Lo scenario è di quelli suggestivi, nel centro antico di Napoli. La basilica di San Giovanni Maggiore, una delle più belle di Partenope, sulle rampe omonime. Restituita ai cittadini nel 2012, dopo un lungo (e ben riuscito) restauro e adottata dalla Fondazione degli ingegneri (presieduta da Luigi Vinci) con una sfida trasformarla in motore di sviluppo e riscatto sociale nel cuore di una zona carica di secoli, proprio a ridosso di via Mezzocannone, la strada dell’universit . E’ questa la cornice del convegno “La grande guerra compie cent’anni” (1915-2015) curato e coordinato dalla scrittrice e giornalista Anna Maria Siena Chianese con un protagonista d’eccezione, E A.Mario, pseudonimo del napoletano Giovanni Ermete Gaeta ( 5 maggio 1884 24 giugno 1961), paroliere e compositore italiano, autore di numerose canzoni di grande successo, che, con la sua Leggenda del Piave, per dirla con Diaz «più che un generale sul campo», contribu a risollevare lo spirito dei soldati, dopo la sconfitta di Caporetto.
A celebrarlo un pubblico numeroso che ha attentamente seguito il mix di reading di Annamaria Ackermann affiancata da Raffaele Mancini, proiezione di filmati e interventi, tra gli altri, quello del giornalista Ermanno Corsi e del nipote di E. A. Mario, lo storico Raffaele Catalano. Una serata emozionante per la partecipazione degli altri componenti della famiglia di E. A. Mario, prima tra tutti, la figlia Italia Nicolardi Gaeta, ma anche un momento di riflessione sotto il segno della letteratura. Tra i testi degli autori interpretati da Ackermann e Mancini, il tedesco Remarque, lo statunitense Hemingway e l’austriaco Musil che dal Tirolo scrive «Ogni notte facevo capolino più volte con la testa dal bordo della trincea. Il cielo restava blu tutta la notte. A volte, non riuscivo a resistere e, folle di gioia e desiderio, strisciavo fuori per una breve scorreria notturna fino alla tenebra verde dorata degli alberi». Mentre l’impero asburgico si sgretola sotto i colpi del conflitto.
Nella basilica risuonano le note delle sue celebri melodie come Santa Lucia Luntana del 1919, dedicata ai tantissimi emigranti napoletani che partivano dal porto di Napoli verso terre lontane (cantata da Nora Paladino) e O calannario e Napule (nell’esibizione della nipote Delia Catalano) realizzata per l’amante che non che E. A. Mario nontrad mai, la propria citt , sulle note del piano di Mario Catalano (un altro nipote) e Fabrizio Romano. Prende corpo, cos, la bellezza e si unisce allo spirito del poeta per incanto, a chiudere la serata all’insegna dell’orgoglio napoletano, è la sua voce che intona Il Piave mormorava,/calmo e placido, al passaggio/dei primi fanti, il ventiquattro maggio;/l’esercito marciava/per raggiunger la frontiera/per far contro il nemico una barriera. E le lacrime si sciolgono nel mito.

Nelle foto, in alto, la figlia di E. A. Mario, Italia, con il generale Antonio Raffaele che le ha consegnato medaglia e calendario dell’esercito. In basso, altri due momenti della serata dedicata al poeta napoletano. Presenti anche le associazioni nazionali dei bersaglieri e degli alpini, rappresentate dai presidenti Vincenzo Iavarone e Marco Scaperrotta

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