Ha la barba scura, gli occhi di un nero molto intenso, una voce calma e dolce. Ha un corpo abbastanza esile, un sorriso sereno, la sicurezza nel volto: è un poeta, nato nel 1957 in Albania e dal 1992 ormai un “altritaliano” (nel quartiere parigino Bastille, l’associazione www.altritaliani.net, in collaborazione con “La Libreria”, lancia le emozioni dell’albanese Gzim Hajdari).

Nato a Lushnje, un piccolo villaggio nei pressi di Darsa, in Albania, nel 1957, ha studiato e si è laureato in lettere nel suo Paese e vi ha vissuto fino agli anni ’90. Ha svolto un’intensa attivit  di intellettuale (ha insegnato in Albania e in Italia, scrive versi da ormai diciassette anni), accompagnandola ai lavori più umili, come quello di operaio e di manovale, in giro per il mondo.

L’ombra oscura della sua gioventù, quella che poi lo avrebbe spinto all’ “esilio” italiano, è stata la dittatura comunista e filo stalinista di Enver Hoxha, il cui mandato copre ben quarant’anni della storia albanese, dal 1948 al 1985, anno della morte del dittatore. “Sono stati anni duri e bui per gli intellettuali albanesi, anni di silenzio, di lotta, di ribellione interiore”.

Nel 1991 fonda, insieme ad altri intellettuali, il giornale “Ora e Fjals” (“Il momento della parola”) e scrive anche sul giornale nazionale “Republika”.

E, nello stesso anno, d  vita al Partito Repubblicano Albanese, insieme a tutti coloro che vogliono che l’Albania si apra al “Nuovo Mondo”, all’Occidente, che esca dalla chiusura portata dal regime di Hoxha e si candida alle elezioni ma la sconfitta porta con s tutto il retroscena di un popolo che non ha ancora la forza di rialzarsi dalla miseria del passato.

Tentano di assassinarlo, cos (l’anno successivo) fugge in Italia a Frosinone.

Adesso vive nella piccola citt  ciociara, e sembra avervi trovato il suo locus amoenus, il suo rifugio.

Scrive versi da diciassette anni. Ha cominciato con “Erbamara”, continuando su un percorso che lo ha condotto a pubblicare, con la stessa casa editrice, “Besa” (in italiano “promessa, parola data”), ancora “Antologia della pioggia”, “Ombra di cane”, “Sassi controvento”, “Corpo presente”, “Stigmate”, “Spine nere”, “Maldiluna”, “Poema dell’esilio”, “Peligòrga”.

Nel 2008 ha pubblicato, con la casa editrice italiana “Controluce”, le “Poesie scelte”, una raccolta di versi scritti dal 1990 fino al 2007, che racchiude i versi “più belli” scritti dall’inizio della sua carriera sino a quelli scritti l’anno passato.

Diciassette anni di versi sono diciassette anni di vita vissuta.

Sono versi scritti in due lingue, nati e generati in entrambe le lingue, l’albanese prima, l’italiano dopo, ma sono cronologicamente. La forza del poeta: “La lingua è una patria e io ho due patrie: l’Albania dove sono nato e l’Italia dove vivo”. Unica certezza, la scrittura: “Nelle difficolt  più amare, anche quando soffrivo, mi dicevo i miei versi sono ciò che rimarranno”.

E sono rimaste centinaia di pagine di sofferenza, di esilio, di lontananza dalla casa e dal proprio paese. Sono rimaste pagine inneggianti alla libert  di parola, di speranza, di democrazia. Sono rimasti versi che denunciano i crimini della dittatura comunista di Hoxha, che denunciano la nuova democrazia, i nuovi regimi che si mascherano, ma non danno libert .

L’Albania di ieri, l’Italia di quasi vent’anni fa e di oggi. ” un’Italia in cui, nonostante tutto, ho trovato molto conforto. Ancora un po’ chiusa, poco aperta alla comunicazione con l’Europa, con il mondo orientale ancora di più. un’Italia in cui c’è una crisi etica e culturale, in cui la corruzione e la sporcizia regnano sovrane.”

Vista dagli occhi di un poeta albanese fuggito dal proprio paese, povero e emarginato, l’Italia è prigioniera del proprio corpo, cos come lui stesso si sentiva prigioniero quando era lontano dalla propria terra. L’uomo in esilio (tema fondamentale nell’opera di Hajdari) ha perso ogni legame con la propria terra e non possiede che il proprio corpo vagabondo. L’Italia sta perdendo la propria identit  e rischia anch’essa di diventare presto prigioniera di se stessa…

Nella foto, il poeta Gzim Hajdari

LA PRESENTAZIONE/PALIOTTI E IL ROMANZO D’AVVENTURE

Marted 15 dicembre alle ore 11,30, alll’Emeroteca-Biblioteca Tucci nel palazzo delle Poste di Piazza Matteotti (NAPOLI), presentazione del libro Il romanzo d’avventure (da Robinson Crusoe a Tex Willer) Marotta&Cafiero editori del giornalista-scrittore Vittorio Paliotti.

Interverranno il giornalista Mimmo Carratelli e Mauro Giancaspro, direttore della Biblioteca Nazionale.

Per l’occasione sar  allestita una rassegna di antichi libri e periodici illustrati. La Tucci, Sala Stampa e Sindacato Giornalisti Corrispondenti, possiede oltre ottomila collezioni di quotidiani, riviste, annuari, almanacchi e strenne di vari Paesi. Sono circa centosessantamila volumi che coprono un arco di cinque secoli. Degli ottomila ti            6           toli (in gran parte consultabili sul sito www.emerotecatucci.it, più di duemila mancano alle altre biblioteche della Campania e duecento non sono posseduti da alcuna biblioteca italiana o straniera.