Come scriveva Simone de Beauvoir, non si nasce donne, lo si diventa. Il percorso è sempre tortuoso, fatto di cadute e di risalite, ma con alcune la vita si accanisce, complici i contesti socio-familiari fortemente deprivati, allora gli errori non si contano più, fino a quando la discesa all’inferno si conclude con le porte del carcere che si chiudono dietro le spalle. Talvolta, però, all’interno della struttura detentiva sopraggiungono accadimenti che, rompendo la ruotine quotidiana, lasciano intravedere la speranza di un futuro potenzialmente diverso. E’ accaduto nel carcere femminile di Pozzuoli, ove Sofia Flauto, pedagogista attiva nel terzo settore, grazie alla collaborazione della Direttrice, Stella Scialpi, convinta assertrice dell’importanza del lavoro e della formazione per il reinserimento delle donne recluse, e alla disponibilit  degli educatori e delle guardie carcerarie, ha organizzato un laboratorio di mediazione basato sulla gestione delle emozioni e sul recupero dell’affettivit  repressa rivolto alle detenute, che con l’ingresso in carcere hanno spezzato il legame filiale e sono costrette a elaborare il lutto della separazione, perch i figli so’ piezz’ e core.

Nel corso degli incontri, che hanno attirato un numero sempre crescente non solo di detenute madri, i volti e gli atteggiamenti all’inizio titubanti e riottosi col tempo si sono sciolti e aperti all’altro da s. In un clima di fiducia e di complicit , le detenute, anche quelle poco propense a mettersi in gioco, hanno raccontato le proprie storie intraprendendo un percorso che le ha condotto alla presa di coscienza della propria identit  di donne. Questa avventura emotiva ha preso corpo attraverso la forza creativa della scrittura, che in carcere sgorga forte e impetuosa come un fiume in piena perch d  voce al silenzio di anime ferite. Assunta, Melissa, Francesca, Romina, Ren, Rosetta, Kiri, Zaira, Emanuela, Marianna, per citarne solo alcune, si sono sentite libere di raccontarsi, di tirare fuori le proprie storie con dignit , con la consapevolezza degli errori commessi e con un desiderio di rinascita, a volte sopito, ma mai spento. I loro scritti sono stati raccolti da Sofia Flauto nel volume Il tempo prigioniero, Officinae. ECS Edizioni, pp. 122 (euro 10) che narra l’esperienza del carcere attraverso le emozioni, le sofferenze, le aspettative di donne che dietro le sbarre sono soprattutto donne, come chiosa l’autrice nella nota per il lettore.

E’ difficile calarsi nell’universo carcerario per chi sta fuori, la detenzione è uno stato in cui il tempo è sospeso, si annulla e c’è il rischio di perdere la percezione di se stessi e dell’altro. Il laboratorio e la scrittura hanno privilegiato la dimensione della relazione, rendendo libero quel tempo convenzionale e asettico scandito da rumori che, seppur ripetitivi, sono percepiti dall’udito come un passaggio di stato nella staticit  di una realt  sempre uguale. I proventi di questo libro saranno destinati alla realizzazione di uno spazio verde all’interno del carcere di Pozzuoli, che vuole essere luogo di riqualificazione della persona oltre che di reclusione e di pena.

Nella foto, la copertina