Non è bastato il libro a mettere a nudo un male endemico di Napoli, che è arrivato il film, premiato a Cannes con il Grand Prix. Parlo di Gomorra di Roberto Saviano, osannato dalla critica come il talent scout dell’ultima generazione di scrittori. Se la definizione è da legare al narratore, al romanziere nel senso stretto del termine, bisogna riflettere sui contenuti dell’opera, sul linguaggio, o meglio sulla valenza della scrittura, sulla tecnica narrativa, sugli eventuali messaggi e denunce, laddove esistono, per affrontare in un’opera narrativa un tema difficile sul quale si è detto e stradetto, e sulla capacit  di portare in fabula con linguaggio appropriato cronaca e storia con un minimo di introspezione intimista dei vari personaggi che compongono il mosaico a tutti noto da tempo immemorabile.
Gomorra non è un bel film perch non contiene gli elementi di denuncia sociale e rischia di offrire alla malavita organizzata il proscenio che cerca, per affermare il suo essere Stato all’interno dello Stato.
L’ultimo contributo sull’argomento è di Raffaele La Capria il quale ci ricorda che la storia dei rifiuti, la droga, l’eccesso di potere della criminalit  ed il suo costituirsi a sistema, e tutto quello che ha contribuito ad accrescere la pubblica infelicit  di Napoli, ha avuto anche un effetto collaterale non secondario, se si guardano le cose dal punto di vista della letteratura, perch come fa uno scrittore a non tener conto di quel che accade? Quella di Gomorra, a parere dello scrittore napoletano, sembra ormai l’unica realt  da tener presente, mentre prima di Gomorra, uno scrittore sentiva di poter parlare di Napoli in tutti i modi della letteratura, delle sue miserie e della sua bellezza. Il canovaccio del racconto napoletano che ci presenta Saviano, conclude La Capria, non ha valore letterario e non è in grado di fare letteratura.
Credo che se un premio andava assegnato ad autore ed editore per il libro, a regista e produttore per il film, è quello per la migliore operazione commerciale dell’anno. Un’autentica opera letteraria non può prescindere dalla presenza di sufficienti motivazioni nel percepire l’amore per qualcosa che è minacciato.
Gomorra è l’ennesima operazione devastante per Napoli e per il Paese, come devastanti sono le immagini di tante vittime, servitori dello Stato, cadute sotto i colpi della mafia. Credo che bisogna porre freno a una cinematografia che ripercorre i momenti tristi della storia della Repubblica, e che immortala attraverso lo schermo, grande e piccolo, le gesta di criminali pronti a tutto, pur di affermare la propria legge. Alle malefatte dei corrotti e della malavita organizzata provvede la magistratura, a giudicare l’incapacit  di chi deve governare ed amministrare è delegato il corpo elettorale, mentre è compito degli intellettuali, quelli autentici, alleviare il volto di una citt  dall’eccessivo fango riversato dal vituperio, molte volte gratuito, di quanti sono in grado di conquistare la consacrazione solo con la complicit  di parte del mondo letterario, per accedere a valori che nulla hanno a che fare con l’autentica letteratura.

Nella foto, un’immagine del film

*direttore del periodico Artepresente