Conversazioni letterarie e politiche che abbattono un muro, vanno oltre,con quel “funambolo dell’esistenza” che “vive tra due Paesi, due mondi, due lingue e due culture” . Con Herta Müller, premio Nobel per la letteratura (2009), che , grazie alla “concentrazione della poesia e la franchezza della prosa ha rappresentato il mondo dei diseredati”. Nata a Niţchidorf, nel Distretto di Timiş, nel 1953 è vicina a un gruppo di scrittori e poeti romeno-tedeschi, in netta opposizione culturale al regime di Ceausescu. Nel 1987 riesce abbandona la Romania e si rifugia in Germania dove tuttora risiede.
Diciannove anni fa, la scrittrice tedesca, di origine romena, ha affidato i suoi pensieri a Gabriella Lepre, al tempo studentessa di Germanistica dell’Universit  Orientale di Napoli. Oggi, la Lepre, giornalista della redazione Scienze e societ  del Giornale Radio, le raccoglie nel volume ” Herta Müller. Un incontro italiano”(Avagliano editore, collana “le coccinelle”pagg.104, euro 6).
Attratta dalla sua “scrittura plastica, animata,concreta, affilata come una lama, esatta come un dizionario, minuziosa e densa di ironia”, Gabriella Lepre incontra Herta Muller, adesso simbolo dell’Europa unita, all’Accademia tedesca di Villa Massimo a Roma il 12 ottobre 1991. Catturata dai suoi romanzi “d’amore e d’esilio, di freddo e di dolore, di censura e dittatura, di miseria e di guerra, di emarginazione e amicizia”. Immersa in tutti i suoi testi ritrovati nel vero e proprio “giacimento aureo” che è la “Stabi” di Berlino Est, l’autrice presenta Herta in tutta la sua verit : "La mia scrittura è la chiave per comprendere il mondo e la chiave d’accesso verso il mio io. il mio lavoro, il mio punto fermo, è stata l’unica cosa che mi ha sempre dato forza, per mia scelta… nella scrittura sono fra due lingue, il tedesco e il rumeno… poter disporre anche delle immagini delle due lingue è un enorme vantaggio non voluto” . E alla domanda se si senta più tedesca o romena, risponde “un po’ tutte e due le cose e nessuna di esse”.
Un libro puzzle, a più dimensioni. Dove si delinea il ruolo sociale e politico dell’intellettuale, la necessit  dell’ atteggiamento politico che non può venire a compromessi con l’ etica e la moralit , il rapporto con la letteratura ; il racconto delle fughe e la vicinanza ai grandi scrittori italiani: Levi, Pavese e Calvino.
Un altro tassello l’autrice lo incastra quando affronta l’argomento scottante della censura, vissuta da Herta come “camicia di forza extraletteraria che fa ammutolire il testo”. E spiega: “Credo che tra le righe non ci sia niente da leggere. Quando non si può scrivere quello che si pensa, il prezzo di tutto lo paga il testo e la propria testa…”. E tiene alta la tensione nel libro la descrizione dell’ ambiente in cui Herta è nata (la miseria e l’arretratezza culturale della minoranza tedesca del Banato) elo sguardo sulla condizione delle donne. Tra gli spazi, Gabriella Lepre, infine abilmente sistema l’ultimo pezzetto: un’analisi sull’attuale stato della Romania, ancora soffocata dalla sabbia dell’analfabetismo politico e dal caos.

Il volume è stato presentato alla Feltrinelli di Napoli (in piazza dei Martiri). Al dibattito con l’autrice hanno partecipato Francesca Capovani , Maria Carmen Morese e il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino che ha sottolineato, dopo aver letto anche “Scintille” di Gad Lerner, un aspettocomune tra la Müller, costretta a lasciare la Romania, eGad Lerner, ebreo libanese che vive in Italia: la vita da persone di frontiera, e quindi, da cittadini del mondo, con la patria (Heimat, in tedesco) nell’anima.

Lepre e il romanzo sulla Napoli del ‘900

Gabriella Lepre parla della sua esperienza raccolta nel volume edito da Avagliano.

Dopo diciannove anni un incontro ancora molto attuale…

“La ringrazio di questa sua considerazione. Il libro sta suscitando interesse, anche fra i non addetti ai lavori. Per quanto riguarda la poetica di Herta Müller, le affermazioni che rilasciò nella mia intervista 20 anni fa le ha ribadite e scritte nel tempo, in molteplici occasioni. Questo per la coerenza e la lucidit  del pensiero di una scrittrice che si è sempre distinta proprio per la linearit  e la chiarezza del suo essere intellettuale. E penso che il suo concetto di scrittore impegnato, di intellettuale engage, che non può e non deve scindere la propria vita dalla scrittura o dall’impegno sociale e politico, sia stato non solo ampiamente dimostrato dai fatti la lotta al regime, la persecuzione in Romania e ancor’oggi in Germania, il suo non piegarsi ai ricatti e alle minacce della polizia segreta, il suo non scendere a compromessi ma anche ribadito in molti suoi discorsi e nelle sue opere.
Per quanto concerne invece la parte più strettamante “politica” della nostra intervista, quella relativa ci alla Romania immediatamente post-Ceausescu, è inevitabile che sia un po’ datata, anche se la scrittrice gi  allora individuava dei fenomeni tipici della r            6                  «    oè è á«sptLlibrined dd dpG7e:EèHlèNO» OJe
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                                                       î           î       è      è î                        î         î    è  î                                             ealt  politica romena: uno per tutti, la corruzione e l’infiltrarsi di ambigui personaggi, appartenuti alla Securitate, nei gangli della burocrazia, della polizia, dei ministeri anche quando si era ormai instaurata la democrazia. La mancanza, insomma, di un ricambio vero e di uomini nuovi negli apparati di potere della nuova Romania che ancora muove i primi passi, come tutte le giovani democrazie dei Paesi dell’Est”.

Questo libro…
“Non è che abbia avuto tanto tempo per pensarci, perch Herta Müller ha vinto il Nobel l’8 ottobre e il mio libro era in libreria il 2 dicembre… E’ stato istantaneo, un tramutarsi del pensiero in azione… Quando è arrivata la notizia in redazione sono corsa a casa, ho rispolverato la tesi di laurea “Herta Müller e la letteratura rumeno-tedesca d’oggi” che avevo preparato alla Libera Universit  di Berlino grazie a una generosissima borsa di studio del dipartimento tedesco di scambi culturali, appena dopo la caduta del Muro… ho riletto la parte con l’intervista che mi è sembrata molto intensa e attuale, e ho deciso che sarebbe stato giusto raccontare la storia del mio incontro letterario con l’autrice per farla conoscere agli italiani. E’ inutile negare che il nome della neo-Nobel nel nostro Paese era ignoto ai più ed è stato accolto con sorpresa anche nelle redazioni culturali dei giornali. Poi ho cominciato a tradurla in italiano e nel frattempo a cercare una casa editrice interessato a pubblicarla. Francamente non è stato difficile, visto che si trattava della prima intervista rilasciata in Italia, oltretutto vent’anni prima, e quindi ero certa che rileggerla oggi sarebbe stato di sicuro interesse. E difatti, la mia offerta si è incrociata con la richiesta di Avagliano che, avendo gi  in catalogo un racconto di Herta Müller, era un editore in cerca d’autore… Dopo aver ultimato la traduzione e non è stata un’impresa da poco, perch nonostante la scrittura di Herta Müller sia molto piana, l  si trattava di una chiacchierata, e avevo paura di banalizzare il pensiero dell’autrice… per me “maneggiare” le parole del Premio Nobel per la letteratura era come avere a che fare con la nitroglicerina. E’ stata una full immersion, ma una volta terminata la traduzione, ho scritto l’introduzione, una sorta di invito alla lettura, di ritratto dell’autrice, ma anche di racconto del nostro incontro, per quello che ho potuto ricostruire scavando nella memoria… Intendevo non solo “avvicinare” e accompagnare il lettore italiano alla scoperta di questa grande scrittrice che amo oltre misura, ma anche fargli vivere e raccontargli la mia idea del personaggio Müller. “Un incontro italiano”, dunque, per vari motivi: italiano come me, come la studentessa di Germanistica che ero vent’anni fa quando mi misi sulle tracce della Müller; italiano anche perch nonostante io abbia incontrato la scrittrice in Germania in varie occasioni l’intervista si è tenuta a Roma; un incontro italiano inoltre, perch Herta è stata ospite del Goethe-Institut di Napoli, dove nel 1992 organizzammo una lecture; infine un incontro italiano anche per l’autrice, che nei suoi primi romanzi nell’esergo cita i nostri Levi, Pavese e Calvino, e dichiara di averli molto amati. Un incontro italiano, infine, per tutti coloro che leggeranno il mio libro e attraverso di esso incontreranno’ il Premio Nobel”.
Le giro una sua domanda: “Forse ogni autore ha la sua propria, unica frase” qual è la sua frase?

“E’ una domanda che a mia volta però ho preso in prestito dalla scrittrice, dunque vorrei rispondere con una frase della scrittrice. Del resto se ho scelto di studiarla, è perch evidentemente sento una grande affinit  elettiva nei suoi confronti… “La mia interiorit  è la scrittura, tutto il resto è esteriorit . il mio lavoro, il mio punto fermo, è stata l’unica cosa che mi ha sempre dato forza, per mia scelta”. Ovviamente, rispettando le debite distanze…”.

Concorda con Herta Müller sulla necessit  dell’atteggiamento politico dello scrittore?
“A prescindere dal fatto che concordo su tutto quello che Herta Müller scrive e dichiara, e non le sembri retorica o piaggeria, ma lei per me è un faro e un modello, s. Spesso mi capita, nella vita quotidiana o professionale di pensare: lei come si sarebbe comportata? A un giornalista può capitare di dover scendere a compromessi. Io cerco di ispirarmi a lei, anche se ovviamente in realt  del tutto diverse… Le dirò di più. Sono convinta che non ci possano essere discrasie o discrepanze fra il pubblico e il privato, e questo vale per tutti, scrittori, intellettuali, politici. Insomma non credo affatto nel vecchio adagio vizi privati e pubbliche virtù’. La persona è una, con mille sfaccettature, certo, ma deve avere un’unica etica e un’unica dirittura, in quello che dice, scrive, fa. Ci vorrebbe un po’ più di seriet , altrimenti meglio lasciare perdere impegno e incarichi pubblici o politici. Non siamo tutti premi Nobel” .

Se potesse quale domanda farebbe oggi alla Müller?

“Ah, gliene farei cento… La prima forse, se sa parlar            6                  «    oè è á«sptLlibrined dd dpG7e:EèHlèNO» OJe
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e italiano. La scrittrice ha vissuto un anno nel nostro Paese, a Roma, ma io non l’ho mai sentita dire nemmeno ciao’. Penso che capisca la nostra lingua, sorella del rumeno, ma non ne ho la certezza… E cosa pensa dell’Italia di oggi, come la vede… Poi adesso, cercherei di fare un ritratto privato di Herta Müller, anche se, sapendo quant’è schiva, penso sarebbe una mission impossibile. Dove va in vacanza, qual è il suo piatto preferito, se sa cucinare, quali sono i suoi hobby, come vede il suo futuro, che fiori coltiva nel suo giardino…”.

Progetti letterari ?

“Per ora sono assorbita dalla radio, con il GR, ma spero di potermi continuare a occupare dell’operamuelleriana, avrei gi  in mente un progetto, spero di riuscire ad attuarlo. Poi ho due idee per due romanzi autobiografici: uno richieder  un grande lavoro storico, di ricerche d’archivio, e forse lo scriverò quando vado in pensione, anche se forse, allora, tutti i testimoni non ci saranno più e dovrò lasciare le briglie sciolte alla fantasia. Un romanzo corale della memoria sullo sfondo della Napoli d’inizio del secolo scorso, una belle poque partenopea. L’altro richieder  un grande lavoro di introspezione. Ce l’ho tutto in mente, sono sicura che lo scriverò di getto quando sar  arrivato il momento, quando saprò a chi raccontare questa storia, quando avrò il finale. E sar  un lieto fine”.

Nelle foto, la copertina del libro e Gabriella Lepre