Metti una sera a cena lo stilista Gianni Molaro e Angelica Di Giovanni, presidente del Tribunale di sorveglianza di Napoli; metti un’idea coraggiosa a met  strada tra il desiderio di comunicare arte e la voglia di prestare il fianco alla possibilit  di un riscatto sociale; metti un carcere che non sembra un carcere e nemmeno un antico convento, come scritto nel suo antico dna, ma una passerella di haute couture e la casa circondariale femminile di Pozzuoli diventa il luogo in cui i sogni si realizzano sulla terra.

Lucia (41 anni). Giovanna (38). Nina (27). Angela (23). Maria Grazia (23). Sono le ragazze scelte tra le detenute dallo stilista di San Sebastiano al Vesuvio per rivaleggiare in falcate da gazzella e posa da scatto fotografico con uno stuolo di modelle professioniste.

Poco buonismo. Molta capacit  di anticipare il futuro o meglio la versione che in generale se ne auspica da parte di Molaro, promotore di un’iniziativa volta a generare i semi della speranza e le premesse per un reinserimento nel mondo della legalit  e del lavoro. Lo scintillio degli abiti e la sensibilit  dell’artista, tuttavia, non prevaricano le storie delle cinque “neo modelle”, l’emozione e la professionalit  spese per un’occasione straordinaria, estranea alla vita ordinaria di una carcere.

“Sono arrivata a Pozzuoli dieci mesi fa e sconto una condanna per spaccio di droga racconta Nina, splendida ragazza di nazionalit  bulgara – Da qualche tempo sono iscritta all’universit  Bicocca di Milano ed ho gi  sostenuto due esami, ottenendo risultati brillanti.”

“Mi sento importante”. Confessa Giovanna, madre di quattro figli ed ancora nove mesi da trascorrere in carcere. Il suo abito da sposa racconta una storia di mille contraddizioni in cui le protagoniste da condannate aspirano al privilegio della libert , la bellezza esplode nelle stanze gremite del penitenziario, la maternit  si nutre di distacchi e la fine della pena può coincidere tanto con il ritorno alla normalit  quanto con una ricaduta.

Attualmente, Pozzuoli. Ospita 176 detenute, su una capienza regolamentare di 91 ed una tollerabile di 153. Il 20% delle ospiti èstranieroe l’8% tossicodipendente. Le guardie sono 113 e tra loro figurano 73 donne. Questi i dati di una realt  separata dalla realt , conosciuta da pochi, che aspira, grazie ai progetti proposti dalla direttrice Stella Scialpi, a costruire prospettive di recupero e reinserimento .

Prima della proposta di Molaro, gli educatori della struttura penitenziaria si erano gi  mossi nella direzione tracciata con chiarezza dalla sfilata. “Qualche mese fa spiega la dottoressa Scialpi siamo partiti con il progetto di torrefazione del caffè Lazzarelle, gi  distribuito nei nostri spacci ed in alcuni bar. Abbiamo persino ricevuto richieste dal comune. ”

L’incontro tra lo stilista e Angelica Di Giovanni ha poi varato con decisione un percorso di normalizzazione e recupero di una dimensione più umana.

Lo stilista. Si gode lo spettacolo dal parterre, seguendo con lo sguardo il passo delle sue modelle d’eccezione.

“Anche io, come voi ho avuto un passato difficile” ammette Molaro al termine della sfilata. “Mio padre è morto a trentadue anni e mia madre è stata costretta a lasciarmi in collegio, dove ho trascorso sette anni della mia vita da recluso. So cosa significa sognare e desiderare una rivincita, ma so anche cosa significa lavorare duramente. Pensate bene a cosa fare una volta uscite fuori di qui, perch se ci sono riuscito io, potete farcela anche voi” .

Parole di speranza. Ma anche estremamente concrete. Molaro racconta l’alta moda, ma anche una vita alta, nobilitata dal lavoro e passibile di rinascita in ogni momento. Per tutti.

In alto, Gianni Molaro in mezzo a un gruppo di detenute. In basso, ancora lo stilista con le sue modelle speciali e alcune professioniste della passerella