Prima della pausa agostana il cinema Modernissimo di Napoli saluta il pubblico con un lungometraggio di straziante attualit  ” Il console italiano” (in programmazione fino a domenica 29 luglio, ore 17) scritto e diretto da Antonio Falduto.
Girato in sole sei settimane a Cape Town -in lingua inglese e poi doppiato in italiano- il film racconta da un punto di vista femminile la tratta delle nuove schiave, ricattate e sfruttate da trafficanti senza scrupoli che le avviano al mercato della prostituzione nella civile Europa. La misteriosa scomparsa di un fotoreporter italiano è quel filo d’Arianna che porter  a guardare in faccia una realt  cruda e violenta tenuta nascosta dalla paura di minacce e ritorsioni.
A infrangere questa coltre di silenzi e di omert  il coraggio e la volitiva determinazione di due donne, diverse all’apparenza ma accomunate dall’amore per lo stesso uomo di cui si sono perse le tracce.
La pellicola segna il ritorno al grande schermo, dopo il lungo abbraccio alla televisione, di Giuliana De Sio che interpreta il console del titolo. “Il mio personaggio è freddo, distaccato e mi sono misurata con la parte calandomi in un gioco d’attrice. E’ un film anomalo rispetto a quello che di solito raccontano i film italiani. Tratta del traffico umano al femminile a sfondo sessuale, un tema che merita rispetto e attenzione”.
Al suo debutto, invece, dietro la macchina da presa, la cantante sudafricana Lira Kohl, che apr i mondiali del 2010 “Sono al mio primo film. E’ stata un’esperienza molto eccitante perch il mio ruolo ha richiesto vari livelli di interpretazione”. Ha forza e grazia la sua Palesa Kubekha, aspirante modella in un’agenzia diretta da Letizia Furbara, una donna d’affari scaltra e doppiogiochista, interpretata dalla Anna Galiena. Ben presto Palesa si accorge di essere entrata a far parte di un giro che scotta e nella ricerca del suo compagno si comporta come la regina di Saba che perde il suo regno. In attesa che la verit  venga a galla, l’intreccio apre ampi squarci sulla violenza domestica e sull’attivit  delle associazioni che tutelano i diritti delle donne africane.
Una delle scene migliori del film è la spedizione punitiva attuata da un commando armato di mestoli e pentole deciso vendicarsi un marito manesco che viene esposto al pubblico ludibrio. Peccato che un finale troppo incline alle lusighe delle fiction televisive tolga qualche emozione a un tragedia umana narrata senza enfasi retorica, ma con garbo e coerenza.

Nella foto, De Sio, Falduto e Kohl

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