Il frastuono della citt  si dissolve nel silenzio della memoria e della lettura. Sabato mattina in famiglia, ma fuori casa. Papa, mamma e figli passeggiano tra le emozioni di un incontro. Si affidano al percorso di una mostra, nella Biblioteca nazionale di Napoli, dietro la maestosit  della piazza (del plebiscito), che, ormai da anni libera delle auto e dei parcheggiatori, ha ritrovato nel vuoto la bellezza dell’architettura, non ancora, tuttavia, l’identit  dell’oggi e del domani. Tra le teche delle sale custodi dei manoscritti, in vetrina, versi stampati: “Silvia rammenti ancor…”. Sulla seconda parola, un frego e una correzione di pugno dell’autore: “rimembri”. La signora osserva e si lascia sfuggire una piccola lacrima, commossa al pensiero di essere davanti alla mano di Giacomo Leopardi, nella riflessione di un cambiamento. Un po’ lo stesso sconvolgimento che prover  un protagonista del palcoscenico come Mariano Rigillo, leggendo, in un appuntamento con il pubblico, l’Infinitodall’autografo del poeta, patrimonio del mondo.
IL SALE DELL’IRONIA

Con la leggerezza del racconto e l’energia della passione, Mauro Giancaspro svela aneddoti di una scena che conosce bene, dirigendola dall’11 settembre 1995 (dopo aver animato e sviluppato per un decennio quella di Cosenza). E’ la sua tendenza: semiseria, intensa, scoppiettante come un fuoco d’artificio. Indizio significativo: quarantanove epigrammi raccolti in un libro di 56 pagine ( Tullio Pironti editore, 2008) che gi  dall’esordio di copertina bersagliano persino Dante, orgoglio italiano: “mi pare che ci manchi un po’ di sale”, riprendendo il sigillo finale di un salace “pasto” che comincia (e procede) cos: “La bocca sollevò dal fiero pasto/ quel mangiator al tovagliol forbendola/ ch’aveva a man mancina,/ poi favellò con voce un po’infernale: mi pare che ci manchi un po’ di sale”… Ma non si fermano all’Inferno del conte Ugolino e, sulla brezza dell’ironia, fanno planare pure Petrarca & C: “Uno cantò chiare dolci fresche acque/dove le belle membra/pose colei;/ un altro la sgorgante dalla rupe / e pura e franta ride del sole al lume;/un altro azzurra e chiara ne bevea/ finalmente negli occhi dell’amata”. Per concludere, alleviando il peso della conoscenza, con il pretesto di un sorriso: “Noi, cui l’ardor del verso poco cale,/ a tutte preferiam la minerale”. Il tono è lo stesso di altri titoli che portano la sua firma, “Leggere nuoce gravemente alla salute”, “Il morbo di Gutenberg”, “L’ottavo giorno creò il libro”.
ODOR DI SCRITTURA
Nel suo studio da direttore, a Palazzo Reale, non tutto sa di antico. C’è spazio anche per una singolare Araba Fenice nata da un temperamento altrettanto frizzante, quello di Alessandro Ferruccio Marcucci Pinoli di Valfesina, ideatore a Pesaro, di un hotel affidato, in ogni stanza, all’estro di un artista. Nani- come lo chiamano gli amici- dopo avere esposto nella sala Leopardi della Bilioteca “Cose mai viste”, ha lasciato traccia del suo passaggio affidandogli la sua aquila in carta di giornali: regina pennuta che risorge dal fuoco con la ricchezza dei libri… Niente di più adatto al tempio dei papiri ercolanesi, seppelliti e protetti da un manto di lava, preziosi reperti riaffiorati dalle tenebre dell’eruzione (79 dopo Cristo) a met  settecento come pezzetti di legno carbonizzati. Testimoni dell’eredit  di Epicuro & C. messa in salvo dal filosofo Filodemo di Gadara nella sua villa ercolanese, consegnata dal destino ai posteri. Che qui, in questa Biblioteca, terza d’Italia dopo Firenze e Roma, non smettono di stupirsi al profumo della scrittura. Sempre in (buona) compagnia di iniziative che le donano eterna giovinezza. Come la mostra “Diversi di segno. Disegno di versi” (nel 2004) dove, alla fine di un’immersione totale nella letteratura,sotto una cascata lettere sospese nell’aria, i visitatori diventano scrittori. O le esposizioni di Annamaria Bova che un anno prima, nello stesso spazio, li lascia “Senza parole” proponendo totem, pannelli, colonne di caratteri tipografici ordinati solo dai sensi della creativit  e un anno dopo (2005) li fa sentire “guardati a vista”, come i personaggi di un romanzo, dalle lenti e dagli occhi (di vetro) che popolano le sue opere.
CONTAMINAZIONE DI STILI
Il presente si rivela in ogni angolo, s’insinua nei tralicci che nascondono i cavi dei computer (messaggeri di circolari e comunicazioni interne), nel laboratorio fotografico dove vengono conservati e classificati microfilm di opere rare, nell’emeroteca che raccoglie ancora i giornali in attesa della loro prossima destinazione all’ archivio regionale. Però il futuro non lascia Giancaspro mai solo,suggerendogli un pensiero: creare una geometria trasparente, a piano terra, nei locali prima occupati, adesso liberi, dalla Corte dei Conti, illuminata di notte. Un faro della cultura, nella torre di una sapienza remota, cosmopolita e poliglotta.
Allenato al cambiamento, all’imprevisto, alle svolte repentine dalla vita che, con una laurea in lettere classich            6                  «    oè è á«sptLlibrined dd dpG7e:EèHlèNO» OJe
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»E  »RLIKERESETeNULLSHARESLAVErPSIGNMIDptkoi8uRTRIM:eROWS ptxxïïxxxe e aspirazione da archeologo, lo fa atterrare, prima, nel campo delle assicurazioni e, poi, sul pianeta dei bibliotecari, respinge tutto quanto è immobile. All’austerit  della rigida conservazione (che lo rende assai triste) preferisce il dialogo tra gli opposti, la dialettica delle dimensioni differenti, la contaminazione di stili. E , da intellettuale eclettico, non dimentica l’invito di Gropius, nel Manifesto/programma del Bauhaus del 1919, lezione di creativit  funzionale:”Formiamo dunque una nuova corporazione di artigiani… Impegniamo insieme la nostra volont , la nostra inventiva, la nostra creativit  nella nuova costruzione del futuro, la quale sar  tutto in una sola forma: architettura, scultura e pittura e, da milioni di mani di artigiani, si innalzer  verso il cielo come un simbolo cristallino di nuova fede che sta sorgendo!".
SENTIMENTO DEL NUOVO

Perciò immagina, all’esterno,anche un cilindro di acciaio e cristallo con uno scivolo/ uscita di emergenza per le persone che si muovono su sedie a rotelle. Ha imparato a conoscerle molto da vicino: in Biblioteca funziona uno sportello riservato alle informazioni per chi non ha la stessa facilit  di spostamento degli altri.
In fondo Mauro, anche se fa inorridire i paladini del purismo architettonico a tutti i costi, marcia proprio sul binario di nascita della biblioteca, l’innovazione. A volere una collezione di volumi (oggi due milioni) in uno spazio della reggia aperto al pubblico, con i manoscritti del fondo Farnese, fu Carlo III di Borbone. A realizzarla (nel 1804) suo figlio Ferdinando ma la collocò nel palazzo degli studi, attuale museo nazionale archeologico. Finch Benedetto Croce non ne patrocinò il trasferimento nel luogo dove si trova adesso, tra il 1923 e il ‘ 27. Cos vennero accorpate le altre biblioteche cittadine (la San Martino, la San Giacomo e la Brancacciana). E salvati gli umori del tempo.

Per saperne di più

www.bnnonline.it

Nelle foto (di Maria Volpe Prignano), Mauro Giancaspro e l’ingresso della Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele di Napoli.