Quattro scrittrici per quattro racconti di storie di lavoro femminili. Fiori dal cemento è scritto da Raffaella R. Ferr, Carmen Pellegrino, Maria Cristina Sarò e Cristina Zagaria. Edito da Caracò, pagg. 139, euro 12,00.
Una impiegata nel’edilizia, una restauratrice e due operaie. Precariet , durezza quotidiana, esigenze inespresse, ma anche percorsi di vita e di lavoro che emergono, che combattono e che, comunque, non lasciano indifferenti.
Come sostiene nella prefazione Walter Schiavella, Segretario generale FILLEA CGIL “Non è una analisi politica, economica o sociologica, è la vera voce del lavoro femminile in settori difficili, respingenti e solitamente maschili.”
Mentre Giovanni Sannino Segretario generale FILLEA CGIL Campania nell’introduzione afferma”Nelle pagine di questo libro troviamo testimonianze forti, storie in grado di descrivere efficacemente il disagio delle lavoratrici/madri-lavoratrici/mogli, i cui risvolti umani denunciano una societ  che è ancora molto lontana dalle affermazioni sancite dalla legge.”

Ne parliamo, di seguito, con due autrici del volume, Raffaella R. Ferr e Maria Cristina Sarò.
Conciliare tempi di vita e tempi di lavoro, per le donne, è ancora difficile?
Ferr Non credo che esista una vera distinzione tra tempo di vita e tempo di lavoro per le donne è sempre stato cos, si viveva nonostante il lavoro e si lavorava nonostante la vita. Oggi c’è un’aggravante con la precariet  spinta ai limiti si è sempre a lavoro, e non solo perch ogni momento della giornata è dedicato all’azione, ma perch ormai siamo abituati a pensarci, in ogni momento della giornata e della vita, come disponibili, flessibili, multitasking. La calma, la serenit , sono il vero lusso, per una donna.
Sarò Mi permetto di rispondere con sincerit  lancinante e di stomaco. Ho trent’anni, compiuti in febbraio, lavoro da quando a 14 anni andai in scena con il primo spettacolo dialettale nella mia Sicilia. Ho sempre lavorato. Non ho una famiglia, non ho figli, non ho una casa mia, non riesco a vivere nella mia Sicilia, lavoro per vivere di poesia e di bellezza (e sono pazza, per questo). Si, è molto difficile ed è un caro prezzo. A volte la vita sembra coincidere con il mio lavoro ed è a tratti interessante, ma anche isolante. E per la mia generazione questo aspetto è oramai un mood di sopravvivenza. Continuo ad allevare me stessa come faceva mia madre che alla mia et  allevava gi  tre figli. Forse la mia fortuna è che il mio lavoro coincide con la mia vita amare tutto ciò che mi fa scrivere.

Il lavoro femminile è gi  un elemento di emancipazione oppure siamo lontani?
Ferr Il lavoro è un elemento fondamentale nella vita di chiunque, ed emancipazione è una parola ripetuta troppo spesso, molto spesso, senza cognizione non è da questo che siamo lontani, ma dal suo rispetto. L’indipendenza, la possibilit  di vivere la propria vita in autonomia, di averne la responsabilit  piena è un diritto di cui tutti dovrebbero poter godere e per cui bisogna fare ancora molto. Una donna che lavora, oggi, non è per forza emancipata o libera, ha solo un campo d’azione più vasto. Ad esempio in passato a una donna veniva posta la scelta tra famiglia e carriera; oggi le cose si sono esacerbate, e una donna che lavora, che ha successo nel suo lavoro, magari non può permettersi di pianificare una gravidanza.

Sarò Non mi piace la parola emancipazione, la trovo oramai vintage’, volendo utilizzare una parola di tendenza. Il lavoro è sempre stato femminile, se femminile è un aggettivo. Se invece chiarisce una categoria ripeto il lavoro è sempre stato femminile. Storicamente la parola emancipazione ha un significato, un bacino e uno sviluppo. Ma, oggi, che valore ha il senso storico di un percorso mai completato (mi chiedo)? E aggiungo una cosa io non sarei cos tassativa con gli uomini. Le donne hanno avuto anche la forza di emanciparsi soprattutto per gli uomini. il gioco tra il maschile e il femminile che scatena un’emancipazione. Non è e non può essere una presa di posizione sessuata, ma deve essere la volont  di pareggio alla fine di una partita che non ha tempo e non deve avere tempo. Io non sono femminista, non voglio esserlo e anzi credo che quella tra uomo e donna non debba essere considerata una sfida di sgambetti e superamenti, ma un gioco costruttivo di menti. Il maschile è femminile, e viceversa, quando la mente ha un’idea, un pensiero del reale, un’immagine dei sogni.

Le discriminazioni “maschili” sono sempre “vive”?
Ferr Le disparit  di trattamento sono sempre vive e non sono presenti unicamente tra gli uomini. Più che combattere loro, però, io sono per sostenere il resto, la parte sana, le buone prassi, e questo lo si fa anche con un libro, con un racconto, una storia.
Sarò Non esistono discriminazioni femminili se la difesa dell’altro non ha sesso. Non credo agli uomini che discriminano, a volte percepisco di più le donne che si sentono troppo donne e non si s            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
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Nella postfazione Susanna Camusso Segretario generale CGIL sostiene che il fattore “tempo” (tempo di lavoro) se è sottratto alle relazioni induce all’isolamento, all’insoddisfazione. Come si confrontano con questo elemento le protagoniste dei racconti?
Ferr La solitudine è la cosa che fa più danni, in questo momento non è che non ci si confronta più con gli altri, è, piuttosto, che si crede il proprio vissuto unico, personale, e dunque non condivisibile pienamente con gli altri. La protagonista del mio racconto, per lavoro è costretta ad emigrare in questo paese straniero, di cui non conosce neppure la lingua, si sente sola, eppure trova conforto nel non dover spiegare a qualcuno quello che prova. L’incomprensione subita negli anni, trova sfogo nel silenzio.
Sarò Questa è una riflessione di carattere antropologico, che coincide solo in parte con l’affermazione del segretario Susanna Camusso. La riflessione è anche umana. La mia protagonista in Donna delltalia, che io chiamo Maria perch in anonimato, vive una condizione di isolamento rispetto al pensiero. Mi spiego. A 15 anni decidi, costretta, di lavorare e non studi. A 40 anni hai studiato talmente tanto che non hai la possibilit  e il permesso di lavorare. Sono gli ultimi 30 anni di questo paese. la storia del futuro di una madre e del passato di una figlia. Hai davanti uno specchio che non coincide con te e non sai neanche perch. Non sai perch tua figlia probabilmente non sar  madre neanche a 40 anni e non avr  mai i soldi per la tomba di sua madre. un ciclo storico fortissimo. Un dolore dell’esistenza cos schematico che diventa psicologico e torna a essere elementare e ignorante. Da qui l’isolamento con qualsiasi dato percepibile del reale. Faccio un esempio la fede, e nello specifico la preghiera, diventa l’unico modello possibile, l’unico nascondiglio. l’unica cosa che riesci a mostrare a tua figlia è la tua stanchezza anche nella preghiera.

L’et  delle scrittrici abbraccia vari decenni. Chi vive gli anni ’70, ovvero gli anni della emancipazione (divorzio, indipendenza, parit  di salario) e chi nasce proprio in quegli anni. Qual la conquista più significativa delle donne negli ultimi trent’anni?
Ferr Personalmente, penso che il diritto più grande riconosciuto a una donna sia quello di potersi dichiarare “stanca”. A mia madre, a mia nonna, ciò non è mai stato consentito, neppure loro se lo sono personalmente concesse. Io ci provo a farlo, senza sentirmi in colpa nel testo scritto per la prima manifestazione di “Se non ora quando” parlavo di abdicare, di cedere, ad un imperativo che ci annichilisce nella nostra natura non siamo invincibili e non per questo vogliamo provarne vergogna.
Sarò Rispondo sinteticamente pensare come gli uomini. A dimostrare, ancora, quanto il pensiero sia l’unico artefice di un comportamento. Sono le idee che cambiano le posizioni, gli angoli, i panni stesi da balcone a balcone.
Cosa si avverte a lavorare in settori “capitalizzati” da maschi?
Ferr L’esperienza della mia protagonista, più che con i maschi è con chi non capisce il suo lavoro. La mia esperienza personale anche. Dipende, dunque, da chi sono i maschi e da quanto rispettano gli altri, non solo le donne.
Sarò Si avverte continuamente che sei una femmina’ e io mi diverto tantissimo, perch ricordo sempre questa frase di Gesualdo Bufalino “Molti diventano personaggi perch non sanno essere persone”. l’idea del maschile a essere troppo radicata culturalmente e per questo ancora un personaggio.

In foto, la copertina del libro e Maria Cristina Sarò, una delle autrici