Il teatro Galleria Toledo è un piccolo gioiello incastonato nel dedalo intricato dei quartieri spagnoli. Spedizione vincente, scommessa coraggiosa di chi ha scelto di defilarsi dalla faciloneria di certa cultura a buon mercato, ha costruito nel corso del tempo un rapporto di reciprocit , di scambio fecondo tra territorio e palcoscenico, promuovendo e realizzando cultura senza sconti.

La direttrice , Laura Angiulli, ne incarna lo spirito, l’osmosi perfetta tra uno sguardo sempre rivolto al futuro e all’innovazione e la volont  coriacea di essere al servizio del pubblico di un riscatto e di un progresso pieno e condiviso.

Nel 2011 Galleria Toledo compie vent’anni.. Qual è il suo bilancio?
Vent’anni sono un lungo periodo, lungo abbastanza da poter parlare di vera resistenza.
Con il Teatro Galleria Toledo abbiamo dimostrato che si può fare impresa anche in condizioni disperate. La legge 6/2007 della Regione Campania prevede finanziamenti per la promozione dello spettacolo, ma attualmente siamo ancora in attesa di ricevere il 40% dei fondi del 2009, mentre quelli per il 2010 sono completamente bloccati. A Napoli 12.000 persone lavorano in questo settore (dati Enpals) e sorprende che nessuno abbia ancora compreso che fare cultura seriamente significa fare impresa. Tuttavia quello che vorrei sottolineare è la scelta di proporsi sulla scena come teatro estremo, concentrato su due obiettivi fondamentali: elaborare progetti validi e originali e “costruire” spettatori che, attraverso le nostre proposte, inaugurino un percorso di crescita culturale.

Qual è il rapporto tra Galleria Toledo e i giovani attori?
La nostra scelta programmatica va in controtendenza. Con il “Progetto Shakespeare”, partito nel 2009, abbiamo avviato un corso di formazione per giovani attori che vogliano cimentarsi con il teatro classico. La scuola eduardiana, per quanto valida ed apprezzata, abbonda di espressivit , di sovraccarichi che impediscono a molti attori napoletani di affrontare pièce di Checov o di Ibsen in modo credibile. E’ come se tra l’attore partenopeo e l’opera di questi grandi maestri ci fosse una mancanza di relazione, di contatto. Il corso, al quale hanno contribuito con “lezioni da tavolo” maestri del calibro di Stefano Manferlotti, Claudio Vicentini, Lorenzo Mango, Luigi Mascilli Migliorini ha consentito a quattordici ragazzi di cimentarsi con le opere del poeta di Stratford, dall’ “Otello”, al “Machbeth”, fino al “Riccardo III”. Ogni giovane attore ha scelto un testo su cui ha rielaborato una personale prova di drammaturgia da mettere in scena ad ottobre prossimo. Ad uno di loro ho proposto la regia del “Caligola” di Camus, spettacolo in cartellone per dicembre e coprodotto dalla Galleria Toledo e dal Mercadante. Mi piacerebbe formare attori colti, far crescere le aspirazioni attraverso il lavoro, insegnare come si costruisce il personaggio dal di dentro, trasferire sapere ed un’esperienza di metodo.

In che termini l’impegno della Galleria Toledo può veramente definirsi libero?
La libert  di azione si esprime nella capacit  di salvaguardare i propri progetti, resistendo alle tentazioni, alle pressioni anche se molto attraenti.

E il suo istinto progettuale coinvolge anche le scuole…
Il teatro ha un importanza fondamentale nella formazione dei ragazzi e la Galleria non si è mai sottratta al ruolo di educatrice. Spettacoli come “Baciamano”di Manlio Santanelli e “Verso Est” film documentario sulla guerra in Bosnia, opere per cui ho curato la regia, hanno guadagnato diversi premi della critica, nonch il consenso dei bambini, pubblico assai esigente. Ci siamo molto divertiti a lavorare per loro ed in futuro ci piacerebbe proporre dei testi di Shakespeare da cui trarre spettacoli e lezioni.

Durante la sua carriera si è divisa tra teatro e cinema. Qual è secondo lei la sostanziale differenza che separa i due linguaggi?
Cinema e teatro rappresentano dimensioni completamente diverse. Nel corso della gestazione di uno spettacolo il regista ha la possibilit  di formare, costruire l’attore. Ed è questa un’operazione di indubbio fascino, che consente di creare un vero e proprio sodalizio con il cast. L’arte del cinema è più estemporanea e in un film è fondamentale il montaggio. In particolare prediligo lo stile documentario, l’attenzione ai territori, alla dimensione politica, alla gente, forse per il mio passato da geografa.

In”Verso est” un’attenzione speciale è rivolta alle donne. E’ un caso oppure è una linea che intender  seguire ancora?
Lavoro molto con l’universo femminile, ma non in chiave femminista. In cantiere c’è un progetto per cui ho gi  realizzato una serie di interviste a donne maltrattate, minacciate, costrette a nascondersi, ma anche a psicologhe e a Marinella de Nigris, avvocato patrocinante in Cassazione, esperta di diritto di famiglia e tutela delle donne.

Progetti per il futuro?
In occasione del ventennale è previsto un catalogo, che vorremmo carico di aggressivit  positiva, ma il progetto più impor            6                  «    oè è á«sptLlibrined dd dpG7e:EèHlèNO» OJe
tntante è la stagione imminente. Oltre alle prove di drammaturgia del progetto “William Shakespeare” e al “Caligola” di Camus, in calendario abbiamo “Spedizione al Baobab” (novembre 2010), racconto di una schiava tratto dall’omonimo romanzo di Wilma Stockenstrom, adattamento e regia Gigi Di Luca, “Il razzismo è una brutta storia” (dicembre 2010) di e con Ascanio Celestini, Il “Donchisciotte” (marzo 2011) proposto da Roberto Herlitzka e Lello Arena, “Duetto” (aprile 2011) tratto da “Per tutta la mia vita sono stata una donna” di Leslie Kaplan. Naturalmente la nostra stagione teatrale non si esaurisce in questi titoli, ma comprende tutta una serie di appuntamenti appetibili a chi vorr  nutrirsi di un piacere sublimato dalla capacit  di trasmettere vera cultura. L’importante è resistere.

In alto, Laura Angiulli. In basso, una scena da “Il baciamano”, lo spettacolo che porta la sua firma e l’ingresso di Galleria Toledo (foto di Maria Volpe Prignano)

Per saperne di più
www.galleriatoledo.org/