Con Eduardo Galeano e il dialogo “Raccontare i sud del mondo” il forum delle culture del 2013 ha mosso i suoi primi passi, delineandosi fin dall’inizio come terreno di confronto, misurandosi con un tema dai contorni tanto sfocati e relativi, quanto strumentalmente chiari a coloro che costruiscono la fortuna di pochi sulla miseria di molti. L’assessore alla cultura e presidente della Fondazione Forum universale delle culture, Nicola Oddati, il professor Antonio Guarino, preside della facolt  di lingue e letterature straniere dell’Universit  degli Studi di Napoli “Orientale” e il sindaco Rosa Russo Iervolino, ospite in sala, hanno accolto sul palco del Teatro San Ferdinando, l’autore di opere messe all’indice dalle dittature di Argentina, Cile ed Uruguay, opere di storia dell’ America latina, straordinari affreschi di un passato talmente denso da avere un peso vivificante sul presente.
Scrittore epico e intimista insieme, nei suoi racconti ha dato prova di saper scarnificare la realt , di restituire al suo paese una memoria altrimenti polverizzata.
Il primo intervento di Galeano si insinua come un dolce canto d’amore rivolto alla storia, alla letteratura, ma soprattutto alla gente del suo paese.
“Prima di iniziare vorrei dedicare questa serata alle vittime dei terremoti che hanno devastato il Cile ed Haiti, a Miriam Makeba, voce pericolosamente bella che vestiva i nudi e svestiva coloro che erano vestiti e a Roberto Saviano. Leggerò alcuni passi tratti dai miei racconti in italiano, la lingua di Cesare Pavese, uno dei miei maestri.
I vecchi caffè di Montevideo, i racconta storie anonimi mi hanno insegnato tutto ciò che so, a riconoscere nel passato la voce del presente. L’arte è una bugia che dice la verit  ed ogni cosa nel momento in cui si racconta riaccade nuovamente".
"Nel 1970 ho scritto “Le vene aperte dell’America latina”, libro elogiato dalla dittatura militare, che lo ha bruciato immediatamente. Questo episodio della mia vita mi riporta a una lezione di storia alle elementari. La maestra tesseva le lodi di Balboa il conquistatore, raccontando l’episodio che lo vide godere, per primo fra gli uomini, della vista dalla cima di Panama, dell’ incontro tra Pacifico ed Atlantico. Obiettai che se questo fosse stato vero, gli indios erano stati certamente tutti ciechi. Fu la mia prima espulsione!".
"All’universit  del Messico lessi a un gruppo di studenti alcuni stralci da “Le labbra del tempo”. In particolare, raccontai loro di Federico Garcia Lorca, della sua riabilitazione dopo anni dalla morte in un teatro di Madrid. Il pubblicò spagnolo aveva applaudito il suo poeta pestando i piedi con tutta l’anima. Al termine della mia lettura, molto tempo dopo, dagli eventi spagnoli, quei ragazzi fecero la stessa cosa: pestarono il pavimento con tutta l’anima. In quell’istante agli studenti messicani si un il pubblico madrileno di quel vecchio teatro, quasi come se per tutta quella gente, separata dallo spazio e dal tempo, ci fosse un unico destino. La storia non è altro che ricostruzione della memoria, passato che si fa presente".
Il professor Guarino attende la fine degli applausi per porre la sua domanda: ” Il ventunesimo secolo sta portando con s dei cambiamenti?”.
“L’America Latina è il luogo in cui si realizzano le maggiori diseguaglianze sociali. Persino il Bangladesh è più equo del mio paese. Pensiamo per un attimo alla costituzione di Simon Bolivar, che a suo tempo attribu la cittadinanza solo a coloro in grado di scrivere e leggere correttamente il castigliano, ossia il 3% della popolazione, praticamente nessuno. Oggi assistiamo ad un Rinascimento dell’America del sud, ad un vero e proprio processo di rifondazione, in cui i paesi riscoprono la memoria e l’identit  indigena.”
“Sofocle diceva che le citt  sono fatte di parole e di pietra. Lei crede che oggi sia ancora cos?”.
“Purtroppo in citt  è sempre più difficile incontrarsi. Le macchine hanno invaso ogni spazio e complicano i nostri rapporti persino con il vicino. Le parole, frutto più evidente dello scambio reciproco, cessano di scegliere come luogo privilegiato la pietra, ossia la citt .”>br>
A questo punto Guarino pilota la discussione verso argomenti più delicati: ” Fino a oggi la storia e il potere si possono definire come mero esercizio appannaggio di maschi, bianchi, ricchi e militari, eppure vi sono delle eccezioni potrei dire paradossali. Mi riferisco alla legalizzazione dei matrimoni omosessuali in Messico. Come si spiega la capacit  di essere all’avanguardia in certi settori in paesi considerati arretrati?” .
“Sono convinto che sia la contraddizione a muovere i fili della storia. Bisogna essere tolleranti e aperti verso ogni possibilit  e smettere di credere che se la storia non ci ubbidisce, allora non ci merita. Anche il veicolo di conoscenza attualmente più gettonato è vittima di incredibili paradossi. Internet nasce come strumento di morte e di controllo sulle persone nelle mani del Pentagono, ma al tempo stesso rappresenta un importante motore di vita, che consente la libe            6                  «    oè è á«sptLlibrined dd dpG7e:EèHlèNO» OJe
tnRpePOWEra circolazione di idee”.
Ultima domanda: Qual è il rapporto con il calcio e che cosa significa Sud?”.
“Il calcio è uno spettacolo meraviglioso, una danza con la palla se ben giocato, ma anche una catapulta politica. Berlusconi ne è un esempio, come lo è stato in passato Pinochet. Quando arrivò al potere…quando si impose nell’esercizio del suo sinistro potere si autoproclamò presidente perpetuo del Colo Colo. La carica è ancora sua anche se è morto. Evidentemente è stato un ottimo presidente!”.
"Per quanto riguarda il sud non credo che in realt  ne esista uno. Nel mondo non ci sono frontiere, siamo tutti conterranei e fratelli. Quando parliamo di nord e sud usiamo una semplificazione per dire che ci sono popoli ricchi che dominano su popoli poveri. A ben guardare nord e sud in quanto concetti dividono al loro interno interi paesi e si infiltrano addirittura nelle case, tra le famiglie.
La cosa migliore del mondo è la quantit  di mondi che esso contiene. Riconoscersi nell’altro è l’unica fonte d’immortalit  possibile.”

Un momento dell’incontro con lo scrittore uruguaiano (al centro) sul palco del San Ferdinando