Federico II di Svevia raccontato dalla penna di un cronista. Oggi, venerd 15 maggio, alle ore 19.30 alla libreria Evaluna a Napoli (piazza Bellini 72) sar  presentato il libro “Lo strano caso di Federico II di Svevia” (pagg. 280, euro 18, edizioni Palomar per la collana “altreStorie”), scritto da Marco Brando con la prefazione di Raffaele Licinio e la postfazione di Franco Cardini, illustri medievisti; con l’autore ne parler  Fulvio Delle Donne, il dibattito sar  moderato da Antonio Piedimonte.

Non è una biografia ufficiale, ma un’indagine attraverso la percezione popolare del grande imperatore a ottocento anni dalla sua scomparsa. Marco Brando è un giornalista genovese con alle spalle diversi anni di esperienza professionale in Puglia. Proprio il periodo trascorso in terra pugliese ha suscitato nell’autore la curiosit  di approfondire i motivi del grande amore provato da quelle parti per il “puer Apuliae”, come fu definito Federico II, a dispetto di un sentimento di rivalsa manifestato invece dagli italiani del nord, soprattutto nella terra leghista. Marco Brando spiega il perch del legame dei pugliesi con la figura dell’imperatore, del risentimento nordista e del sostanziale disinteresse dei cittadini tedeschi per il loro celebre connazionale, confermato anche da un recente sondaggio della televisione tedesca. Il libro offre anche una riflessione sul mito positivo e negativo nati intorno alla figura dell’imperatore svevo, spesso basati su opinioni contrastanti con la realt  storica.

“Di biografie su Federico II ce ne sono gi  troppe” afferma Brando “sulla sua vicenda storica e umana sono stati scritti molti libri, alcuni con la firma di storici assai qualificati. Questo semmai è un libro che cerca di indagare sul motivo per cui un personaggio come l’imperatore normanno-svevo, a ottocento anni dalla morte, viene ricordato e immaginato”.
Qual è stata l’ispirazione per il libro su Federico II?
“Sono stato sette anni in Puglia, nel 2003 partecipai come relatore ad un convegno dedicato all’identit  pugliese e ascoltai l’intervento del professore Raffaele Licinio, docente di storia medievale a Bari, dedicato alla infatuazione dei pugliesi per Federico II. Sul tema ho scritto articoli e interviste, poi è nato il libro”.
Il libro sta riscuotendo un ottimo successo…
“La prima edizione è uscita nel novembre dello scorso anno, adesso siamo alla terza ristampa. Ho fatto gi  venticinque presentazioni del libro in tutta Italia, anche Second Life ha ospitato un dibattito promosso dalla comunit  virtuale Brain2Brain”.
Quale fu il rapporto dell’imperatore con la citt  di Napoli?
“Un rapporto molto forte. Federico II fondò l’Universit  di Napoli nel 1224, fu la prima sede universitaria statale e laica della storia d’occidente. L’Universit  doveva formare il ceto dei funzionari che poi avrebbero servito l’imperatore, un modo per non farli allontanare verso la sede di Bologna, che era privata ed era finita sotto il controllo papale”.
Napoli non era capitale del regno. Federico II la scelse come sede dell’Universit  per la sua importanza culturale?
“S. Napoli aveva una posizione strategica nel regno e il suo ruolo di polo culturale ed intellettuale era gi  forte in quel momento. Federico II aveva bisogno di un centro importante e Napoli rispondeva pienamente a questa esigenza”.
Il rapporto dell’imperatore con la terra pugliese fu ancora più forte…
“Amava molto la terra pugliese, in particolar modo il Tavoliere, Foggia e la sua provincia. In Puglia parole come “federiciana” sono state utilizzate per tutto strade, pub, banche, compagnie aeree, gelaterie e negozi di ferramenta. C’è stato un grande sfruttamento commerciale dell’imperatore, dovuto alla generale infatuazione per questo personaggio. In Campania un fenomeno del genere non si è verificato e il nome di Federico II non viene mai utilizzato, a parte l’intitolazione dell’Universit  di Napoli”.
Di Federico II si ricorda la sua straordinaria curiosit  intellettuale, da cui nacque l’appellativo di “stupor mundi”. Quali erano i suoi interessi culturali?
“Era un uomo molto eclettico, studiò la filosofia, la matematica, le scienze naturali, l’astrologia e la medicina. Era l’unico sovrano dell’epoca medievale che avesse un’idea della cultura e riusc a far convivere nel suo regno il cristianesimo, la classicit  greco-romana, la cultura araba e quella del nord Europa. Però non era un pacifista, se si trattava di combattere lo faceva anche con i bizantini”.
Lei nel libro ha cercato anche di spiegare perch il nome di Federico II ricorra ancora oggi nel dibattito politico italiano…
“La Lega Sud aveva come simbolo proprio Federico II, nel Sud D Alema lo ha citato più volte in alcuni suoi discorsi. Nelle ultime elezioni per sindaco di Roma, che poi ha perso, Rutelli lo ha ricordato per giustificare il suo passato laicista nei radicali e il suo presente cattolico di forte vicinanza alle curie vaticane. A ottocento anni dalla sua scomparsa l’imperatore è scel            6           to come riferimento da tanti politici il motivo è che oggi non ci sono grosse figure ideali nella politica italiana, quindi la citazione di Federico II serve per giustificare un vuoto di valori e simboli”.

Nella foto in alto, Marco Brando. In basso, la copertina