Trenta opere disposte in ordine cronologico per esporre e celebrare il talento di Raimondo Galeano, pittore calabrese della luce, in mostra nella sala Dorica di Palazzo Reale e nelle Prigioni di Castel dell’Ovo fino al 2 febbraio (data che verr  molto probabilmente prorogata). Il fine della mostra, tuttavia, non vuole essere meramente espositivo ed estetico ma soprattutto scientifico. Il percorso proposto ai visitatori, infatti, ripercorre l’abbandono della pittura da parte del pittore bolognese d’adozione classe 48.
Dai primi anni ’70, con il fulminante incontro con i maestri della scuola di Piazza del Popolo (Mario Schifano, Tano Festa, Franco Angeli) fino alla svolta degli anni 2000, con l’abbandono definitivo della pittura tradizionale. «La tecnica racconta Galeano – è un qualcosa che nasce dall’esigenza. Io volevo, partendo dal famoso presupposto che il colore non esiste perch rivelato dalla luce, cercare di dipingere proprio con la luce. Ho cominciato con la vernice degli orologi, con le vernici che ad esempio illuminano le madonnine. Oggi, per mia fortuna, per i computer utilizzano polveri luminosissime che fanno in Cina. Chiaramente dopo devo affrontare il problema di farla diventare una vernice, di chiudermi al buio a dipingere come se fossi alla luce. I materiali esistono, è cosa cerchi tu di farne che fa la differenza».
La mostra, realizzata grazie soprattutto al supporto delle istituzioni cittadine con il patrocinio della Regione Basilicata, dell’assessorato alla cultura sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, è costruita lungo l’asse Palazzo Reale Castel dell’Ovo seguendo una linea fortemente performativa e interattiva. Ai visitatori, infatti, verranno fornite delle pile che permetteranno di scrivere con la luce nel vero senso della parola sull’installazione di Castel dell’Ovo e sui dipinti della sala Dorica.
«Un’installazione che raffigura un uovo, quello della leggenda virgiliana spiega Manuela Valentini, curatrice della mostra – secondo la quale il poeta latino avrebbe nascosto nelle prigioni del castello un uovo che sembrava avere propriet  magiche che gli avrebbero conferito poteri distruttivi, catastrofici, in caso di rottura. Il Maestro ha ricreato l’uovo dando la possibilit  ai cittadini di osservare, toccare, qualcosa di cui hanno solo sentito parlare oralmente e che si è tramandato di generazione in generazione». Cos come l’uovo, anche la mostra pittorica necessita del pubblico per rivelarsi in tutta la sua bellezza. Per l’occasione, la sala Dorica si presenter  ai visitatori al buio lasciando che le opere si rivelino in tutta la loro eccezionale componente pigmentosa luminescente, che alla luce si presentano come dei negativi fotografici. Una doppia lettura, quella diurna e notturna, che accompagner  i visitatori alla scoperta di un nuovo modo di fare arte, interattivo, innovativo in cui le opere per esistere hanno bisogno che il pubblico ne fruisca in tutti i modi possibili.
Tra i ritratti di premi Nobel per la Pace, come Madre Teresa di Calcutta e Aung San Suun Kyi, gli spettatori potranno trovare pezzi della propria storia popolare, come il ritratto posto a fine percorso del Principe Antonio De Curtis, in arte Totò, o la tela 5×3 metri raffigurante il Golfo di Napoli. Nell’intento, non solo di mostrare un modo diverso, innovativo di fare arte, ma anche e soprattutto il percorso di un artista che ha “dovuto ribaltare tutti i concetti della pittura, per rimaner pittore”.

Per saperne di più
www.raimondogaleano.com/home.php

La Mostra a Palazzo Reale sar  aperta tutti i giorni dalle 10 alle 16.30; il sabato e la domenica dalle 10.00 alle 13.00. A Castel dell’Ovo giorni feriali 10.00-18.30; giorni festivi 10.00-13.00. L’ingresso è gratuito

Nelle foto, le installazioni in mostra e l’autore