Gennaro Di Palma, napoletano, di professione investigatore privato. Sembra una di quelle pubblicit  sulla pagina di un giornale, con l’indirizzo e il numero telefonico dell’ufficio. Invece è un personaggio letterario frutto della fantasia di un noto attore napoletano, Gaetano Amato, che si è conquistato in breve tempo l’attenzione e l’affetto di tanti appassionati del giallo nostrano.
Gaetano Amato è conosciuto dal grande pubblico per aver partecipato a serie televisive di grande successo, come “La squadra”, “Un posto al sole”, “Il grande Torino”, “L’ultimo padrino”, ha una lunga esperienza teatrale anche come autore e per il cinema ha lavorato con Nanni Loy e Antonio Capuano.
Pubblicato una prima volta nel 2004, il romanzo “Il testimone” viene riproposto in una nuova edizione dalla Armando Curcio editore 176 pagine, euro 12,90 e sar  presentato domani 4 febbraio (ore 18) nella libreria Mondadori Trevi a Roma.
In un’epoca particolarmente inflazionata dal genere giallo e da quello noir, che spopolano in letteratura e in televisione (ispettori, commissari, agenti speciali…), il personaggio creato da Amato si ritaglia un suo spazio particolare all’insegna della leggerezza e della simpatia.
Di Palma è un antieroe, investigatore privato ed ex poliziotto ribelle (“ho azzeccato una capata in bocca a un superiore e mi hanno consigliato di dimettermi”) con i problemi quotidiani della sopravvivenza e un passato difficile, fatto di due matrimoni falliti e una miriade di piccoli mestieri.
L’autore lo definisce “il tipico uomo della strada, che aveva tutte le caratteristiche e tutti i presupposti per diventare delinquente e invece sceglie la strada dell’onest , malgrado i problemi e le disperazioni”.
Un giorno si presenta al suo ufficio-abitazione un misterioso cliente e lo coinvolge in un’indagine su un presunto tradimento, che poi si riveler  molto più complicata del previsto, anche per la presenza di un cadavere…
Sullo sfondo del racconto la citt  di Napoli, descritta senza mai cadere nello stereotipo e con tono realistico. Una Napoli ricostruita attraverso i ricordi e i sapori del passato, “una macchia di colore sul grigio della vita” teatro della storia, un luogo dove la sofferenza non cancella la gioia di vivere del protagonista.
Il tono della narrazione è confidenziale, pervaso da una vena comica e da un ottimismo di fondo che è molto debitore della personalit  dell’autore.
“C’è tanto di me stesso nel personaggio di Gennaro Di Palma”, racconta Gaetano Amato, “c’è la mia voglia di vivere, di fidarmi degli altri, ci sono le mie passioni letterarie. Quando scrivo è come se recitassi di volta in volta mi calo nei panni del personaggio di turno, immagino cosa direi se fossi al suo posto e come mi muoverei, come reagirei, come penserei”.
E il romanzo è anche una grande dichiarazione d’amore per Napoli, “citt  di cui io amo tutto e che ha rappresentato tanto nella mia vita, pur essendo nato a Castellammare di Stabia l’universit , il lavoro, la cultura con i suoi autori, i poeti, il teatro, il cinema, la musica, vari amori, molti amici”.
Ma anche la popolarit , perch proprio a Napoli Gaetano Amato ha girato per quattro anni la fiction televisiva “La squadra”, in cui recitava nel ruolo di Sergio, personaggio che ricorda molto quello del protagonista del romanzo.
“Gennaro Di Palma è un mio sfogo, un mio grido”, spiega Amato, “come lo era il personaggio che interpretavo in televisione. Gennaro è il fratello di Sergio, un Sergio sotto falso nome”.
Il legame con la propria terra di origine fa da cornice all’ambientazione della storia e dalla trama serrata, piena di colpi di scena, si ricava anche la sensazione di un certo rimpianto, di un pizzico di malinconia per la Napoli del passato e per una realt  odierna difficile da accettare, caratterizzata da violenza e indifferenza.
“Il fatto che io ricorra ai ricordi non significa voler fuggire la realt  e rifugiarsi nel passato, ma è piuttosto un tentativo di trovare nel passato la serenit  per leggere il presente. La politica, l’economia, l’arroganza dei soldi, la sublimazione della non giustizia hanno trasformato la nostra vita. Ci hanno tolto tutto. Ci è rimasto solo la possibilit  di sognare e Napoli credo sia l’ultimo baluardo del sogno”.

In alto, un’immagine di Gaetano Amato e sotto la copertina del libro