Finalmente ritornano i napoletani a Napoli. E si conclude con Di Fiore il terzo episodio di una prima riflessione che il Museo Madre dedica alla storia artistica della citt  ospitante. Dopo Armando De Stefano e Mario Persico gli spazi del Madre si riempiono di gommapiuma con le “candide” installazioni di Gerardo di Fiore, in un percorso espositivo a cura di Mario Franco, aperto al pubblico fino al 28 maggio 2012.
Un materiale dalle effimere fattezze esprime con forza un’ arte di peso e consistenza, metaforica ironia, possibilit  di salvezza. Quattro stanze ospitano altrettanti lavori ognuno dei quali prospetta all’osservatore un privilegiato punto di osservazione dal verticalismo del canneto di gommapiuma in “God save the Queen”, alla visione capovolta di “Cave Canem”, una scultura pensata per scaricare il suo labile peso al suolo e ribaltata come un bassorilievo a muro, con lo sguardo prepotentemente puntato verso il fruitore; alla visione verso il basso della Risacca, fino alla più classica delle visioni frontali, con la gigantomachia degli “Angeli Ribelli”.
“God save the Queen” è il titolo che Gerardo Di Fiore ha dato alla sua mostra e a un’opera realizzata site specific per il Madre, che ben si presta alle più disparate chiavi interpretative Dio salvi il Museo Donnaregina, Dio salvi la tigre, la natura e l’uomo dai suoi mali. L’inno britannico è qui ripreso nel suo senso più profondo, indicando nella Regina la più generica Madre Terra insidiata dal mal di vivere contemporaneo. Un canneto in gommapiuma, prigione dorata da cui è possibile, volendo, scappare è qui ambiente artificioso che circonda l’animale in ceramica.
“Angeli Ribelli” è un bassorilievo di grandi proporzioni in cui angeli inviati nelle citt  del peccato per castigare la promiscuit  sessuale si abbandonano in lascivi rituali incantati dallo spirito terreno dell’amore corporeo.
Se gli angeli scoprono una loro umanit , è forse possibile per l’uomo riappropriarsi di una spiritualit  perduta? E poi c’è la Risacca, gravoso ricordo di ciò che è ormai perduto. Nella “Risacca” non c’è speranza, solo sterpi, scorie, corpi mutilati che riaffiorano dal mare nero dell’ignoranza. In un rettangolo di pece, Di Fiore pone alcuni tra gli elementi ricorrenti nelle sue opere, come i volti dal profilo classico o una testa di cavallo nitrente. Gli oggetti come il fondo e le sculture sono anch’essi neri e corrosi.
Ricostruire il percorso delle esperienze vissute da Gerardo Di Fiore dagli anni 50 a oggi significa “mettere a fuoco quel desiderio che sollecita l’artista a dialogare con la forma per sovvertirne i dettami”. Dagli anni 50 in cui la materia avverte ancora il peso della stratificazione storica, nel corso degli anni 60 il maestro passa alla pura sperimentazione, adoperando per le sue sculture materiali effimeri e di riciclo come stracci, legno, plastica, carta, specchi, non ed altro secondo i dettami della "Junk Art " con influenze New Dada.
Dal ’70 Di Fiore affianca all’ attivit  di scultore quella di performer, come attesta la storica performance "Hic sunt Leones" a Piazza dei Martiri, con la "partecipazione straordinaria" di Joseph Beuys. E’ a partire da questi anni che si attesta la centralit  dell’indagine estetica nell’impegno politico e sociale. Con i lavori realizzati all’ospedale Frullone è nel 1976 alla Biennale di Venezia nella sezione "Ambiente come sociale" a cura di Enrico Crispolti. Nelle opere dei primi anni ’80 si avverte un recupero dell’idea di scultura come espressivit  e armonia.
L’artista tenta di ricucire il personale con il sociale, la memoria storica con l’esigenze dialettiche contemporanee. Sul finire degli anni ’90 suggestioni metafisiche pervadono l’intera produzione artistica del periodo. L’accettazione dell’apollineo incedere verso la bellezza e del dionisiaco come ebrezza dell’essere sono il perno su cui ruota la realizzazione scultorea di questi anni. Tra tutte, la scelta insolita della gommapiuma per celebrare la bellezza effimera di una scultura destinata inesorabilmente a svanire.

Museo Madre
via Settembrini 79
Orari dal luned al sabato, ore 10,30 -19,30
domenica 10,30-23,00
marted chiuso
ingresso 7 euro

www.museomadre.it

In foto, l’artista e le sue opere al Madre