Non solo creativit  e produzione culturale ma anche tutela e manutenzione della memoria storica l’Accademia del futuro non si limita ad essere fucina dei nuovi talenti ma anche salvaguardia del vasto patrimonio culturale di cui la nostra Penisola è opulenta.

L’Accademia di Belle Arti ha una storia meravigliosa che ha inizio nel 1752 con Carlo di Borbone e prosegue per tutto l’Ottocento sino ai giorni nostri, vantando il susseguirsi di maestri di acclarata fama internazionale. Il corso di restauro all’interno dell’Accademia nasce con le Accademie stesse in quanto strutture complesse che fin dalla loro formazione hanno avuto interesse verso la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale; discipline come la storie dell’arte ed il restauro non sono nate all’interno delle Universit  ma delle Accademie.

Dagli atti fondativi risulta che l’Accademia degli albori a Napoli aveva ben 11 scuole al suo interno, una delle quali era proprio quella di restauro. Oggigiorno, con la riforma iniziata con la legge 508/99 che prevede l’ampliamento dell’offerta formativa delle Accademie, dopo 40 anni di battaglia, oltre ai classici corsi di pittura, scultura, decorazione e scenografia anche il restauro ritorna a far parte della formazione di coloro che sono addetti alle arti. L’Accademia di Napoli forma inoltre grafic-designer, fashion-designer, cineasti, fotografi ed altre figure professionali che ruotano intorno al settore arte e cultura.

“Il restauratore- puntualizza il direttore dell’Accademia, Giovanna Cassese- deve possedere l’abilit  della mano attraverso un sapere laboratoriale supportato da tutte le competenze disciplinari e scientifiche del caso; mentre l’Universit  per quanto concerne la diagnostica dei beni culturali e le discipline storiche è da sempre all’avanguardia, laddove parliamo di una didattica fondata sulla pratica di laboratorio l’Accademia ha un secolare, indiscutibile primato ed è giusto che le scuole di restauro rientrino a far parte delle Accademie come previsto dalla norma di legge”.

In un momento storico di confusione sulla problematica formazione dei restauratori in Italia, le Accademie sono avvantaggiate di un passo poich a seguito del D.M. 87 del Maggio 2009 del Mibac che stabiliva gli standard per la formazione del restauratore e riconosceva le Accademie tra le istituzioni deputate ad accedere ai corsi abilitanti, in data 30 dicembre 2010 è stato firmato il D.M. interministeriale n. 302 che istituisce il modello di diploma accademico a ciclo unico quinquennale sancendo in Italia il ruolo comprimario delle Accademie per la formazione restauratori dei beni culturali.

Ciò non toglie che persino le Accademie non potranno rilasciare un titolo abilitante alla professione fino a quando non usciranno i decreti applicativi. Le Accademie come le Universit  dovranno inoltre rispondere a determinati requisiti si dovr  intervenire sull’80% dei beni culturali; le ore di laboratorio devono costituire il 60% della didattica del corso; gli ambienti adibiti all’esplicazione dei corsi dovranno attenersi a una serie di norme e necessit  strutturali; l’istituzione deve intrattenere rapporti continuativi con il Mibac.

Le Accademie storiche hanno il vantaggio di avere gi  al proprio interno laboratori ben strutturati, in particolare Napoli che ha investito negli ultimi anni fondi ed energie per l’ottimizzazione degli spazi adibiti alle attivit  pratiche oltre che per le recenti aperture della Gipsoteca, della Pinacoteca e della Biblioteca dell’Accademia stessa.

Gli allievi del corso di restauro hanno avuto il privilegio di intervenire su dipinti e sculture della Pinacoteca e sul ricco patrimonio di gessi, consentendo la riapertura della Gipsoteca e la collocazione del fregio del Partenone nella nuova Aula Magna. Gli allievi del triennio sono attualmente alle prese con il restauro di una veduta arcadica tipica del 700, di Robortelli, proveniente dai depositi della Pinacoteca dell’Accademia; con una tela attribuita alla scuola di Massimo Stanzione e con il complesso restauro di un’opera contemporanea di Gianni Pisani donata dall’autore alla Pinacoteca dell’Accademia.

L’opera è il risultato di una performance di cui l’artista fu protagonista in Accademia negli anni ’70, nel corso della quale Pisani distrusse con un accetta una bara da morto sulla quale era posto un carillon. Fulcro dell’opera il recupero del tempo della nascita, il rapporto con la figura materna e l’esorcizzazione della morte. Un lavoro concettuale divenuto nel corso del restauro oggetto di studio soprattutto del degrado dei nuovi materiali dell’arte come la gommapiuma o il pizzo, e del loro possibile restauro.

E’ attualmente in atto una convenzione tra Metro-Napoli e l’Accademia per la valorizzazione e la salvaguardia delle Stazioni dell’arte a Napoli. La convenzione, firmata nel 2006 dall’allora direttore Alfredo Scotti è stata riconfermata nel 2009 dall’attuale direttore Giovanna Cassese. Le Stazioni dell’arte costituiscono la più grande installazione di arte pubblica in Italia, circa 800 opere e            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
BtnBBBBRpeBPseguita da 80 artisti nostrani ed internazionali. Questa convenzione tra Metro-Napoli e l’Accademia ha consentito di aprire una serie di cantieri scuola, una palestra importante per la formazione degli allievi direttamente sul campo e su opere di rilievo.

Cos nel 2009 è sorta l’idea di fare un convegno a carattere nazionale, coordinato da Giuseppe Basile, sulla conservazione dell’arte pubblica in Italia, con tutte le problematiche che essa comporta sia da un punto di vista tecnico-scientifico che per quanto concerne l’aspetto economico-amministrativo.

Il convegno ha visto il confronto di Napoli, per la prima volta esempio di best practice, con altre realt  italiane come Torino, Milano, l’Emilia Romagna, il Veneto e la Sicilia. Gli atti del convegno, che ha visto a Napoli la presenza di autorevoli relatori, alcuni tra i maggiori studiosi sia restauratori che storici dell’arte che hanno operato e che operano nel contemporaneo, sono riuniti in un volume dal titolo “La Conservazione dell’Arte Pubblica In Italia” edizioni Artem.

In foto (di Maria Volpe Prignano) un’opera in corso di restauro e i ragazzi in azione