Mamme a vent’anni nemmeno sfiorati. Nonne a quaranta, con la schiena piegata, di mattina, a strofinare il pavimento nell’appartamento di altri, mentre il pensiero va alla propria casa e ai nipotini da accudire nel pomeriggio. Spesso sole, con mariti dal futuro ingabbiato in una cella o smarriti dietro il desiderio di nuove carezze. Scoprono, all’improvviso, la tenera tentazione di vivere concedendosi poche ore di libert , due volte la settimana, parlando con altre donne, ridendo sul palcoscenico di un laboratorio, in una scuola aperta fino a sera. Cos conquistano frammenti di normalit  sottratti a un destino avaro. Anime di un centro antico sofferente; accettano la sfida del dirigente scolastico dell’istituto comprensivo Adelaide Ristori, nelle fibre di una Napoli storica, in una breve strada insinuata in via Duomo. Le più timide partecipano agli incontri cucendo costumi o costruendo atmosfere da scena; ma c’è chi si fa sorprendere dall’audacia di esprimersi e muoversi sull’idea di teatro, partecipando all’entusiasmo di una novit ; respirando da persone, non più solo da mogli, madri, compagne o custodi d’affetti.
Il computer e la ginnastica altre due possibilit  che questo pianeta scolastico offre all’universo femminile della zona per squarciare l’opprimente cappa dei giorni imprigionati nell’emergenza.
“Abbiamo vinto la scommessa con il territorio- spiega Fernanda Tuccillo, alla guida della struttura dal settembre 2002- trasferendo la materna in una zona incandescente, dopo aver isitutito anche le medie, assecondando la richiesta dei genitori e raccogliendo le loro firme “.
Nato per l’infanzia, sorge in un angolo impossibile di Napoli l’edificio dedicato al sorriso della quattordicenne Annalisa Durante, spentosi, tra quelle vie disperate, per il sibilo di un proiettile deviato dalla crudelt  del caso, nel marzo 2004. Lo sguardo interno rivolto ai bambini che hanno spazi per giocare, mangiare, dormire, respirare; l’esterno, una striscia di fuoco. Qui accompagnano i piccoli anche genitori che non abitano nel rione un modo per non trasformare l’asilo in un ghetto dove confinare gli abitanti di un quartiere perseguitato dalle (sue stesse) voci spietate.
Ma le energie dei docenti attenti agli alunni sprofondano nell’assenza dello Stato s’insegna la cultura della legalit  e i ragazzi, fuori della scuola, incontrano l’illecito diffuso. Eppure rispondono con entusiasmo alle sollecitazioni degli insegnanti. Testimonianza tra molte, il filmato realizzato (e premiato) per il progetto "vivere nella strada", promosso dai ministeri della pubblica istruzione e dei trasporti. Lo spot ragazzine corteggiate dai coetanei sul marciapiede di un’arteria cittadina; all’improvviso i giovanissimi corteggiatori si bloccano i pantaloni hanno ceduto, lasciandoli in mutande. La cintura li avrebbe, invece, salvati… dalla figuraccia.
Tenacia di donne (una squadra quasi tutta al femminile lavora per l’istituto), sostenuta dalla volont  dei genitori. Assente la (seconda) municipalit  che lancia responsabilit  di propria competenza sulle spalle del Comune, incalzato spesso dall’urgenza di una telefonata. E nel vuoto degli addetti ai lavori, agisce la coraggiosa necessit  di coinvolgere un pap  (tecnico) nel controllo della sicurezza (edilizia).
Lavoro di squadra, sin dall’inizio del suo ruolo di preside. “Quando sono arrivata, il sotterraneo era un deposito di robavecchia…”. Cos infila un camice e, insieme alle bidelle, comincia a sgomberare il luogo del caos, adesso attrezzato per informatica e computer. In via di trasferimento, il laboratorio di ceramica. Il forno andr  nella casa di Anna, custode e amica fedele, tradita da un infarto. Ma non cancellata dal cuore. Una foto nella stanza della presidenza ne ricorda la presenza. La determinazione non espugna i sentimenti….

Per saperne di più www.34ristorinapoli.it

Nella foto in alto, Fernanda Tuccillo, dirigente dell’istituto Ristori. In basso, l’ingresso della scuola