La conversazione di oggi pomeriggio (mercoled 30 marzo, ore 17.30) dal titolo "L’arte, il confine, la parola",

cui parteciperanno Giorgio Agnisola, Dario Giugliano e Mario Persico, chiude la mostra inaugurata il 12 marzo all’associazione napoletana Movimento Aperto di Ilia Tufano in via Duomo 290/C e si propone di approfondire alcuni aspetti dell’opera di Andrea Sparaco, concentrando l’attenzione sui disegni, che sono stati esposti cos come si vede dalle immagini del quaderno, insieme ad alcuni aforismi su tavole, alternate ai collage.

Ci sono riflessioni sull’arte, sul rapporto con l’altro da s, sulla contiguit  degli opposti e quindi sul limite, che separa ed unisce, sul ruolo della parola anche nell’arte visiva. Le ultime opere di Andrea Sparaco sembrano implicare una lettura energetica della realt . Il loro assetto è caratterizzato da una rigorosa architettura di forme segnate da una connessione intima tra i vari nuclei delle strutture. Un senso di acutezza sembra di cogliere d’altra parte negli assetti formali nel riflesso della sensibilit  le forme possono apparire pungenti, simili ad intrichi vagamente vegetali o a insetti capaci di incidere lo spazio, persino di ferire.
In realt  l’artista nei percorsi dell’opera sembra annettere alla ricerca costruttiva di luoghi immaginari, implicanti non di rado una allusione alla materia organica come riflesso e confine della forma naturale, una traccia più partecipativa di s, una lettura dei disagi e delle tensioni emozionali che accompagnano la interpretazione della realt .

“Per me l’arte è un luogo conciliativo”. Quegli stessi disagi che un tempo erano testimoniati dalle strutture dismesse, che restituivano il senso di una umanit  abbandonata e decaduta, come al di l  della catastrofe, come residuati di un dramma epocale, tornano ora in una forma meno dichiarata sul piano psicologico ma egualmente intensa.

“Ogni emozione, segnala una necessit  comunicativa. E’ un sintomo complesso,che può procurarci tanto piacere che disagio, di cui quasi sempre non riusciamo a comprendere il senso e determinare la portata. L’emozione provocata da un’opera d’arte invece in genere ci procura una straordinaria sensazione unificante, ci fa sentire coesi e solidali con il resto dell’umanit …”
Semmai qui, negli ultimi lavori, si attua come una traslazione da uno spazio più esterno, almeno sul piano delle suggestioni e degli scenari visivi, ad un uno più interno, più attinente al mistero stesso della vita.

L’artista idealmente insegue nell’opera visiva i concetti di relazione tra le forme, di intersezione, di scambio energetico, di limite. Una ricerca, la sua, in cui sembra esemplificare una sorta di personale metafisica, indagando i legami possibili e i nessi tra il visibile e l’invisibile. In particolare lo interessa il concetto di confine, inteso non come territorio della differenza e della distanza, ma come spazio di confronto e di dialogo. Tutto nell’esistenza appare per lui segnato da un dualismo creativo, da una apparente opposizione tra le parti, che in realt  si fa alimentazione di una dialettica, di un dinamismo vitale.

“Anzi l’arte riguarda proprio il gioco tra ciò che è esibito e ciò che è nascosto. Il compito dell’artista, consapevole e inconsapevole, è quello di organizzare il tutto in una visione d’insieme che, senza modificare le logiche delle interne connessioni della vita, renda queste ultime chiare e leggibili, almeno sotto il profilo intuivo, conservandone la complessit “. L’artista concepisce la sua rappresentazione della realt  in uno spazio tecnico-scientifico e biologico ed è a questo livello che intende sviluppare la sua teoria analitica e speculativa della vita, avendo ricadute nel dominio sociale e nella scienza collettiva.

In foto, un’opera dell’artista