Che il tempo sia la cifra, il file rouge del Napoli Teatro Festival Italia era stato gi  preannunciato nella conferenza di presentazione della rassegna, ma la durata e l’attesa sono due caratteristiche specifiche e precipue che contraddistinguono un segmento davvero molto interessante del ricco carnet di eventi previsti. Da mercoled otto giugno a sabato 26 giugno (tranne il 14 e il 21) “L’Attesa” attraverser  le strade della citt  e porter  il teatro tra la gente in una maniera originale e di elevato valore formativo. Ma scendiamo nei particolari. Il canovaccio di base è rappresentato dai racconti, appositamente scritti per il Teatro Festival, di dieci autori italiani: Milena Agus, Vincenzo Consolo, Ivan Cotroneo, Andrea De Carlo, Paolo di Paolo, Dacia Maraini, Maria Pace Ottieni, Sandra Petrignani, Pulsatilla, Elisabetta Rasy, che faranno da sfondo all’interpretazione degli attori. “Il teatro – afferma il direttore del Napoli Teatro Festival, Renato Quaglia durante la conferenza stampa è la rappresentazione di pezzi di vita altrui che gli spettatori osservano incuriositi. Durante uno spettacolo noi intuiamo vite e osserviamo momenti di questa, ma quanto è vero tutto ciò?” Durante la vita di tutti i giorni, durante le attese appunto, noi siamo spie involontarie di ciò che ci accade intorno. Napoli, per la sua quotidiana teatralit , che rappresenta il tessuto vitale di un paradiso che sembra inferno o viceversa, che si confonde con il dato caratteristico stesso della citt  e che ne contraddistingue il dato oggettivo e sociologico, si è prestata molto bene a questo esperimento. Lo si capisce bene dai racconti, pieni di enfasi e di passione delle decine di attori impegnati durante le prove. Storie di vita a volte comiche, a volte tristi. I racconti attraversano i temi più forti della vita dell’individuo. Si passa dal razzismo all’amore, dall’indifferenza all’esclusione sociale, attraversando i temi della vita e della morte.

I luoghi più comuni della citt  (il principale ufficio postale di Napoli, una pizzeria a via Tribunali, la stazione Marittima, Piazza Garibaldi, la metropolitana, le funicolari i foyer dei teatri, il Supermercato GS) diventeranno il palcoscenico naturale dove la realt  e la finzione si mescoleranno tra e con la gente. Non saranno resi noti gli orari per giocare sul confine della sorpresa e perch no, dell’attesa, di qualcuno che magari gi  riconosce gli attori. Solo una palina, disegnata per l’occasione dagli allievi della Facolt  di Architettura, segnaler  il luogo dove sta accadendo l’evento. Saranno gli attori i veri protagonisti di tutto questo. Maniphesta Teatro, Teatringestazione, Taverna Est, Lieta e Calone, Fondazione Teatro Bellini sono le compagnie coinvolte. I racconti verranno tradotti o “traditi” come ribadisce Renato Quaglia per trasferirli nella vita reale. L’attore non avr  scudi, tranne il suo stesso personaggio e le reazioni imprevedibili della gente faranno il resto. Gli attori saranno invisibili, ma reali, discreti, ma provocatori, diventeranno nuovi cittadini della citt , catapultati nel reale dove anche l’assurdo diventa credibile.

Questa atipica rassegna è un lavoro sulla citt , qual è poi la mission della Fondazione Campania dei Festival. Una ricca documentazione sul lavoro fatto sar  oggetto anche di ricerche sociologiche. “L’Attesa”, curata da Mario Fortunato, è anche una reinterpretazione del rapporto del teatro con la citt , partendo dal quotidiano e dal reale per mescolarsi con la fantasia creando sensazioni e tensioni inaspettate.

Radio Tre mander  in onda i racconti negli stessi momenti in cui le rappresentazioni andranno in scena nelle strade. La casa editrice Bompiani ha pubblicato i racconti.

Le scene si ripeteranno più volte durante la stessa giornata e ogni piccola parte regaler  al capitato e fortuito spettatore l’intero succo della scena.

Sembra proprio il caso di dire: aspettiamo cosa accade e come andr  a finire.

Nelle foto, alcuni momenti de “L’attesa”

LA NOTIZIA Bennato incontra Pergolesi

Si è conclusa con la cerimonia di premiazione al Massimo partenopeo la finale del concorso Premio Teatro di San Carlo. Aspettando Pergolesi. L’iniziativa, riservata agli alunni delle scuole italiane pubbliche e private di ogni ordine e grado, ha accolto 14 scuole finaliste, per circa 400 “musicisti in erba”, da diverse parti d’Italia. Una speciale giuria composta dal maestro Roberto De Simone, dal direttore generale dell’ufficio scolastico regionale della Campania Luciano Chiappetta, dal direttore del conservatorio San Pietro a Majella Patrizio Marrone, dalla signora Maria Caracciolo e dal direttore artistico del San Carlo, Gianni Tangucci, ha decretato i vincitori di questa prima edizione.

Premio Teatro San Carlo – Aspettando Pergolesi è stato assegnato per la categoria “coro”, suddivisa in tre sezioni, al 4 circolo didattico di Portici, alla scuola media Colozza di Campobasso e all’istituto superiore statale Mazzini di Napoli. Per la categoria “flauto dolce” alla scuola media statale Giovan Battist            6                  «    oè è á«sptLlibrined dd dpGa Pergolesi di Pozzuoli, per la categoria “orchestra” alla scuola media statale Bonghi di Napoli.

Premio Speciale della Giuria all’Orchestra della scuola media Brancigliano di Salerno che prender  parte all’Olimpiade di Roberto De Simone, spettacolo inaugurale della stagione lirica 2011. Altri premi speciali sono stati assegnati alle scuole Benedetto Croce di Lauro, Fiorelli di Napoli, Monterisi di Salerno, Giovanni Pascoli di Torre Annunziata, Brigida di Termoli, Brandileone di Buonabitacolo.
Ha chiuso la manifestazione l’applaudito fuori programma dell’Orchestra Suzuki di Casagiove, che insieme al rocker Edoardo Bennato ha eseguito il celebre brano L’isola che non c’è.