Scusateme tanto si v’aggio ‘ntussecato ‘o Natale. Furono le ultime parole che disse prima di morire, ai suoi familiari, Salvatore Papaccio. Già perché lui, come si dice, esalò l’ultimo sospiro proprio il 25 di dicembre del 1977, il giorno di Natale.
Fu un bambino prodigio a soli 8 anni, venne scritturato nel coro del Real Teatro di San Carlo a Napoli per la stagione lirica 1908-1909. Ma, precedentemente, a soli otto anni aveva partecipato  a molte feste di piazza, invitato a cantare anche da privati.
Salvatore nacque a Napoli il 23 giugno 1890, da Michela, casalinga, e Alfonso, commerciante di carbone e legname. La sua voce diventava sempre più corposa e  robusta, tanto da passare dal coro a ruoli di rilievo. Fino a interpretare nel Tristano e Isotta di Wagner il ruolo del marinaio partecipando poi a opere come Francesca da Rimini di Zandonai, Iris di Mascagni, Romeo e Giulietta di Gounod e Manon di Massenet.
Ancora qualche anno e registrò per la casa discografica la Voce del Padrone, firmando il suo primo contratto. Incise così romanze, canzoni, brani come Mandulinata ‘e notte, Femmena amata, Nu rampicante, Lassame e va, Napule mio e Sulo ‘a chitarra mia.
Nel 1920 sposò Concetta Marra che regalerà al cantante due figlie, Maria e Anna. Nello stesso anno debuttò come canzonettista alla Piedigrotta La Canzonetta, e in quella occasione conobbe l’editore Francesco Feola, con cui strinse una bella e forte amicizia.
Erano gli anni in cui Papaccio si divideva tra il canto lirico, da tenore, e la canzonetta. Ritornò, poi,  alla Piedigrotta riscuotendo un grande successo fatto di interminabili applausi e continue richieste di bis,  il pubblico lo acclamava e la sua popolarità crebbe a dismisura. Tanto che la Phonotype di Americo Esposito, strappandolo alla Voce del padrone, lo scritturò con un ricco contratto discografico che durò per tantissimi anni.

Savatore Papaccio| ilmondodisuk.com
Omaggio de “La                   Canzonetta”

Marì, dint’ ‘o silenzio, silenzio cantatore:  in molti abbiamo fischiettato o cantato sotto la doccia questo ritornello che nasce proprio dalla sua esibizione alla Piedigrotta la Canzonetta del 1922. Un vero trionfo, entrato nella storia della musica napoletana.
Ma il  1922 fu l’anno di rifiuti, a causa di impegni pregressi e di conferme di lavori al fianco di nomi del calibro di Tecla Scarano, Rodolfo De Angelis, Diego Giannini Alda Vergani e Farfui Prima.
Nel 1923, Papaccio si vide costretto a una scelta. Abbandonò il bel canto lirico per dedicarsi definitivamente alla canzonetta, partecipando alla Piedigrotta con un brano di Libero Bovio  Chiove (riproposto in seguito da tanti artisti. Bella la versione di Milva ma anche quella di Enzo Gragnaniello nell’album Posteggiatore abusivo 1997). E fu ancora un immenso successo.
Iniziò a modificare il suo stile, la sua linea di interpretazione, passando dalla canzone melodica alla drammatica, a canzoni di giacca, inni patriottici, e a ritmi briosi e allegri intonando La leggenda della barcaCore cuntento, A canzone ‘e tutto ‘o munno che propone alle edizioni di Piedigrotta.

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Papaccio con Beniamino Gigli


Arrivò anche la rivista dove affiancava la divina Anna Fougez. Insieme partirono in una tournée che consolidò un forte legame amicale. Mentre in tanti gli chiedevano di esibirsi all’estero, in particolare negli Usa, come l’amico Vittorio Parisi, ma Papaccio, con l’ eleganza che lo distingueva, rifiutava, continuando a partecipare alle Piedigrotte, mandando in estasi il pubblico con indimenticabili interpretazione di Grazie di cuoreParaviso e fuoco eterno.
Il motivo reale dei suoi rifiuti  consisteva nella preoccupazione di allontanarsi dalla famiglia e , soprattutto, dalla moglie malata, che morì ad appena 47 anni,  lasciandolo solo con le due figlie. Ma non disdegnò tournée con  Ria Rosa con cui partecipò allo spettacolo Dodici Importanti Numeri, che debuttò al Teatro Ideal di Napoli. Ancora con lei e con altri cantanti, tra i quali Armando Gill, Carlo Buti, Raffaele Balsamo e Lia Negrita, Papaccio prese parte alla Piedigrotta E. A. Mario e all’Audizione Autori Associati, con Lydia Johnson, Vittorio Parisi e Ferdinando Rubino.
Inoltre, fu presente alla Piedigrottissima del Teatro Bellini, con Lina Resal e Magda De Roy. Nomi altisonanti che fanno parte della storia della musica napoletana, nomi che hanno fatto ascoltare le loro voci, la nostra melodia in tutto il mondo. Se oggi la nostra canzone è conosciuta e riconosciuta da tutti è grazie a questi pionieri che attraversarono gli oceani proponendo le loro esibizioni anche nei difficili periodi bellici.
Nel 1934 Papaccio partecipò ancora a una tournée con Carmencita, Ada Bruges, Elda Teldi e Gianna Italia, e prese parte all’Audizione Bottega dei Quattro, dove lanciò il motivo Povera pazziella. Nello stesso anno, iintervenne alla Piedigrotta La Canzonetta di Francesco Feola.
Nell’ambiente dello spettacolo, era benvoluto e contava molti amici,  come Ada Bruges, con la quale  debuttò al Teatro Diana, di Napoli con lo spettacolo Duetti delle Vedette, insieme a Leo Brandi e a Carmen De Angelis. Ancora Piedigrotta con il brano che in seguito divenne il suo cavallo di battaglia Comico da salotto”.
In quello stesso anno  lo troviamo con la sua amica Ada Bruges, Lia Flirt, Arturo Gigliati alla Piedigrottissima di Capodanno del Teatro Italia. E fu anche protagonista del film Napoli verde-blu, diretto da Armando Fizzarotti, con il grande Armando Gill, Lina Gennari e Helen Meiss. Ma questa sarà la sua unica esperienza cinematografica.
Instancabile, sempre. E carico di innumerevoli impegni. Ma poi arrivò la guerra e Salvatore, per stare insieme alle figlie ormai orfane delle mamma si ritirò dalle scene, per poi tornare sul palco, alla fine del conflitto. E nel 1948 creò una sua formazione che portò al teatro Giardino di Napoli, ma non fu un successo.
In seguito, si esibì nella  Piedigrotta del teatro Ausonia insieme a Isa Landi, Anna d’andria e Fregolini. E il 1949 fu l’anno di Spettacolissimo dell’Arena Arenaccia, con Ferdinando Rubino, Alfredo Sivoli, Vera Nandi e Irma Doris. Nel 1950 ancora Piedigrotta con il brano Suonno ‘e n’artista, intensa e nostalgica melodia, mentre nel 1951 propose Napulitano comm’ a me.

Papaccio| ilmondodisuk.com
Sul palco, con Ingrid Bergmann

Nel 1952 l’addio definitivo ai palcoscenici che lo avevano reso famoso, con un ultimo spettacolo al Diana. Dopo, fu ispettore di palcoscenico al San Carlo fino all’età pensionistica, esattamente nell’anno 1963, quando ottene un diploma di benemerenza a suggello della sua carriera dedicata con successo all’arte canora.
Era instancabile e decise di usare la sua grande conoscenza della musica dandosi alle lezioni del bel canto, come location scelse la sua abitazione… un folto numero di allievi lo seguì. Cinque anni prima di spegnersi, Salvatore accompagnato al pianoforte dal maestro Furio Rendine cantò dal vivo tre pezzi inediti, inclusi, insieme ad altre sue otto incisioni del passato, nel 33 giri  che gli dedicarono Alberto Sciotti e Roberto Esposito.  Lasciando al pubblico una magnifica traccia della propria voce. Aveva 82 anni …