Storico dell’arte, teorico, critico militante, docente universitario, curatore di mostre, operatore culturale politicamente impegnato, Filiberto Menna è nato a Salerno l’11 novembre del 1926.
Formatosi, dopo studi di Medicina, alla scuola di Lionello Venturi e di Giulio Carlo Argan, Menna nel corso della sua lunga attivit  critica ha intrecciato discorsi e saperi differenti, dalla pittura al teatro, dal design alla poesia, dalla psicoanalisi all’urbanistica, riconoscendo nel Moderno il nodo privilegiato della propria riflessione.
E’ del 1962 il suo primo libro, un importante saggio dedicato a Mondrian, artista che ricorrer  costantemente nella biografia intellettuale di Menna, il quale prosegue le sue ricerche nell’ambito delle Avanguardie storiche occupandosi di Futurismo (Prampolini, 1967) e, soprattutto, elaborando un’originale lettura utopica del movimento moderno e dell’avanguardia nel volume Profezia di una societ  estetica, pubblicato significativamente nel 1968.
Risale a questo periodo anche l’interesse per il Surrealismo, che nell’anno accademico 1972-73 è al centro delle attivit  dell’Istituto di Storia dell’Arte dell’Universit  di Salerno, dove Menna, a lungo Preside della Facolt  di Magistero, è stato titolare della prima cattedra di Storia dell’arte contemporanea istituita in Italia.
Il passaggio, avvenuto nel 1980, alla facolt  di Architettura dell’Universit  La Sapienza di Roma segna la fine della stagione salernitana di Filiberto Menna, caratterizzata oltre che da una dinamica attivit  accademica, da un coraggioso impegno politico e istituzionale documentata nel volume Dentro e fuori. Intellettuali e istituzioni, pubblicato alla vigilia della conclusione del mandato al consiglio regionale campano, dove Menna era stato eletto come indipendente nelle liste del P.C.I.
Nel 1975 Einaudi pubblica La linea analitica dell’arte moderna, il saggio più noto di Filiberto Menna, un testo costantemente riproposto per la lucidit  e l’originalit  del suo impianto teorico, ancora discusso ed apprezzato per il rigore con cui espone una inedita lettura dell’arte della modernit .
Sempre attento a riflettere sul ruolo della critica (Critica della critica, 1980) e a discutere i temi dell’architettura e del disegno industriale (Industrial Design, 1962, La regola e il caso. Architettura e societ , 1970), nel corso degli anni Filiberto Menna ha accompagnato l’impegno di ricerca con un’intensa attivit  curatoriale – è stato, tra l’altro, commissario alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma e di critica militante. Numerose le collaborazioni con importanti testate nazionali tra cui Il Mattino, Il Corriere della Sera e Paese sera, dove ha curato per molti anni una pagina dedicata all’arte. Nel 1982 fonda la rivista Figure, dedicata a studi di riflessione teorica sull’arte contemporanea e sull’estetica del Moderno.
La sua ricerca prosegue anche negli ultimi anni. Nel 1988 pubblica, infatti, William Hogarth. L’analisi della bellezza e Il progetto moderno dell’arte, ultimo, decisivo lascito della sua visione prospettica e appassionata dell’arte e del mondo.
Filiberto Menna muore a Roma il 9 febbraio 1989.

Nella foto, un ritratto di Filiberto Menna.