Compie centocinquant’anni l’Italia. E gi  dal 2010 sono iniziate le celebrazioni per una unificazione definita da molti malaunit , in canzoni, discorsi, libri. Sul tema, la casa editrice napoletana Controcorrente di Pietro Golia, che ha pubblicato 180 titoli dedicati alla controversa realt  del Risorgimento (come La Storia proibita e i Lager dei Savoia) ha organizzato, in collaborazione con altre associazioni, oggi pomeriggio- alle 17- un incontro al caffè Gambrinus dal titolo eloquente “E qui fu Napoli…. A 150 anni dalla malaunit “.
Oltre l’editore Pietro Golia, intervengono Luigi Rispoli, Stefano Arcella, Mario De Cunzo, Simona De Luna, Annalisa Di Nuzzo, Anna Maria Musilli e Domenico Scafoglio. Coordina, Fiorella Franchini. Tra gli argomenti in primo piano, la responsabilit  della Massoneria nella caduta del regno delle due Sicilie, il Risanamento dei quartieri bassi dopo il colera del 1844, il trasformismo da Liborio Romano ai giorni nostri.
La figura politica di quest’ultimo all’interno del Risorgimento italiano infiamma il dibattito ancora oggi per il ruolo di manovratore che ebbe a favore del dominio sabaudo. S’impegnò presto nella politica, frequentando ambienti carbonari e sposò la causa del Risorgimento italiano. Nel 1820 prese parte ai moti e venne destituito dall’insegnamento, imprigionato per un breve tempo e poi inviato prima al confino e poi in esilio all’estero. Nel 1848 tornò a Napoli e partecipò agli avvenimenti che generarono la costituzione concessa da re Ferdinando II di Borbone. Ma il 15 maggio 1848, dopo il sangue versato nei moti liberali, Romano fu nuovamente imprigionato. Nel 1860, mentre con la spedizione dei Mille si apriva la fase finale del regno delle Due Sicilie, Liborio Romano venne nominato dal re Francesco II prefetto di Polizia, ma, intuendo l’inizio della caduta dei Borbone, gi  si preparava a passare dalla parte dei piemontesi, prendendo contatti in gran segreto con il conte di Cavour e lo stesso Garibaldi. E fu proprio Romano a consigliare a Francesco II di rifugiarsi a Gaeta senza opporre resistenza, lasciando la strada libera al Dittatore che arrivò in treno a Napoli.
“Cos il Piemonte ci invase e diventammo colonia", chiosa Golia che, nella tavola rotonda di oggi, metter  a fuoco le manovre trasformiste politiche ancora in buona salute da oltre un secolo e mezzo.
“Analizzando il passato- sottolinea- riusciamo a interpretare il presente. Napoli cade nelle mani di Garibaldi con la complicit  della camorra. E’ la nostra storia e la nostra Italia. Si parla di forti contrasti tra Nord e Sud , del potere centrale e della disoccupazione sempre più in crescita nel Mezzogiorno dove l’identit  è mortificata. Anche nei supermercati non ci sono prodotti delle nostre terre vengono dal Settentrione o dalle multinazionali. Adesso è fondamentale capire cosa possiamo fare per la nostra societ , cancellando il prefisso mala davanti al sostantivo Unit . Se riusciamo a essere consapevoli della nostra storia, del nostro passato e del nostro destino, possiamo andare avanti e migliorare l’attuale condizione. Viviamo in un’epoca di profondo trasformismo. Non esistono più destra e sinistra, ma trionfa un comitato trasversale fondato sull’affarismo. Lavorando sulla memoria possiamo costruire il domani”.

Nella foto, Giuseppe Garibaldi