Accanto a lei ci sono le sue due ragazze mature, Simone e Poupette. Sollecite, dopo una vita aspra, di fronte al cipiglio di un tumore esorbitante e aggressivo che la sta portando via senza che lei lo sappia. “Si trattava di peritonite” : la carit  di una bugia segue l’intervento e maschera la discesa nel buio procurandole una morte molto dolce, illuminata dall’apprensione della famiglia, dei parenti, degli amici e dalle premure di chi la cura nella clinica parigina. Madre eccessiva e ingombrante, vicina alla fine, Franoise de Beauvoir, nel racconto della figlia scrittrice, mostra tutta l’umanit  di un indissolubile legame con la vita. Anche all’et  di settantotto anni, quando sarebbe quasi naturale andarsene dal mondo, la morte è una violenza indebita: questo tarlo insidioso scava nei pensieri dell’autrice il solco di una memoria “agrolieve”.
Ma persino la vita, spesso, può diventare una violenza immeritata. Lo è per molti ragazzi del sud, per tanti adolescenti napoletani che si trovano dietro il sipario di un’oscurit  imposta da povert , precariet , disoccupazione.
Piccoli boss a lezione dei capi della camorra che impongono il loro stile, trasformandosi in modelli da imitare: queste le aspirazioni delle nuove generazioni napoletane secondo l’altra Italia, quella nutrita, nelle sue convinzioni, dalle immagini della comunicazione di massa fondata sulla Napoli camorrista e malavitosa, che persegue un unico fine: la criminalit  organizzata. Una visione che tranquillizzza e rassicura la xenofoba presunzione di superiorit  nei confronti del meridione.
Oggi come ieri la camorra recluta risorse giovanissime e le mantiene con “bustapaga” tra spaccio e malaffare. Ieri come oggi, qui l’illegalit  diventa Stato in uno Stato debole che finora non ha puntato sulla vera potenziale forza di Napoli e del sud: la creativit , da alimentare con la cultura. Tra scuola, formazione, universit .
Quando lo Stato c’è, la citt  risponde, confidente. A Forcella, dove il crimine ruba il futuro ai bambini, l’universo femminile si è lasciato sedurre dalla tentazione del palcoscenico per potersi esprimere: il laboratorio promosso dall’istituto comprensivo Ristori ha messo in moto energie adulte e bambine, sollecitando la fantasia di ragazzine e mamme entusiaste di aprire lo sguardo su un orizzonte sconosciuto.
Perch uno studente di lettere iscritto al terzo anno deve immaginarsi un avvenire da barbone se non si dimette dalla sua vocazione, dopo la laurea , visto che il lavoro intellettuale è retribuito male o non lo è affatto… Perch deve vedersi costretto a cercare un posto da commesso o altro per sopravvivere? Sarebbe finalmente dolce la vita persino per i ragazzi napoletani se lo Stato riflettesse sulla cultura come industria da sviluppare e esportare. Con energia strategica, a voce alta. Imponendo la propria volont  sull’urlo della delinquenza.

In home page, Salvatore Gagliardi fotografa il talento dei ragazzi napoletani, al liceo artistico statale