Vuole entrare nel sortilegio per sfuggire alla fine. Elsa Morante. Alimentata da poesia che ne illumina vita e opera. In un romanzo confidenziale che parte dall’oscurit  dell’esistenza e scava nelle sue ferite “non finito” si legge sulla copertina, una definizione letteraria insolita per un libro che, in realt , è perfettamente compiuto, ma svela, attraverso un gioco di confessioni tra l’autrice e il suo traduttore, il lato sommerso di una immensa scrittrice, la sua nascita.
“E.M. ou la Divine Barbare” (E.M. o la Divina Barbara) di Jean-Nol Schifano (edito da Gallimard, in Italia sar  pubblicato dalle edizioni romane Elliot) ricama il sorriso con il dolore attraverso pagine tenere, intime, appassionate, maturate tanto tempo dopo quel 25 novembre 1985, quando il “cuore ribelle” di Elsa precipita nel buio. Nella camera della clinica Margherita a Roma (situata in viale di Villa Massimo, una traversa della Nomentana) dove, operata a testa e stomaco, resiste per mesi, dopo il suicidio di due anni prima, nella crudelt  della sofferenza.
L’antefatto. Jean-Nol le porta al capezzale la traduzione francese dell’ultimo romanzo “Aracoeli”. L’autrice lo sfoglia e dice ma qui manca una pagina. Lui ribatte che non c’è neanche una virgola in meno. Lei lo guarda e lo invita a sedersi accanto al suo letto.
Trent’anni più tardi quell’istante innesca l’azione letteraria e il dialogo tra i due personaggi, Elisa e Giannatale. Con un frequente fuoriscena, gli incontri di lui, uscito dalla clinica, con Polina al quarto piano dell’hotel Sisto Quinto, nella stanza 404. Polina, “animale-fiore” che Giannatale ha incontrato al giardino delle piante a Parigi. E, in un mondo in cui «le parole ormai sono ridotte a spoglie inanimate», la narrazione cerca di dare tutto il senso possibile a due parole in particolare mon amour, amore mio. «Di tradurle, dentro la carne, il respiro, il sangue». Tra desiderio e eternit .
Lo scambio di ricordi scivola con dolcezza. Alle 10 in punto. Ogni mattina, Giannatale va da Elisa. «Quello che sto per dirti traspare nei miei libri…ho avuto due padri, tutti e due siciliani». il grande segreto intorno al quale si espande l’architettura dei suoi romanzi, Menzogna e sortilegio, La Storia, L’isola di Arturo… Augusto Morante si rifiuta di far annullare il matrimonio e nasconde la propria impotenza selezionando con la moglie Irma chi procreer  i loro figli. Diventando regista di una menzogna. La scelta cade su Francesco lo Monaco, un bell’uomo biondo, vichingo venuto dal Sud, dalla voce baritonale e dagli occhi blu. “Ciccio” lo zio come lo chiamava la mamma, impiegato alle ferrovie per smistare la posta sui treni che attraversavano il Sud e arrivavano nella capitale, di cui la madre di Elisa finisce per innamorarsi, dopo due-tre dei cinque figli avuti insieme. Ciccio non restava che una notte in casa e poi riprendeva il corso delle sue avventure.
Più di una biografia. Dove emergono, tra ricordi e persone, suo marito Alberto (Moravia), l’amico Pier Paolo Pasolini e l’amatissimo Luchino Visconti. La scrittura si evolve sulla complicit  nata dalle rivelazioni di entrambi.
Racconta, Giannatale, racconta. Episodi dal sapore un po’ boccaccesco che la fanno scoppiare dal ridere. Ce n’è uno legato a Napoli, «la sola civilt , lo sappiamo ora, che non è mortale». Ha per protagonisti Viktor, fotografo straordinario, malgrado la cecit , e la sua assistente, Lucia (mai nome fu più appropriato, quello della santa protettrice dei non vedenti). Per la prima volta si rifugiano al Parco della Rimembranza di Posillipo – dove le coppie cercavano un angolo di intimit  nelle macchine parcheggiate una dietro l’altra, con i vetri tappezzati da giornali per difendersi dai guardoni. Viktor è travolto dall’eccitazione, dalle orbite gli schizzano gli occhi per rotolare tra i seni nudi della ragazza che, non appena se ne accorge, urla per lo spavento, tuttavia riesce a restituirglieli. Rivestitisi tutti e due, Lucia cerca di disincastrare il veicolo (di Giannatale) imbottigliato tra gli altri, accelera e urta la vettura davanti. Ne esce un uomo che urla, un avvocato di Salerno, reggendosi i pantaloni con le mani perch l’incidente gli ha impedito d’interrompere l’eiaculazione e, quindi, la fecondazione. Cita in tribunale anche Giannatale, come proprietario dell’auto, ma proprio due settimane prima del processo la giovane donna ha un aborto spontaneo.
la vita ancora che distrae la morte e rende a Elisa attimi di gioia. Tutto uno scherzo, prima che scenda il silenzio.

Jean-Nol Schifano

E.M. ou a Divine Barbare (Gallimard)
Pagg.161, euro 16,90