Napoli l’ha riconosciuto dal profumo di olive sulle dita della mani. Lui è’Al Isbir, per il mondo dei lettori Adonis, uno dei più grandi poeti arabi viventi, che alla citt  dedica i suoi “alberi adagiati sulla luce”. Per lei ha considerazione elevata: pensa che sia l’unica nel Mediterraneo ad aver accolto le altre culture conservandone segni, strati e tracce. A Napoli Adonis ascolta voci del presente e del passato. Con Croce che definisce la politica un Dio onnipotente, nascosto, manifesto, capace di imprigionare nella cella del tempo la lucerna del cuore. Mentre un altro filosofo, Vico, evoca visionifosche: “ogni giorno i bombardieri e i missili organizzano feste nelle culla delle profezie celesti offrendo banchetti di cadaveri umani, e lui, l’invisibile, è sempre l’ospite d’onore”.
L’invisibile, però, ha un punto debole, il futuro. Scaltro, ma riflessivo. Si accorge che la scena della terra ha gi  issato la bandiera della rivolta contro l’umanit : vuole fargli pagare i saccheggi subti nei millenni, anche a costo dell’autodistruzione. E, allora, l’onnipotente camuffa la crudelt  del proprio volto con l’astuzia di una bont  programmata. Annunciando, dal ventre newyorchese di un Occidente ammaccato eppure sempre leader, una nuova era di pace sorretta da quattro pilastri: il disarmo, la sicurezza, la conservazione del pianeta, un’economia globale con uguali opportunit  per tutti.
In questo orizzonte segnato dalla realt , l’Europa gli va incontro con la sua capacit  di percorrere sentieri scientifici da una prospettiva filosofica, singolare rispetto agli altri continenti che sposano la scienza solo come strumento tecnologico, economico. Cos gli indica la strada per raggiungere una societ  più umana, dove il prezzo della civilt  non sia più cos alto, a discapito del talento.
In Europa, tuttavia, la scienza corre a quattro velocit : l’Italia è tra i paesi che hanno il passo lento, scommettendo meno sulle risorse dei suoi ricercatori. Quando lo fa, spesso si muove lungo logiche di lobby e di potere. Poco attenta a chi lavora con la dedizione del silenzio. Come spesso accade a Napoli, dove gi  nel Settecento, la saggezza di Genovesi esprimeva la convinzione “che solo un uso sapiente , da parte della politica, del sapere scientifico e tecnologico avrebbe potuto dare prestigio internazionale alla nazione napoletana”. Anche l’invisibile sembra averne preso quasi coscienza. Forse, è troppo tardi. La barbarie è vicina; ha oscurato l’eccellenza.

Nella foto in home page, vetta del Cerro Paranal con tre delle quattro grandi cupole del VLT, il gigantesco telescopio dell’ESO. Sul davanti le cupolette dei telescopi ausiliari che trasformano il VLT in un precisissimo interferometro. Sullo sfondo, più piccola, la costruzione che accoglie il VST