La logica effimera di inconcludenti e inutilmente onerose kermesse, utili al più a riempire qualche angolo vuoto di fogli di giornale, sembra avere la meglio su vere e proprie officine della bellezza, laboratori aperti tutto l’anno tutti gli anni, che operano senza clamore e senza fare la genuflessioncella d’uso alle mode del momento. Una di queste botteghe, dove il pubblico è parte dell’organizzazione e non un avventore occasionale, è il “Maggio della musica”, associazione prestigiosa e meritoria, che si avvale della guida sapiente di Gina Baratti e Sergio Meomartini e della direzione artistica di Michele Campanella. L’ultimo evento organizzato dal Maggio è il concerto per Telethon (foto), quest’anno veramente straordinario, grazie alla presenza sul palco di due monumenti viventi della scuola musicale napoletana, che hanno conquistato il mondo con la loro arte, Michele Campanella e Salvatore Accardo. I due musicisti erano accompagnati da Laura Gorna, violino, Francesco Fiore, viola e Cecilia Radic, violoncello.

Il programma prevedeva in apertura l’ultima composizione cameristica di Mendelssohn, il Quartetto per archi op. 80, scritto negli ultimi mesi della sua vita del musicista, durante una grave crisi per la morte della sorella Fanny (maggio 1847)
. I quattro strumentisti hanno caricato di senso una pagina apparentemente semplice, ma fra le più intense del musicista tedesco. Pezzo forte della serata era il Quintetto in mi bemolle maggiore per pianoforte e archi, op. 44 di Robert Schumann.

La pagina, intrisa di Stimmung romantica, rivela in tutto il suo lacerante dissidio, la sofferta condizione esistenziale del musicista.
Qualcuno ha voluto vedere nel protagonismo del pianoforte di questa pagina una scrittura da concerto per strumento solista e orchestra. Saggiamente, Campanella ha saputo dare al pianoforte il suo autentico ruolo in questo Quintetto il pianoforte, infatti, in questo lavoro funge da punto di incontro fra le varie parti, senza quella contrapposizione, che è il motivo fondante del concerto per strumento solista e orchestra.
Dal pianoforte si irradiano spunti tematici, che poi rimbalzano da uno strumento all’altro, in un gioco raffinato ed elegante, magistralmente condotto dai cinque musicisti, sui quali svettava l’arte dei due musicisti napoletani, giustamente osannati dal pubblico che affollava la sala di Castel Sant’Elmo ed esprimeva il suo consenso con impertinenti (e irritanti) applausi, elargiti irritualmente alla fine di ogni movimento.

Apprezzatissimo lo Scherzo dal Quintetto di Shostakovich,
presentato come bis, in finale di serata. Un concerto da ricordare.