare di Napoli e in quell’occasione ho assistito a diverse lezioni tenute da Siani. Raccontava della sua esperienza al “Mattino”, a Torre Annunziata con grande schiettezza e senza mezze misure. Dopo la sua morte ho avvertito l’urgenza di scrivere un soggetto, “In nome di Giancarlo”, che mi desse l’opportunit  di storicizzare la realt , ma anche di renderle giustizia. Nel corso degli anni i media avevano pesantemente distorto l’immagine di Siani. Troppo imprudente, troppo propenso a invischiarsi in ambienti discutibili. Cos lo descrivevano gli stessi giornali che oggi lo incensano alla stregua di un santo-eroe. Giancarlo non era n un santo, n un eroe, ma un giornalista.”

Maurizio Fiume prosegue con calma serafica mentre ripercorre le tappe, non facili, della genesi del suo film. “Il soggetto vinse il premio indetto dalla cooperativa Cinema Democratico per il miglior soggetto originale. Successivamente, nel 1991, realizzai un docudramma dal titolo omonimo e nel 2001 ho iniziato a girare il film “E io ti seguo”. Non è stato semplice. Bench in Italia non esistesse una tradizione di film sul giornalismo e la camorra sortisse ancora l’effetto di un mondo a s, lontano da tutto e da tutti ho incontrato non poche difficolt . “E io ti seguo” l’ho prodotto da solo, senza finanziamenti pubblici e prevendite televisive, accendendo un mutuo sulla casa.”

Dalle parole di Fiume si avverte un certo distacco, un tentativo di mantenere sempre alta l’oggettivit , qualit  che emerge in tutta la sua forza dalla filigrana di “E io ti seguo”.

“Sono convinto che il film appartenga alla gente. Con il mio lavoro desideravo generare discussioni, dibattiti e restituire a Giancarlo la dignit  di un giovane e serio giornalista. Per questo non ho ceduto alla tentazione di infarcire la trama di sentimentalismi e momenti strappalacrime da fiction. Tutte le scene sono state girate dal vero e non in un teatro di posa. Il rischio è stato altissimo. In una delle scene, per esempio, si intravede una Ford Ka, che nel 1985 non esisteva affatto! La macchina da presa incollata ai personaggi, la scelta di sfruttare i neri per rimarcare il cuore di una Napoli oscura, di dare risalto agli articoli di Giancarlo, pubblicati nella loro totalit  solo di recente e l’esercizio di sottrarre, piuttosto che aggiungere inutili elementi decorativi dichiarano la volont  di penetrare la storia e i personaggi, per restituirli nel modo più autentico possibile.”

Alla questione giudiziaria Fiume si avvicina a piccoli passi.
“Per girare il film mi sono avvalso principalmente dell’inchiesta “Rinaldi-D’Alterio” che comprendeva, tra l’altro, anche le dichiarazioni rilasciate da un pentito, Ferdinado Cataldo, riscontrate in tre gradi di giudizio. E’ su quelle dichiarazioni che ho costruito la scena in cui Siani esce dal Mattino insieme a un altro giornalista e viene fermato da Damiano, un imprenditore torrese che lo conosceva e che lo saluta con un bacio per farlo riconoscere dai killer. Un altro punto controverso, rielaborato nel film, riguarda un libro sui fatti di camorra scritto a quattro mani con un giornalista dell’Ansa di Torre Annunziata. Nessuno sa dove sia finito la pubblicazione. Personalmente credo che la cartellina con le bozze del libro sia stata sottratta a Giancarlo e che un blitz nella tipografia di Torre Annunziata si sia occupata di distruggerne tutte le             6                  «    oè è á«sptLlibrined dd dpG7e:EèHlèNO» OJe
tnRpeKKKYT DeS pHKL   e
ET pMS swe7copie. Certo sono tutte ipotesi, ma a quanti sostengono che il libro non sia mai esistito si può contrapporre un’intercettazione telefonica con tale Ciccio (successivamente identificato in Francesco Porcelli) in cui si sente il sindaco Domenico Bertone dire: “…Siani, pur avendo riletto un poco il suo memoriale, i suoi articoli, non è che poi abbia scritto articoli da destare preoccupazioni…”. E’ naturale chiedersi come faceva Bertone ad aver letto un memoriale mai scritto? La scena dello scontro al “Mattino” per decidere quanto spazio riservare alla morte di Giancarlo mi è stata raccontata da un giornalista del Mattino presente quella sera. Il racconto nel film di questi eventi, certo non inventati, hanno contribuito a sollevare contro di me un polverone di polemiche e di accuse da parte della testata napoletana.”

“E io ti seguo -conclude Fiume- è il titolo del film, ma anche la direzione tracciata da una scena in cui il pretore di Torre Annunziata rivela a Giancarlo l’esistenza di una pista per le indagini. Tu vai avanti e poi io ti seguo, gli dice. Sappiamo tutti come è andata a finire.”

Giancarlo scriveva di camorra, ma non è questo il punto. Ciò che disarma in lui non è un’indole soprannaturale, ma la sete di giustizia, l’avversione per il compromesso morale, il desiderio di verit  riversati nella professione, la seriet  e l’incorruttibilit  dei cuori giovani, che spianano la strada perch gli altri possano seguirli. Il film di Maurizio Fiume racconta tutto questo.

Nelle foto, una scena del film e la locandina