“Sotto Natale”, come si dice, si fanno più numerose le presentazioni di libri. Possono essere un regalo natalizio. Cosicch ho comprato Gesù non aveva amici (e nemmeno una famiglia) di Geo Nocchetti. Un pamphlet, descritto da Vittorio Sgarbi, che ne ha fatto la prefazione, “serio e impetuoso libello”. Tratta di valori fondamentali, famiglia, amicizia e politica, considerandoli contenitori di falsit  ognuno di questi valori viene sviscerato e ne esce distrutto.
L’analisi è svolta in uno stile chiaro e asciutto, seguendo una logica strettamente razionale. Questo non avalla la verit  delle affermazioni dell’autore, piuttosto indica l’incapacit  della ragione a comprendere i fatti umani. A ben vedere, infatti, l’uso rigoroso della ragione ha spesso portato al cinismo e, al confronto con la realt , ha prodotto errori madornali, assurdit  e distruzione. Sennonch, d’altronde, dalla falsit  dei valori, c’è modo di uscire. E lo dice, in fine, lo stesso Nocchetti. La soluzione è semplice si può dare a questi valori verit , impegnandosi a realizzarli giorno per giorno. Certo è un impegno faticoso, però.

Il libro è stato presentato al pubblico dell’Istituto di Cultura Meridionale sabato scorso, dai relatori Antonio Bassolino, Domenico Ciruzzi e Annamaria Colao.

Brillante moderatore del convegno è Gennaro Famiglietti. La prima a parlare è Annamaria Colao, che ha la virtù massima del conferenziere la brevit . Dire poche e sensate cose e dirle chiare. La famiglia del Mulino Bianco non esiste, dice, noi umani non siamo perfetti e, per essere capiti, chiediamo un’indulgente comprensione. Poi cita le parole di papa Francesco non rispondere alla violenza con la violenza. Infine, complimentandosi con l’autore per la sua scrittura asciutta e rapida, gli suggerisce di scrivere anche dell’attivit  del personale sanitario (la dottoressa Colao è medico) che, secondo un retorico vocabolario, è attento e paziente con il paziente ma… , in verit , raramente lo è.

L’avvocato Domenico Ciruzzi parla più a lungo.
Indugia ad analizzare la societ  presente, in cui sembra stiano svanendo il valore di comunit , il senso di appartenenza a una comune realt  storica. E si sofferma a parlare della famiglia come organizzazione poco democratica, perch i suoi componenti ritengono di avere diritti superiori agli altri e quindi, in realt , obbediscono a una logica mafiosa. Tanto che, aggiunge, non per niente le organizzazioni delinquenziali vengono definite “famiglie”.

Vien voglia di mulino bianco e di Cicerone, quello che scrisse tante belle cose sui valori, sulla patria, sulla politica ed esaltò l’amicizia “Lelius vel de amicitia”, scrisse.
Appunto l’amicizia è il tema che di seguito viene trattato. Quando il presidente Famiglietti, con garbo diplomatico, non per niente è anche Console di Bulgaria, invita Antonio Bassolino a parlare dei suoi compagni di partito e del loro atteggiamento poco amichevole verso di lui.
Bassolino sale sul palchetto degli oratori, prende il microfono e, alla domanda, sembra svicolare, non rispondere a tono. Incomincia, invece, a parlare della famiglia e della situazione di quella famiglia descritta da Eduardo De Filippo in Napoli Milionaria, in cui, racconta, c’è una continua lotta per motivi d’interesse economico. Quindi veramente non ha risposto alla domanda del presidente Famiglietti o invece vi ha risposto con molta esattezza? Poi Bassolino osserva la mancanza di cultura e di cultura politica dei politici attuali. Non sanno niente del mondo che li circonda.
I suoi maestri, Enrico Berlinguer e Pietro Ingrao, invece, gli hanno insegnato a studiare i fenomeni partendo dalla conoscenza vasta delle cose, dal contesto in cui essi avvengono. Cosicch, nelle riunioni dei dirigenti, ne eravamo diciotto, dice, non di più, come ora che a dirigere ce ne è una massa (tutti caporali?), si discuteva del Vietnam e del Sessantotto a New York, per poi arrivare a parlare di un fatto particolare, la situazione di via Chiaia, per esempio. Cosicch, dopo questo viaggio ideologico, lui si era sinceramente un po’ stancato e la situazione della strada ne era stata deformata. Ma ancora peggio è oggi, – dice- perch i politici da Chiaia non riescono ad arrivare nemmeno fino alla vicina piazza Municipio il cammino per loro è troppo lungo.
Poi, a poco a poco, Bassolino si accalora sempre di più. Un tempo tra politici c’era il confronto, non la guerra, c’era il rispetto dell’avversario, che non era un nemico e il liberale Giorgio Amendola, infatti, a cui era stata proposta la presidenza della Camera dei deputati, indicava in sua vece il comunista Pietro Ingrao. E, pur con divergenze d’opinione, c’era solidariet  di partito. Compagni, certo. Compagno significa mangiare insieme, dividersi il pane. “Di che mi accusano?” domanda “Potevo io essere tutti i 500 sindaci che c’erano, potevo essere io responsabile di tutti loro? Sono un capro espiatorio.” conclude. Sembra ritornare al volume in oggetto.
Gesù, che fu anche lui un ca            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
BtnBBBBRpeBKKKBYBBTBB Dpro espiatorio, non aveva amici.
Ma ricordo le parole di mia nonna Elvira "Noi non possiamo giudicare. Per nostro Signore, che conosce la verit , magari quelli che noi consideriamo buoni sono cattivi e viceversa. E Gesù, che era considerato un delinquente, l’ultimo degli uomini, il peggiore al mondo, ne era invece il migliore ed era Dio." Bassolino si dice precipitato da una montagna e di sentirsi solo. Solo e abbandonato come il cane fotografato sulla copertina del libro? Ma non è cos, lo corregge Famiglietti, che ricorda che l’Istituto di Cultura Meridionale ha avuto sempre le porte aperte per lui.

Interessante anche l’intervento, non in programma, dell’ex procuratore generale Vincenzo Galgano, che lamenta lo stato dell’oggi, pieno di ipocrisia e confusione.
Sembra di essere nella Napoli del 1600, dice, un’epoca, a suo avviso, orribile. Ma forse, senza volerlo, ha fatto una gaffe. Infatti glielo domando "Ma, parlando del Seicento napoletano, le è venuto in mente che c’era il Vicereame? E si ricorda che c’è qualcuno oggi che veniva chiamato il Vicer?". "Ha ragione! No, non ci avevo pensato!" , candidamente risponde.

Nella foto, la copertina del libro di Geo Nocchetti