Napoli d  appuntamento a sedici autrici italiane, russe, greche, albanesi, portoghesi, tedesche. “Una mamma che educa un bambino educa un futuro uomo, una mamma quando educa una bambina educa un nuovo popolo”, proverbio indiano che spiega il ruolo della donna nella societ  è il tema centrale di “Ifigenia siamo noi”, antologia (pagg. 96 – euro 12,50) curata da Giuseppe Vetromile e edito da Giovanna Scuderi (delle edizioni Scuderi di Avellino) che raccoglie le poesie delle sedici poetesse europee.
L’incontro con i versi in lingua originale con traduzione in italiano e le altre culture si è svolto al bistrot letterario del teatro Mercadante di Napoli. Valeria Salerno, filologa e docente di letteratura, Flavia Balsamo, filosofa e critico d’arte, hanno proposto e commentato in sintesi le poesie di Federica Giordano, Anna Tumanova, Victoria Artamonova, Vanina Zaccaria, Rita Pacilio. Ketti Martino, Vera Mocella, Floriana Coppola, Lucianna Argentino, Gaetana Aufiero, Amalia Leo, Regina Celia Pereira da Silva. Ognuna ha letto la propria opera, con Valeria Salerno interprete. Riccardo Prencipe alla chitarra ha improvvisato brani musicali e Dimitris Voulgaropoulos, fotografo, espone foto in b/n di sculture in mostra al Museo Archeologico con didascalie versi delle poesie che hanno ispirato gli scatti. L’evento della Fondazione Lermontov è stato presentato da Vanina Zaccaria.
Ifigenia, fanciulla mitologica, simbolo di purezza, di amore per la famiglia e la patria, vittima innocente delle superstizioni, dell’astuzia, della brama di conquista e della violenza bellica, diventa ancora una volta ispiratrice di cultura. Presente nella pittura pompeiana e nella scultura classica, è eroina nella tragedia greca. Lucrezio, poeta, dandole il nome arcaico “Ifianassa”, la descrive come vittima della religione colpevole di crimini. Nel Rinascimento è paragonata a Isacco e pazza d’amore per Achille in “Ifigenia in Aulide” di Jean de Rotrou nel 1640, “Ifigenia in Tauride” di Jacopo Martello 1709, e con lo stesso titolo in un’opera di Goethe nel 1787. In “Ifigenia a Delfi” del 1941 e in “Ifigenia in Aulide” del’44 Gerhart Hauptmann la prende come modello per esprimere la violenza delle guerre e sulla donna.

Nella recente raccolta si esprimono le varie diversit  dell’essere femminile, dalla casalinga all’imprenditrice e mamma, consapevole del suo ruolo, creatrice ed educatrice di una futura societ .
Gi  in copertina appare una scultura in pietra, testa di donna che ruota su se stessa, di Eliana Petrizzi, artista campana, presente in molte rassegne elogiata dai critici Massimo Bignardi, Ada Patrizia Fiorillo, Franco Marcobaldi, e nel 2011, selezionata da Vittorio Sgarbi, alla Biennale di Venezia per la Campania.
Nella raccolta emerge la donna non ispiratrice ma protagonista in arte con le sue vive emozioni.

Nelle immagini, l’incontro di ieri al bistrot letterario del teatro Mercadante e la copertina del libro

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