“Où est le métro?”. Comincia così la mattinata napoletana nel giorno in cui il mondo celebra la Terra (sabato 22 aprile).  Due francesi in via Sedile di porto, zona Università Federico II, sono un po’ spaesati in cerca della più vicina stazione della metropolitana. Lei, di origine greca, mentre andiamo  nella direzione giusta perché è la stessa del mio percorso, racconta delle meraviglie ammirate nel Museo archeologico e i progetti delle due  giornate di vacanza per la prima volta sotto il Vesuvio con il marito: Pompei e Capri. Raggiunta la meta, ringraziano con calore, sottolineando che hanno trovato, dopo la gita a Roma, i napoletani sempre gentili, molto più disponibili dei loro vicini capitolini.
E’ questo un piccolo pezzo della catena sociale di cui parlerà un’ora più tardi l’assessore alla cultura del Comune  al Palazzo delle arti di Napoli in via dei Mille 60, inaugurando la settimana di Happy earth days, rassegna arrivata all sua quarta edizione, grazie al lavoro di rete costruito dagli organizzatori, Tiziana De Tora, Marco Papa (affiancati da Maria Stefania Farina) con la loro associazione culturale Art Studio ’93. Citando Lucrezio e Leopardi e la prospettiva di contemplare la terra dall’alto, Nino Daniele racconta un lato inedito ottimista del poeta dell’Infinito, ovvero quello della speranza di poter ricostruire presente e futuro grazie alla catena sociale, appunto, rispettando le ragioni dell’ambiente e di tutti quelli che lo abitano, prendendo le distanze dal proprio ego(ismo).
E a questa catena sociale  si aggiunge, con un blitz non previsto dalla sua agenda, il sindaco de Magistris, mentre Tiziana sintetizza il programma settimanale del Festival delle arti per la Terra. Il primo cittadino tiene a sottolineare che non poteva mancare a un momento così importante di riflessione  proprio perhé la sua Giunta ha sempre  voluto caratterizzarsi nel rapporto stretto tra persone  e territorio. Continua, mettendo in rilievo come Napoli,  soprtattutto grazie ai giovani, viva una momento d’importante riscoperta dell’agricoltura. E ribadisce: Consumare la terra significa anche consumare le coscienze. Contro questo pericolo, ecco la “collettivizzazione”, ovvero la forza di un popolo che, nei momenti di crisi, ha la capacità di risollevarsi grazie allo sforzo comune, crendo un cambiamento di pensiero.

Qui sopra, l'installazione di Scolavino al Pan. In alto, il pacifco sit-in con il sindaco nella pancia della balena immaginaria
Qui sopra, l’installazione di Scolavino al Pan. In alto, il pacifco sit-in con il sindaco nella pancia della balena immaginaria

Sulla violenza della “scostumatezza” umana si sofferma la peformance dell’artista romana Paola Romolo Venturi che, partendo dalla sagoma esterna di una balena, anticipatrice di quelle delineate all’interno di tutto Palazzo Roccella, denuncia l’invasione della plastica che soffoca e uccide i cetacei. E, dopo il suo toccante poetico racconto di un massacro da stoppare, entrano tutti nella pancia della balena immaginaria, eppur tangibile, insieme agli attivisti di Greenpeace, sindaco compreso, in un pacifico sit-in difesa della natura e degli animali, baciato dal sole partenopeo, all’ingresso del luogo dove sovrana è la fantasia.
Il movimentato inizio della kermesse è antipasto di piatti davvero sostanziosi, disseminati un po’ dovunque al piano terra. Tra l’installazione Ago di Quintino Scolavino che  gioca sulle parole e sulla metafora dell’equilibrio tra io e realtà, sospesa sotto il soffitto, a quella di Carmine Rezzuti, Tra il dire e il fare, visione colorata di un eterno conflitto. Fino a quel che resta di un albero secolare della città metropolitana, a Saviano,  salvato da Giacomo Savio, un ceppo circondato dal cerchio di un pensiero scritto con il gesso bianco : Quando taglio un tronco il suo silenzio cade a terra come trucioli (e, di notte, a me e alla sega dolgono i denti). Rimarrà la memoria del legno, ovvero la segatutura che, alla fine della manifestazione, l’artista collocherà al posto del grosso pezzo di tronco reciso. Non lontano dall’opera di Savio, nel loft, gli oggetti ritrovati e ricontestualizzati nella poetica della Mimesi da Angelo Maisto che, nel suo immaginifico bestiario, dà anche corpo a un riccio, ripescando una vecchia spazzola.
Nella grande rete creata da Tiziana Marco e Stefania,  oltre al Madre, museo delle arti contemporanea con giornata dedicata a Joseph Beuys, c’è la Fondazione Pistoletto che mercoledì 26 aprile, proporrà  (con Kid’s Guernic ), un laboratorio per dar vita con gli studenti a una tela di grandi dimensioni, itinerante nel tempo, con destinazione Scampia.
Non mancherà nemmeno quest’anno il premio Happy days earth, forgiato da Fornace Falcone, su disegno di Scolavino e Rezzuti. L’artista che se lo aggiudicherà sarà ospite di una tenuta del Sannio, non ancora inaugurata. Dove si celebra l’ecoarte. Contro l’avidità che saccheggia la natura.
Palazzo delle arti Napoli
Happy earth days – Festival delle arti per la Terra
IV edizione dedicata a “Eco ed Ego: individualismo e coscienza ecologica”

Dal 22 al 29 aprile 2017
Per saperne di più
www.earthdays.it