Non ha completamente soddisfatto le aspettative il “Giudizio universale” di Armando Pugliese in scena a Napoli al teatro Augusteo fino al 30 ottobre. Trasposizione teatrale della pellicola cinematografica del 1961 di Vittorio De Sica. Da un soggetto e una sceneggiatura di Cesare Zavattini, il regista del premio Oscar “La ciociara”, aveva portato davanti alla cinepresa un cast internazionale di attori Alberto Sordi, Nino Manfredi, Renato Rascel, Silvana Mangano, Anouk Aime, Jack Palance, Ernest Borgnine, per citarne alcuni. Il film fu molto criticato e deluse gli spettatori che speravano nell’accoppiata vincente Zavattini-De Sica. Una sorte che dopo cinquant’anni è toccata alla pièce firmata Armando Pugliese.

Una sala gremita ha accolto il suo debutto nazionale al teatro napoletano. Cinque episodi, contro i dieci dell’originale, si sono intervallati sul palco con un cambio repentino e movimentato delle scene. Difficolt  gi  annunciata dallo stesso regista ma che, in realt , si è risolta per il meglio. Ogni bozzetto è delimitato dalla voce registrata di Francesco Pannofino che, con autorit  e fermezza incutendo terrore e ansia agli attori e agli spettatori, annuncia l’arrivo del giudizio universale. Si sono dati il cambio, per due atti, sul palco Gigio Morra, Francesco Paolantoni e Giacomo Rizzo, Mimmo Esposito, Ernesto Lama, Antonio Milo, Imma Villa, Gaetano Amato, Daniela Marazita e Tonino Taiuti e i bambini Andrea Caruso, Gianmarco Caruso, Nicole Esposito, Dalila Leoncino, Leo Manzo ed Antonio Marra tanti altri.

Nonostante il dispiegamento di forze e il continuo cambio di scene e di piani giocato sulla coralit  dei soggetti, il lavoro appare discontinuo e poco amalgamato con una non chiara e compiuta fine. Alcune idee interessanti, le scenografie e gli orologi, a lancette o digitali, che corrono all’indietro. Napoli c’è nella sequenza dei video con le vetrate della galleria Umberto, nei panni stesi ad asciugare tra i vicoli e con l’immancabile teatro San Carlo. Come nel più antico sistema di metateatro, il sipario si alza sul Massimo partenopeo intento a ospitare le prove per il “Gran ballo”. Attualissimi, anche dopo 50 anni, i temi dei cinque episodi miseria, corruzione, potere e politica corrotta. Fa da cerniera tra le sfilacciate situazioni Salvatore Speranza (Mimmo Esposito) disoccupato in cerca di lavoro per non esser costretto a vendere il suo bambino. Un viaggio catartico tra peccatori che tentano di mondare le loro colpe prima della fine. Il diluvio finale spazza via tutto, peccati e buoni propositi.

Si intrecciano generi diversi dalla commedia, al dramma al musical fino ai canti di ispirazione gospeliana che appaiono le note migliori. Le musiche sono di Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, fatta eccezione per la “Ninna Nanna”, unico brano della colonna sonora originale del film curata da Alessandro Cicognini. Merito alle scene e ai costumi di Andrea Taddei, alla drammaturgia musicale di Paolo Coletta, alle luci di Valerio Tiberi e alle coreografie di Salvator Spagnolo. La produzione è di Roberto Capobianco e Fabio Milo per A.MI.CA. Production in collaborazione con Komiko Production, produzione esecutiva di Francesca Scarano.

In foto, alcuni momenti dello spettacolo