Una citt  ostinata nel suo modo di vivere, continuamente in evoluzione e piena di impulsi di innovazione eppure sempre legata a una forte identit  legata al passato. Napoli è teatro di innumerevoli contraddizioni e stereotipi, oggetto di infinite analisi sociologiche e riflessioni storiografiche, ma soprattutto è una citt  che sopravvive alle insidie peggiori della modernit  senza banalizzarsi e cedere alle lusinghe del turismo mordi e fuggi. “Una citt  dalle pagine infinite” la definiscono Massimiliano Maletta e Francesco De Giorgi, autori di “Poteva capitare solo a Napoli” (Aliberti Editore, pagg. 135, euro 10), un’analisi ironica e ricca di acute osservazioni dei difetti tipici dell’universo partenopeo.
Il tono del libro è ispirato all’autoironia che contraddistingue i napoletani, per riflettere sui paradossi, le bizzarrie e i quotidiani saggi di improvvisazione del popolo partenopeo, sempre guidati da una costante esaltazione della fantasia come espressione di vitalit  il tirare a campare che diventa modus vivendi frutto di una continua rielaborazione e riadattamento alle esigenze del momento.
Dalla segnaletica stradale improbabile ai parcheggi avventurosi, dai cartelli promozionali scritti in un inglese improvvisato nei negozi del centro ai luoghi di culto dedicati a Maradona e Cavani in citt  sono numerosi gli esempi di artigianato locale, attraverso il quale “l’estro è in grado di prendere cos tanto il sopravvento che non ci si limita nemmeno a copiare le marche dei prodotti in vendita, ma le si trasforma in qualcosa di diverso, più facile da scrivere o da pronunciare”, scrivono gli autori nel libro. Napoli è anche quotidiano disagio, per chi si avventura nell’utilizzo di alcune linee dei mezzi pubblici o si trova bloccato con la propria macchina nel caos del traffico, magari a causa dell’ennesima manifestazione dei disoccupati organizzati.
E in citt  da anni furoreggiano i cantanti neomelodici, divi popolari come lo erano Mario Merola nei primi anni ’70 con la sua sceneggiata e Nino D’Angelo e Carmelo Zappulla nei primi anni ’80. Con il “tragico fenomeno neomelodico” si moltiplicano i video musicali, in alcuni casi veri e propri cortometraggi, ospitati da alcune televisioni locali e poi commentati in studio dallo stesso neomelodico, che riceve le telefonate del pubblico e si intrattiene con loro. Gli autori del libro descrivono con ironia i contenuti dei video e le tipologie di telefonate del pubblico, in particolare è da antologia il commento su un cantante che si esibisce in lacrime mentre mostra la foto del cane portatogli via dalla moglie divorziata.
“Poteva capitare solo a Napoli” è ricco di aneddoti, episodi curiosi, riflessioni mai banali sulla realt  popolare partenopea, quella che segna il carattere della citt  e ne delinea l’immagine iconografica, da cui scaturiscono gli stereotipi più abusati.
Gli autori scrivono nella premessa al libro “Non vorremmo che ci rinfacciassero di aver descritto Napoli per quello che è oggi e non come il paradiso terrestre che potrebbe essere”. Insomma piuttosto che ignorare la realt  è meglio raccontarla, con i suoi paradossi e le sue asprezze, ma con l’aiuto di un sorriso.

DE GIORGI E MALETTA ARDUA IMPRESA STUPIRE UN NAPOLETANO

La parola agli autori.
Nel libro c’è un riferimento esplicito alla capacit  dei napoletani di colonizzare i luoghi in cui si trasferiscono, portando con s usi e costumi…
“I napoletani, da un punto di vista genetico, hanno capacit  d’adattamento al territorio e camuffamento molto basse, per non dire nulle. Per ovviare a questo handicap, abbiamo darwinianamente sviluppato la capacit  di “Napoli-formare” l’ambiente circostante, in una sorta di mimetismo al contrario. Mezza giornata ci è più che sufficiente per trasformare Tahiti in Castellammare di Stabia, e con un po’ più di tempo, non esiste megalopoli su questa terra, che non debba cederci uno spicchio del suo territorio per trasformarlo in un pittoresco vicolo. A volte la Napoli-formazione è cos efficace che i locali neanche se ne rendono conto e sono convinti che tutto sia sempre stato in quel modo. Un po’ come gli americani, che sono sicuri d’aver inventato loro la pizza e noi non vediamo ragione per contraddirli”.
Napoli ha una particolare capacit  nel fagocitare la sua provincia, come se la citt  si estendesse per centinaia di chilometri quadrati. Anche chi vive in provincia dice sempre "sono di Napoli". Questo senso di appartenenza cos forte a cosa è dovuto?
“Napoli non ha una fine ben delimitata. A un certo punto, quando si guida da una grande citt  verso la campagna nella classica “gita fuori porta”, ci si aspetta di trovare, se non proprio una porta, almeno del verde o un posto dove le costruzioni, banalmente, finiscano. Chiunque abbia fatto la prova lasciando Napoli (ammesso che sia riuscito a districarsi nel traffico) avr  scoperto che le case non finiscono. Mai. A un certo punto, senza sapere bene come, ci si ritrova sul raccordo anulare            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
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 èî B    B  ï è B ï B    î B î ïè è B ï«è  B ï Bè BáØ ïî B  o nel bel mezzo della Calabria. Napoli sembra galleggiare in quello che gli americani chiamerebbero “sprawl” e che da queste parti non può definirsi altrimenti, se non “ammuina”, per quanto urbanistica. Adesso, se uno vive a Siena, può opporre una rivalit  culturale anche a Firenze, ma a chi viene da questa ammuina di sprawl partenopeo, non conviene dire che e’ di Napoli?”
Dall’esterno la citt  è percepita come vivace e ricca di storia, ma anche superstiziosa, in cui il disordine generalizzato e l’arte di arrangiarsi hanno il sopravvento. Una citt  dove è difficile realizzare un progetto di vita?
“In realt , più che difficile, è diverso. La filosofia del napoletano, alimentata da secoli di storia precaria ed amministrazioni allegre, è quella di guardare al futuro, ma non troppo oltre il “domani”. Quello che succeder  tra 48 ore è gi  troppo lontano nel tempo per poter essere pianificato con un buon margine di successo, cos si pensa principalmente a come passare ” a nuttata”, perch domani non “è un altro giorno”, ma più che altro “Dio pensa”….
Di solito il napoletano trasferitosi altrove ha una profonda nostalgia della propria citt . Secondo voi cosa rende unica questa citt ?
“Io, Max, vivo all’estero da circa sei anni. Al di l  dei troppo facili stereotipi del buon cibo del buon clima, è lo stupore quello che più stupisce.
Ovvero, stupire un napoletano è un’ardua impresa; coglierlo in castagna, senza parole, è virtualmente impossibile. All’estero, ossia oltre il Garigliano, ogni inconveniente, ogni evento inatteso, piomba sullo straniero con la forza di un macigno. La gente non va al lavoro per un ritardo dell’autobus, per un topino nel seminterrato accorrono i ghost-buster e per stringere un dado di un rubinetto che gocciola ci vuole Leonardo da Vinci.
Si perdono in un bicchier d’acqua, mentre il napoletano magari pasticcia nell’organizzazione iniziale, ma è pronto a fronteggiare ogni imprevisto, magari anche sorridendo. Insomma se state scrivendo un CV, e volete spararvi una sana “posa”, al fianco di “napoletano” potete aggiungerci “spiccata esperienza nel campo del problem solving” (basta che lo mandiate solo in Italia, perch in Inglese vuol dire poco o niente)”.

Il libro è pieno di aneddoti curiosi sulla vita napoletana. Avete un episodio personale da raccontare?
“Beh, ce ne sarebbero a centinaia. Fondamentalmente, Napoli stessa è un libro che si scrive e riscrive di continuo, ogni giorno, a ogni ora ed in ogni angolo di strada. Un libro che si può e si deve leggere, un po’ come il nostro, possibilmente in autobus (ammesso che passi), ridendo rumorosamente e facendo vedere bene il titolo e la copertina a chi ci sta intorno”.
Progetti futuri?
“Potendo, ci piacerebbe continuare a scrivere su Napoli, cos abbiamo messo su un blog, all’indirizzopotevacapitaresoloanapoli.blogspot.com, sul quale pubblichiamo pezzi inediti, sempre in chiave comica ma con un occhio particolare all’attualit . Per il resto, napoletanamente, tirammo a camp “.

Nella foto in homepage, uno dei due autori, Massimiliano Maletta

LA PRESENTAZIONE/MADE IN NAPLES
Oggi alle 18, alla libreria Feltrinelli di via s. Caterina a Chia 23- Napoli si presenta alle 18 il libro di Angelo Forgione, "Made in Naples" ( Magenes editoriale
Collana “Voci dal Sud” -Milano, 2013, pagg. 320, euro 15) con la prefazione di Jean-Nol Schifano
che interviene con l’autore e con Pino Aprile.
Cos Schifano definisce il volume “Angelo Forgione ci d , con questo decisamente storico e attuale Made in Naples, il grande libro-vademecum per tutti quelli che vogliono sapere, semplicemente, chiaramente, passionalmente sapere, a che punto sta, e perch, e fino a quando, la trimillenaria e cos giovane e irriducibile Napoli. Il libro da portare con s come il respiro della propria civilt  e lo specchio della propria vita.”

In foto, la copertina del libro e, in basso, i due autori, da sinistra, Maletta e De Giorgi