A Santa Caterina a Chiaja omaggio a Maria Luisa Anido (1907-1996), promosso dalla Fondazione Piet  de’Turchini diretta da Federica Castaldo. L’omaggio alla celebre chitarrista e compositrice
argentina è un progetto del musicista Stefano Aruta.
Anido inizia a suonare la chitarra a 7 anni ascoltando il
padre pittore che prendeva lezioni dal M Vincenzo Caprino.
Le piaceva ascoltarlo e dopo una lezione ripete il
brano ascoltato poco prima. Studia con Domingo Prat. Allieva prediletta di Miguel Llobet si esibisce con molto
successo a 12 anni. Andres Segovia si complimenta ascoltandola a 13 anni e ammira le sue piccole mani.
La sua musica è ispirata all’Argentina. Girando per concerti trova in Italia molti eccellenti chitarristi. Le vengono
dedicati due concerti con la chitarra classica.
Protagoniste del progetto napoletano proposto dalla Fondazione Piet  de’Turchini, la spagnola Carmen Becerra, musicista dotata di eccezionale
talento allieva della Anido, Jose Luis Rodrigo e di Jose Tomas e la sivigliana Maria Esther Guzman,
figura nota
e leggendaria come Carmen della musica con chitarra che ha avuto numerosi contatti professionali con
l’argentina Maria Luisa Anido ).

Becerra, dopo gli studi al Conservatorio di Tarragona, citt  natale,
con Joana Albiol, incontra Anido con la quale apprende lo stile di Tarrega, Llobet e della musica spagnola
e in particolare l’eccezionale interpretazione di Maria Luisa.
Vincitrice di premi internazionali, ha, nella serata,
interpretato composizioni di Anida, Llobet, Tarrega e dei due ultimi con Arcas “gran jota de concierto”.

Guzman, appartenente a una dinastia di noti musicisti con capostipite ai tempi di Carlo I nella “Cappella
reale di Musica”, vince a 11 anni il concorso della RTVE in cui il presidente della giuria era Joaquin Rodrigo.
A 12 anni riceve gli elogi da Andres Segovia.
Studia a Siviglia con America Martinez, Abel Carlevaro, Alirio Diaz,
David Russel. Riceve 6 premi nazionali e 13 internazionali, premio Trujaman alla carriera ed è nominata ancora
Giovane Accademica della Real Accademia di Belle Arti Isabella d’Ungheria a Siviglia. Nella seconda serata il
suo concerto ha musiche di Anido, Santiago Delgado Llopart, Isaac Albeniz, Maurice Jarre, Ennio Morricone.

Carmen e Maria Esther, artiste dalla personalit  ben distinta, si sono esibite in due concerti da sogno con
melodie talmente raffinate e sensuali da far ricordare le nostre antiche.
Ricercano nello studio meccanismi, tra
loro diversi, emozionali psicologici per emozionare il pubblico. La loro tecnica eccezionale resa invisibile viene
a galla tra un pezzo e l’altro.
La chitarra, prolungamento sonoro dell’anima, è uno strumento molto intimo.
Carmen e Maria Esther, chiuse nel proprio Io, astraendosi dal pubblico, creano, tra le pause dovute agli accordi
della chitarra, magiche misteriose visioni colorate che accentuano, nel silenzio, l’ attenzione per l’ascolto.

I loro corpi sono tutto uno con la chitarra e le dita luccicano sulla membrana dello strumento sfiorando le
corde come onde che delicatamente lambiscono la spiaggia. Sono suoni simili a parole appena sussurrate a
una amante. Sono vibrazioni di una sottile pioggia su prati o di acqua di un ruscello che si poggia su quella
che la precede sfiorando sassi e rocce nel suo incedere lento e silenzioso verso il basso nell’infinito del mare.

Sedute su l’ultimo gradino dell’altare,
avvolte dalla scenografia dell’abside, con la chitarra abbracciata al petto
e poggiata in grembo Carmen su una lunga gonna rosso vivo fuoco e Maria Esther con ampia gonna bianco
lucido marmo, il corpo chinato, offrono l’immagine, ricca di spiritualit , della Piet  più nota di Michelangelo.

INCONTRO CON STEFANO ARUTA RAGAZZI, NON VENDETE L’ANIMA PER IL SUCCESSO

Del progetto parliamo con l’ideatore, il napoletano Stefano Aruta, che ci racconta com’è nata la sua passione per la musica.
«Nonostante mia madre fosse una buona pianista, non è stato l’ambiente familiare ad influenzarmi , anzi i tentativi di mia madre di indirizzarmi al piano quando ero un bambino furono abbastanza vani. In seguito ricevetti in dono da uno zio un violino e ovviamente iniziai a studiare questo strumento per un po , ma la vera scintilla, quella illuminante, fu casuale , quando avevo 10 0 11 anni, alla televisione andava in onda nel tardo pomeriggio una trasmissione di approfondimento politico-culturale , della quale non ricordo il nome , che però aveva come sigla qualcosa che allora mi apparve come la cosa più bella che potesse esistere, in seguita scopr che era una gavotta di Bach suonata dal duo di chitarre Presti- Lagoya. Fu una folgorazione, quel suono quella tavolozza sonora, forse ancor prima del brano stesso, si impossessarono di me il dado era tratto
avrei suonato la chitarra. Confesso che ancora oggi Ida Presti, purtroppo morta giovanissima , rimane per me il modello assoluto, ed è grazie al suo suono se sono stato ca            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
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 B   B îî B îè B îèî  w B è B îïn   B    a> B   îï    w B tturato in seguito dalla musica e dai suoi contenuti ovviamente. Ancora una volta il suono in s, non in quanto elemento strutturalmente organizzato ma in quanto ancestro puro della musica stessa , il suono quanta poca importanza oggi si da al suono, non c’è pensiero musicale senza la ricerca Michelangeli docet ».

Alle spalle, hai quaranta anni di carriera …
Nell’arco della mia carriera mi sono dedicato, da quando ero molto giovane, alla didattica, un campo che mi ha da sempre affascinato e diciamo che ho sfornato un buon numero di strumentisti, italiani e non, assurti a fama internazionale, ma mi sento molto imbarazzato a parlare di me , ho fatto parte delle giurie dei più prestigiosi concorsi in ternazionali, da Radio France , al concorso dell’Avana ecc.ecc. ma credimi mi imbarazza rispondere a questa domanda ,non amo le autocelebrazioni contano i fatti.
Hai scelto la musica che come la danza ha un linguaggio universale.
L’artista opera per inculcare negli altri la passione per l’arte, la convivenza pacifica , il dialogo tra i popoli tra i diversi e le diverse generazioni .
Qual è il tuo impegno nel sociale ?

Questa domanda mi d  modo di ribadire un concetto per me esiziale, parli di musica come linguaggio, quindi, nonostante il raccapriccio di qualcuno , la musica è semantica, l’arte è per me semantica, anche se inconsciamente l’artista NARRA un qualcosa attraverso la sua opera . Personalmente , e so che molti non sono d’accordo con me, non credo nell’arte intesa come astrazione pura, con vita autonoma, senza almeno un fruitore l’arte non esiste, a riprova di ciò sostengo che se l’artista non avesse la necessit  di usare la sua arte per condividere le sue emozioni e narrare il suo vissuto l’arte non avrebbe bisogno di trasformarsi in ATTO, ma rimarrebbe pensiero puro.
Piuttosto che di arte estetica mi piace pensare a un’arte etica, un’arte che possa e sappia creare una osmosi costante tra artista e fruitore, che rielaborando quanto a lui viene dall’artista diviene a sua volta parte imprescindibile dell’evento d’arte. Non credo che un artista debba inculcare qualcosa, se mai mostrare sentieri nascosti ai più affinch ciascuno possa trovare almeno qualche risposta alle sue domande.
Impegni futuri?
Ovviamente ho degli impegni futuri. Se parliamo di eventi concreti, ma preferisco parlare dei miei progetti piuttosto. L’impegno è un qualcosa gi  per met  appartenente al passato, una decisione presa che deve trasformarsi in atto. Al contrario, il progetto è figlio di un desiderio che ci proietta nel futuro , e a 63 anni è importante saper proiettarsi ancora nel futuro è esiziale.
Il mio progetto è quello, nel mio piccolo , di contribuire come posso a far tornare la musica e il vissuto dei giovani musicisti in una condizione di purezza. Purtroppo , secondo me, perduto. Oggi molti giovani sognano di diventare famosi con la musica, spesso intesa come affermazione di s, a volte disposti a compromessi non leggeri, mentre il riconoscimento in campo artistico dovrebbe essere una conseguenza dell’operato non un fine da perseguire a tutti i costi . Certo la ricerca di una sicurezza anche economica da parte di un giovane artista è assolutamente legittima , ma da qui a vendere l’anima il passo è lungo.

per saperne di più
info@turchini.it
info 081. 40.23.95

Nelle foto, in alto, Carmen Becerra. In basso, Maria Esther Guzman e Stefano Aruta