Fermarsi a riflettere e guardare oltre. Questo l’invito di “Re/garder”. La mostra di Libero De Cunzo. Dal 16 dicembre 2017 al 6 gennaio 2018 nelle sale espositive di Castel dell’Ovo. Una proposta di riflessione che l’artista racconta con la messa in scena di seducenti cicli fotografici di grande formato (circa 30 opere) che guidano lo spettatore in un complesso e affascinante tragitto che tutti dovremmo percorrere.
La mostra, organizzata con il patrocinio dell’assessorato alla cultura del Comune di Napoli, invita il visitatore a considerare la possibilità che si può vivere anche procedendo a passo lento. In un mondo in cui tutto va troppo veloce vuol dire guardarsi dentro, riscoprire il senso della vita per vedere le cose in maniera più consapevole. Ma significa anche recuperare le tecniche tradizionali senza negare quella che è la nuova tecnologia, il progresso.
«Il lavoro proposto – spiega De Cunzo – parte da una serie realizzata con una tecnica tradizionale, analogica (su pellicola) intitolata “Il cammino della coscienza”. Sono quattro ambienti (terra, acqua, aria e fuoco), cinque se si considera quello di passaggio. Le opere sono in stretta relazione con gli spazi che le ospitano. Una sottotraccia testuale attraversa i quattro elementi naturali».
Fotografie in analogico, stampa tradizionale, realizzate con la tecnica dei sali d’argento. Quelle dell’ambiente terra sono tutte in bianco e nero mentre quelle in digitale sono stampate su tela. «Sono un po’ restio al digitale – puntualizza De Cunzo. La fotografia si realizza nella tecnica tradizionale, nel momento in cui togli quello che non serve».
La mostra vuole anche sottolineare la possibilità di utilizzare il mezzo fotografico come strumento maieutico, elettivo, per guardare le cose in maniera più consapevole. Un guardare che si prende il lusso di fermarsi, riscoprire il senso della trascendenza che ci avvolge.
Il percorso iniziatico si apre con l’ambiente della terra e in particolare con una fotografia sollecitata dal gallerista Lucio Amelio che ritrae l’Antro della Sibilla (Cuma). Questo spazio rappresenta la disponibilità a mettersi in discussione, riconoscersi come seme e decidere di intraprendere un cammino.
Nell’ambiente dell’acqua si vedono riflessi di luci, cromie. L’acqua ha una non troppo celata missione esoterica, simbolica, è vista come un elemento di purificazione. Dunque al piano terra ci sono le premesse, il mettersi in condizione di, prima di arrivare all’ambiente di passaggio (scala) con immagini che sono la rappresentazione di una riaffermazione in cui si vede la risalita, una scintilla di consapevolezza che porta all’ambiente dell’aria dove le nuvole simboleggiano la possibilità di guardare infiniti mondi, il vedere oltre, considerare non solo il visibile ma anche l’invisibile, per poi giungere nell’ambiente del fuoco che rappresenta la volontà del fare, l’operosità dell’uomo espressa attraverso immagini di cantieri. Un invito a percorrere, attraversare i luoghi ma anche la propria esistenza per dare un senso a quello che si vede.

Nelle foto, un'anteprima della mostra\ ilmondodisuk.com
Nelle foto, un’anteprima della mostra

SAMSUNG DIGITAL CAMERA

SAMSUNG DIGITAL CAMERA

 

 

 

 

«Spesso i cantieri sono una realtà virtuale di quello che sarà. L’invasione di immagini, i cosiddetti rendering (restituzione grafica) hanno raggiunto dimensioni enormi. Quasi sempre vengono lacerati dalle condizioni atmosferiche o dagli abitanti stessi. La mia però non vuole essere una denuncia al vandalismo. Le immagini simboleggiano le ferite di una città prima ancora di essere realizzate. La fotografia è uno strumento di analisi dei luoghi. Interpretata in senso autoriale e utilizzata in ambiti specifici è capace di far leggere la realtà e di riscriverla. In questa riscrittura è di sollecitazione a chi guarda distrattamente e può servire all’abitante come al ministro, al progettista, “per far emergere quello che è il rimorso della cattiva coscienza politica e civile”», dice  l’artista ricordando il critico letterario Generoso Picone.

LIBERO DE CUNZO PRESS 2

Il secondo piano (spazio dedicato all’aria), rimanda invece a un maestro della fotografia, Alfred Stieglitz e la sua rivista Camera Work. Stieglitz proponeva una fotografia diretta, la cosiddetta straight photography che non interviene sulla realtà ma cerca una sintesi. Nel suo ultimo lavoro fotografa le nuvole sul lago George (New York) e chiama le sue foto “Equivalents”, ovvero equivalenti di un pensiero, degli stati d’animo.
La serie finisce con un’impronta su una superficie sabbiosa della solfatara che rimanda alla famosa impronta di Armstrong sulla Luna. È il riferimento al passaggio dell’uomo che è andato oltre. Quella di De Cunzo è quasi una antologica. Un riflesso autobiografico: «Racconta un periodo della mia vita in cui molti affetti, amicizie, sono andati perduti. Convinto però che ci sia altro dopo l’esperienza terrena, ho voluto sottolineare l’esistenza di un essere superiore. Cercare, sentire vibrazioni e corrispondenze, che è poi il sottotitolo della mostra, verso entità trascendenti. Il fatto poi che la mostra inizi alle ore 12 e finisca con l’Epifania non è un caso».
«Re/Garder – affermano le curatrici Raffaella Morra e Loredana Troise – è il desiderio di sospendere il frammento del quotidiano e trasmutarlo in un’esperienza visuale, complessa e empatica, una trama che ci invita a prendere atto delle possibilità insite nelle pause che la costituiscono, dei suoi meccanismi e delle sue rifrangenze ponderate. In un mondo in cui si dimora separati, questa mostra è un riapprendere a lasciar fluire dentro di noi un tacito sentire, fra le condivisioni e le corrispondenze di un tempo relativo che coincide con quello dell’esserci: spazio non astratto, ma effimero, legato alla possibilità di agire e di realizzarsi, di vivere il momento del presente come atto ultimo e provvisorio di un infinito incessante».
Accompagneranno il percorso espositivo i contributi audio-video e le realizzazioni musicali del maestro Lucio Lo Gatto. Per l’occasione sarà editato un feuilleton con testi dell’artista, di Raffaella Morra, Olga Scotto Di Vettimo e Loredana Troise. «Ho avuto il privilegio di coinvolgere il maestro che farà un’interpretazione del mio lavoro con un video con sottofondo musicale. L’ambiente di passaggio ha come necessità l’illuminazione, l’intuizione, ma anche la musica, l’affetto, l’amore».
L’artista sta già pensando ai suoi prossimi lavori: «Vorrei continuare l’ultimo ambiente, ragionare ancora sulla realtà. Poi mi piacerebbe coinvolgere altri fotografi e riprendere un progetto nato qualche anno fa. La fotografia non deve essere un ghetto ma deve sapersi aprire anche ad altri ambiti senza chiudersi nel tecnicismo o isolarsi».

Libero De Cunzo, docente di Arte della Fotografia al Liceo Artistico “Boccioni-Palizzi” e di fotografia per l’ambiente e il paesaggio all’Accademia di Belle Arti di Napoli, dalla prima pubblicazione, “Basilicata ’78”, con La Nuova Italia Editrice, ha promosso numerose iniziative realizzando reportage su architettura, ambiente e paesaggio. Dalla rassegna “Trismegisto”, allestita da Lucio Amelio nel 1993 con alcuni tra i maggiori artisti contemporanei, si manifesta con chiarezza il ruolo fondamentale della fotografia nell’arte intesa come viaggio etico. Al Nikon Photo Contest International di Tokio (1991) è terzo tra oltre 10.000 partecipanti. Ha esposto in diversi spazi, sia in Italia che all’estero e partecipato con contributi monografici a varie rassegne. Tra i titoli pubblicati: “Zone-Napoli/Parigi”, Ed. Guida 1994. Nel 2015 ha curato la mostra al PAN con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Napoli, dal titolo “Nove Visioni: nuove proposte per la fotografia d’autore”.

Re/garder – Vibrazioni e corrispondenze
Castel dell’Ovo – Napoli
Dal 16 dicembre 2017 al 6 gennaio 2018
Orari: dal lunedì al sabato, dalle 10,30 alle 13,30 e dalle 15 alle 17,30.
La domenica dalle 10,30 alle 14.