Del linguaggio della poesia e della sua unicit  si parler  oggi marted 5 aprile. alle 18, al Mondadori bookstore di Napoli (Mooks, in via Luca Giordano, 59) nell’ambito della rassegna “Vieni avanti creativo” organizzata dall’istituto culturale del Mezzogiorno per celebrare i 25 anni della rivista Arte & carte diretta da Antonio Filippetti. La conversazione, alla quale parteciperanno (con il direttore) Marisa Papa, Bruno e Ruggiero Pezzella, partir  da una riflessione sul volume “Definitiva. La preziosa ombra della sera” di Lucia Stefanella, edito dall’istituto culturale del Mezzogiorno. Di seguito proponiamo una stralcio della prefazione firmata dallo stesso Filippetti.

La lettura di un poeta è sempre un’operazione complessa e difficile ancora più al giorno d’oggi, in un epoca ci in cui tutto avviene per cos dire di corsa, in ossequio a uno standard di vita, anche intellettuale, che impone un codice di rapidit  senza pause n deroghe…
…occorre dire che ci troviamo di fronte a una prova della maturit  dell’autrice. La raccolta, infatti, completa, arricchisce e determina ulteriormente i dati gi  emersi nei due precedenti volumi, “Radici d’acqua” e “Fuori di persona”. Potremmo anzi affermare subito che con “Definitiva” giunge a buon esito quella maturazione che, come suggerisce egregiamente il sottotitolo, soltanto “la preziosa ombra della sera” riesce ad assicurare. E bisogna forse fare anche un passo indietro, domandarsi perch si scrive e perch ci si affida ancora premurosi alla parola scritta.
La risposta semplice ed eterna è che la vita è insufficiente e di per s non basta ma soprattutto non riesce, “da sola”, a dare senso e compiutezza esistenziale. A giustificare persino la nostra presenza. Ecco allora la necessit  di fissare un punto fermo, di ricercare, o meglio “ri-creare”, quello che è stato, sottraendo all’inevitabile corrosione del tempo “ciò che conta”. E’ un compito arduo, ma ancora una volta ci viene in soccorso Giacomo Leopardi secondo cui la poesia è la sola possibilit  che abbiamo per “aggiungere un filo alla tela brevissima della nostra vita”.

Lucia Stefanelli ha tutte le carte in regola per farci riflettere e guidarci verso il conseguimento di un approdo “Assume il giorno/pallidi bagliori di luce/stanca quanto basta/per restare dolente/ed attendere il tempo che trascorre/inconsueto/al ritmo d’alternanza nuova/Corse fugaci e attardamenti brevi/ “Che meraviglia l’aritmia dell’ore/ultimo tradimento onesto/ al sentore di fine”.
In questo pellegrinaggio dell’anima, col trascorrere del tempo e la consapevolezza della “perdita”, emerge anche la luce di un possibile traguardo, uno spiraglio di speranza che si riconosce nell’altro e che reclamauna nuova opportunit  “Sulla zattera antica di Medusa/i neri volti dello strazio/digrignano il biancore dei denti/al grido d’aiuto”.
E’ indispensabile trovare un punto di orientamento ma non è n semplice n facile “Saluteremo il tempo/all’abbandono provvido/del suo incerto futuro/lieti villeggianti del decoro/forgiati ad arte come usanze antiche/ Ma l’abito soltanto/avr  memoria d’essere stato/Sempre più sbiadito”.
In questo smarrimento epocale, il ricorso al valore della parola diventa un’esigenza indispensabile, quasi un’arma di difesa naturale, un argine contro un degrado che non è soltanto stilistico ma coinvolge la sfera stessa della passione sentimentale.
Nessuna comunicazione è possibile senza la “chiarezza” della parola, la sola ancora in grado di dare voce all’unicit  e diversit  degli uomini, perch dietro ogni “verbo” c’è appunto una persona, ma non solo. grazie ad essa che è ancora possibile alimentare il germe della riflessione, lottare contro la solitudine del mondo, sconfiggere un universo popolato da “individui senza individualit ” “Sfugge/ la Parola/all’ineluttabile del buio/Saluta la mezzanotte/Dopo tace/impaziente/di impossibili albe”.
Si definisce in questo modo il viatico di un destino, si afferma il paradigma di una sorte “Muto transitare di forme/è sfondo a questo tempo disfatto”…..Aspetti il fraterno nubilare di polvere/che ridisegni la vaporosa avventura/d’un improbabile segno”.
Ci sarebbe probabilmente la necessit  di una parola non a caso risolutiva, disposta ad opporsi alla precariet  dell’essere o almeno in grado di ergersi come una roccaforte inespugnabile di senso e garante di tempo compiuto, capace infine di assicurare ogni volta risposte certe e verificabili. Che è poi la perenne aspirazione della poesia, “la musica d’idee”, come la defin felicemente I.A.Richards, ovvero la lunga, difficile e armoniosa meditazione sull’esistenzae che diventaora, con Lucia Stefanelli, anche la paziente ma incessante ricerca di una parola “definitiva”.

Nella foto, "Il poeta" dipinto da Norberto Martini