Un modo di collezionare il mondo è l’arte fotografica di Francesco Jodice. I suoi scatti non sono solo un modo per immortalare attimi che fuggirebbero all’impazzata ma una testimonianza del cambiamento e dell’evoluzione delle cose. Questo è il lavoro “Citytellers” che Jodice propone al museo Madre di Napoli nei giorni 22, 23 e 24 ottobre. Il primo giorno alle 19,30 l’artista incontra il pubblico per l’anteprima del film.

Citytellers è un ciclo di film che esplora le nuove connotazioni socio-politiche di citt  e comunit  urbane, attraversate dalla modernit  e spinte alla ricerca di una nuova collocazione che ne consenta la sopravvivenza. Un’indagine antropologica e architettonica attraverso l’uso di immagini in movimento: reportagismo d’inchiesta, stile documentario o videoclip, sono tutti mezzi utili al fotografo napoletano. Jodice, classe 1967, figlio d’arte, ossia di Mimmo Jodice, ha cominciato a lavorare con la fotografia nel 1995 e nel 1996 si è laureato in architettura. Partito da Napoli, ha attraversato il mondo per sviluppare al meglio la sua ricerca suoi luoghi. Dal 2000 partecipa a Multiplicity, di cui è co-fondatore, un network internazionale di artisti e architetti. Nel 2008 riceve l’incarico dalle Nazioni Unite per realizzare un cortometraggio in occasione del 60 anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani.

«In “Sao Paulo” viene inquadrato il fenomeno della self-organization tipico delle comunit  prive di una reale presenza delle istituzioni; “Aral” è ambientato nel territorio limitrofo all’omonimo lago tra l’Uzbekistan e il Kazakistan, racconta di come un errore di calcolo ingegneristico possa avviare un disastro ecologico di tale portata, prosciugando di fatto il quarto mare interno del pianeta; Dubai invece ritrae le ambiguit  del più famoso caso di neourbanismo contemporaneo, una metropoli costruita e progettata come una cattedrale nel deserto che ha vissuto in pochissimi anni un’insostenibile espansione economica sfociata nella recente crisi».

Nelle foto, due scatti di Francesco Jodice

LA NOTIZIA/1 MENTANA INCONTRA MORANTE

La giuria del Premio letterario Elsa Morante, presieduta da Dacia Maraini e composta da Andrea Camilleri, Enzo Colimoro, Maurizio Costanzo, Francesco Cevasco, Chiara Gamberale, Emanuele Trevi, Teresa Triscari e Tjuna Notarbartolo (direttore della manifestazione), consegner  al direttore del Tg La7, Enrico Mentana, il Premio per la Comunicazione 2010.

Il riconoscimento al giornalista milanese viene attribuito non solo per l’attuale successo professionale alla guida del telegiornale di La7, che ha fatto segnare record per numero di ascolti e per livello di credibilit , ma, soprattutto, per il coraggio della sfida con cui ha saputo nobilitare il suo mestiere di comunicatore. Con lucidit  e onest  intellettuale Mentana ha seguito la strada della coerenza con quelli che sono gli stessi principi di quando, con la medesima grinta, muoveva i primi passi nel mondo dell’ informazione. Con obiettivit  oggi governa un agile e scattante incrociatore che spesso corre più veloce delle colossali corazzate della Rai e di Mediaset.

LA NOTIZIA/2 I NEOBORBONICI E LA CORTE EUROPEA DI GIUSTIZIA

In occasione dei 150 anni esatti dal plebiscito che il 21 ottobre del 1860 sanc l’annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno d’Italia e l’inizio di questioni meridionali prima sconosciute, il Movimento Neoborbonico ha inviato alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea un fascicolo con notizie e documenti relativi allo svolgimento dello stesso plebiscito.

Nell’anno delle celebrazioni ufficiali della nascita dell’Italia, è sempre più necessario ritrovare la verit  storica e in questo senso si richiede l’intervento di un organo internazionale per evidenziare una verit  per troppi anni mistificata o cancellata.

Al plebiscito ingiustamente celebrato con l’intitolazione della piazza più importante dell’antica capitale, infatti, partecipò solo il 19% degli gi  esigui aventi diritto, votarono, come risulta dalle cronache del tempo, “anche più volte garibaldini, stranieri, donne e bambini”, il voto era palese e
“controllato” dalla camorra locale, interi comuni non parteciparono al voto mentre era gi  scoppiata una vera e propria guerra civile (l’inizio del cosiddetto “brigantaggio”) e il legittimo re Francesco II
e il suo esercito erano ancora nei confini del Regno.

L’ammiraglio inglese George Rodney Mundy, osservatore esterno, dichiarò, nel suo diario: “Un plebiscito a suffragio universale regolato da tali formalit  non può essere ritenuto veridica manifestazione dei reali sentimenti di un Paese”.

Per questi motivi il Movimento Neoborbonico si è appellato alla Corte di Lussemburgo per favorire la revisione dei risultati del plebiscito e ottenere anche un contributo nell’ambito dell’attuale dibattito sul “Risorgimento” e sui futuri assetti federalistici dell’Italia.